Molto spesso ci si trova innanzi a raccapriccianti fenomeni di cattiva sanità, o meglio di malpractice medica, utilizzando la terminologia che più di ogni altra è in grado di descrivere una realtà difficilmente tollerabile.
Si tratta, traducendo letteralmente, della negligenza colposa medica, dell’ imperizia medica, ma anche delle situazioni di disagio avvertito dai pazienti, nei confronti del sistema medico/sanitario. Ad esse si ricollegano tutte quelle conseguenze, in termini di danno iatrogenico, che spesso sono oggetto di decisioni giudiziarie.
Ci si chiede come sia possibile che un valore così importante, quale la salute, fondamentale diritto di rango costituzionale, nonchè principio inscindibilmente legato allo stesso concetto di vita, possa essere - fin troppo facilmente – misconosciuto attuando leggerezze, omissioni, negligenze, incuria, mancanza di professionalità.
Anziché salvaguardare al massimo tale diritto funzionale ad un’ esistenza libera e dignitosa, spesso ci si dimentica che si ha a che fare con un corpo umano, con una fisicità, con delle pulsazioni che potrebbero essere condizionate irreparabilmente.