La grave vicenda sottoposta all’attenzione della Corte riguarda gli abusi sessuali commessi da un odontoiatra a danno di una sua paziente minorenne.
Accertata la responsabilità del sanitario, i difensori delle parti civili avevano chiesto anche il risarcimento dei danni subiti dai genitori della vittima.
La Corte, richiamata la pronuncia delle Sezioni Unite n. 9556/2002 e quella della terza sezione civile n. 8827/2003, ha affermato la risarcibilità – iure proprio – del danno non patrimoniale, nella specie morale, patito dal padre e dalla madre in conseguenza dei fatti indicati.
Tale legittimazione attiva trova fondamento – ha precisato la Suprema Corte – nell’art. 29 della Costituzione ed il riconoscimento dei diritti della famiglia deve essere inteso nel senso più ampio di modalità di realizzazione della vita stessa dell'individuo alla stregua dei valori e dei sentimenti che il rapporto personale ispira.
Pertanto, il fatto illecito commesso in danno della figlia minore estende i suoi effetti anche nell'ambito del rapporto familiare e, dunque, in danno dei genitori.
La Corte ha quindi confermato la modestissima (e a nostro avviso inadeguata) somma riconosciuta, equitativamente, a titolo di danno morale (ovvero € 500,00).