Per sottolineare l’ineluttabilità dell’evento morte, si dice che “la vita è una malattia mortale”.
Il contesto medicalizzato in cui sempre più spesso avviene oggi il trapasso impone tuttavia una riconsiderazione della questione del rapporto vita/morte in termini non più esclusivamente scientifici, ma filosofici ed antropologici, dal momento che né la scienza, né il diritto positivo paiono poter offrire risposte certe al problema del limite della vita.
E’ nell’ottica del recupero dei concetti di libero arbitrio e libertà di scelta che dovrebbe dunque inquadrarsi la discussione sul cd. testamento biologico, che, però, dal punto di vista politico, è ancora ben lontana da un approdo.
Nel frattempo, assodata comunque l’esistenza, nel nostro ordinamento, del diritto del singolo all’autodeterminazione terapeutica come diritto che ricomprende in sé anche quello di rifiutare le cure in ogni fase della vita, è possibile rinvenire nella disciplina dell’amministrazione di sostegno degli spunti utili per cercare di dare un contenuto di concretezza alle cd. dichiarazioni anticipate di trattamento, riconosciute anche dall’art. 9 della Convenzione di Oviedo?