Cito a memoria — sperando di non commettere errori — una delle fulminanti tragedie in due battute di Achille Campanile, Edipo a Colono.
Messaggero giunge a Tebe. Si rivolge al capo della guardia: «Scusi, c’è Edipo?».
Capo della guardia: «No, è a Colono».
Fine.
Non a Colono ma a Cogoleto, per ragioni parimenti inspiegabili, parrebbe invece essersi materializzata — nelle vesti della incline al pianto ex ospite della piccola bielorussa Vika-Maria, ormai rimpatriata — una novella Antigone, eroina eponima della tragedia sofoclea sull’eterno tema del conflitto tra legalità e giustizia.
Poiché si dice che «l’umor nero è morto con Jean Paul, Gionata Swift e — appunto — Achille Campanile» (Montale), anche personaedanno, lungi dal cogliere l’occasione per proporre una campagna generalizzata per la vaccinazione contro la retorica (le lacrime della mamma che non è la mamma, le invettive del papà che non è il papà, gli appelli alla lotta della nonna che non è la nonna, il prete di turno che si dice pronto ad ospitare Bin Laden, il tutto contro il tirannico Creonte ambasciatore bielorusso, freddo e crudele come sono i bielorussi, che osa invocare l’osservanza del principio pacta sunt servanda), si dice sconcertata ed indignata per essere stata la bimba rimpatriata manu militari nel proprio paese, senza attendere la decisione dei giudici.