Si è molto discusso dopo l'ultima pronuncia della Corte di Cassazione (15 settembre 2008, n. 23676) con la quale si sono definite le caratteristiche che deve possedere per essere valido il consenso/dissenso del paziente a fronte dell'attuazione dei trattamenti sanitari.
Vi è anche chi (come A. Gambino, Ora anche per la Casszione il testamento biologico è inammissibile, in www.ilsussidiario.net) ha sostenuto che la citata sentenza costituisse un argine all'introduzione anche in Italia delle direttive di fine vita, e che nel contempo con essa si fosse adottato un orientamento che smentiva decisamente quanto stabilito dalla Cassazione nel caso "Englaro".
Basta non essere commentori prevenuti e ideologici, per vedere come le due sentenze rientrino nello stesso alveo riaffermando, entro limiti chiari, l'autodeterminazione della persona (anche se in stato di incoscienza) in relazione alle scelte riguardanti la propria vita e la propria morte.