Cass., sez. Unite, 26 ottobre-18 novembre 2010, n. 23287
La vicenda ha inizio con la trasmissione, al Consiglio dell'ordine degli avvocati di Milano, di due articoli pubblicati sulla stampa locale, nei quali si riferiva dell'iniziativa promossa da due avvocati del Foro, consistita nell'aver inaugurato uno studio legale nel capoluogo lombardo, facendo uso dell'acronimo «ALT Assistenza legale per tutti», al fine di pubblicizzare la neonata attività e acquisire rapporti di clientela.
Gli atti venivano trasmessi al Consiglio dell'ordine di Brescia, poiché uno dei difensori coinvolti nella vicenda era consigliere dell'Ordine di Milano.
Il Consiglio dell'ordine di Brescia, acquisiti gli atti istruttori, avviava procedimento disciplinare nei confronti dei due avvocati per avere, gli stessi, aperto un ufficio, direttamente affacciato sulla pubblica via, «simile a qualsiasi attività commerciale», alla cui porta d'ingresso campeggiavano, oltre alla suggestiva insegna «ALT», una scritta, a caratteri ancora più vistosi, recante l'indicazione «prima consulenza gratuita».