La provincia di Trento ci riprova, dopo il Piemonte. Prova a emettere una legge provinciale che obblighi i medici ad informare i genitori prima di somministrare uno psicofarmaco ad un bambino iperattivo. Dalle pagine di questa rivista già avevamo parlato dei bambini ipercinetici. Non si tratta di una malattia. Varie sono le cause: alcune addirittura chimiche, come il consumo eccessivo di cibo preconfezionati ricchi di additivi che alterano il processo dell'attività movimento, riposto. Altra fonte di guai l'uso smodato di televisione e videogiochi.
Ben vengano leggi che riportino l'attenzione dei genitori sulle proprie responsabilità e costringano i medici ad uno sforzo ulteriore rispetto alla semplice redazione di una ricetta, inducendoli, prima a ricercare le cause, e poi a suggerire le soluzioni che non comportino conseguenze negative secondo l'antico principio <<non nuocere>>, forse mai come ora disatteso.
Ci riprova la provincia autonomo di Trento senza successo. La Corte Costituzionale ha dichiarato l'art. 4 della legge provinciale che subordinava il trattamento con sostanze psicotrope su bambini e adolescenti al consenso scritto, libero, consapevole, attuale e manifesto dei genitori, fermo l'obbligo del medico di informare il minore e di tenere conto della sua volontà assumendone l'assenso, incostituzionale perché la Provincia ha ecceduto i limiti della propria competenza legislativa.
Non possiamo che essere d'accordo con la difesa della Provincia che considera il consenso informato come un diritto della persona per l'uso consapevole delle terapie e pertanto per il rispetto del diritto alla salute, e non come una compromissione dello stesso.
Resta pertanto il problema grave di salvaguardia dei minori e del loro futuro equilibrio psichico.
Speriamo che il legislatore nazionale se ne renda conto ... e provveda.