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Persona, diritti personalità

20/04/06

Garante Protezione dati personali, prov. 20 aprile 2006 - "NO A E-MAIL PUBBLICITARIE SENZA CONSENSO"

Nuovo passo avanti dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali nella direzione di una tutela effettiva del consumatore dal fenomeno intrusivo dei messaggi pubblicitari inviati per e.mail. 

E’ stato affermato che un indirizzo di posta elettronica per il solo fatto di essere reperibile in rete non autorizza comunque un suo uso indiscriminato a fini pubblicitari. Anche se questo utilizzo consiste nel primo invio di una richiesta di interesse e disponibilità a ricevere future mail commerciali. 

E’ quanto stabilito nel provvedimento nel quale l’Autorità, accogliendo una segnalazione di un consumatore, ha affermato che non si possono inviare e-mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio senza prima aver ottenuto il consenso del destinatario, anche quando si tratta solo del primo invio.

Questo principio vale anche nella c.d. fase preventiva all’invio vero e proprio della mail pubblicitaria. Nel caso in esame, l’interessato, infastidito dalla e-mail sgradita pervenuta alla sua casella di posta, si era rivolto alla società mittente, chiedendo la cancellazione dei propri dati dall’archivio della società e di adottare misure affinché non si ripetessero in futuro altri invii. Non avendo ricevuto adeguato riscontro, ha presentato ricorso al Garante. L’autorità gli ha dato ragione, imponendo alla società di cancellare dal data base i suoi dati personali. Inoltre ha spiegato che occorre ottenere sempre il consenso del destinatario prima di effettuare qualunque uso dell’indirizzo di posta elettronica se l’invio è a fini di pubblicità e marketing. (FU)

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27/04/06

"CARTA D'IDENTITÀ ELETTRONICA E NECESSITÀ DI PRIVACY E CONSERVAZIONE DATI" - Francesca SASSANO

La carta d'identità elettronica, prevista già nel 2000, è documento onnicomprensivo, grande come il bancomat, contiene la foto digitale, un chip molto potente e una banda magnetica, oltre ai dati anagrafici leggibili.

È insomma un documento di riconoscimento sia a vista sia per via elettronica: la chiave universale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione (Stato, regioni, enti locali) offerti via internet e basta dotarsi di un piccolo apparecchio da affiancare al computer o ad altri strumenti per far scattare il sistema di riconoscimento attraverso la rete telematica.

Grazie alla criptografia è difficile contraffare il documento.

I comuni hanno voluto rilasciarla a vista, cioè nel giro di una mezz'ora dalla richiesta e per farlo si sono dotati di attrezzature specifiche: una fotocamera digitale, i macchinari per mettere la foto sulla carta plastificata e già pronta con il chip (la carta viene preparata dal Poligrafico dello Stato, ma ben 13 sono le aziende che hanno vinto l'appalto per il processore) e un collegamento dedicato e velocissimo con il ministero dell'Interno, in particolare con l'Ina, Indice nazionale dell'anagrafe.

La CIE è una tessera in policarbonato delle dimensioni standard di un bancomat o di una carta di credito. Sul fronte sono stampati i dati personali, la foto e alcune indicazioni che rappresentano una novità rispetto alla carta d'identità in formato cartaceo, ad esempio il codice fiscale. E' dotata, inoltre, di un microchip che consente di memorizzare dati e programmi (quindi leggibile e scrivibile in determinate aree), e di una banda magnetica che replica alcune informazioni riportate sul microchip per mantenere la compatibilità con lettori di tessere magnetiche oggi molto diffusi e nella quale sono memorizzati i dati personali che consentono il controllo dell'identità del cittadino e garantiscono l'inalterabilità dei dati riportati sul documento, rendendone più ardua la falsificazione.

La carta d'identità è un documento di identificazione personale, ha validità 5 anni dalla data del rilascio ed il rinnovo è possibile sei mesi prima della data di scadenza e può essere richiesto all’Ufficio Anagrafe del Comune di residenza se si ha un’età superiore ai 15 anni. Se si è minorenne è necessario l’assenso scritto di chi esercita la potestà o la tutela.

La carta d'identità è un titolo valido per l'espatrio negli Stati membri della Comunità Economica Europea, dove viene segnalato per ogni paese l'ambito di validità del documento.

L'erogazione di servizi a distanza al cittadino è una rivoluzione necessaria; per realizzarla, è inevitabile ricorrere all'utilizzo di un sistema semplice, e il più possibile univoco, che condensi un insieme di funzionalità in un unico strumento, quale appunto potrebbe essere la carta d'identità elettronica.
Il concetto anglosassone di convergence - proprio della progettazione dei prodotti hi-tech industriali - sul quale si è a lungo dibattuto in passato, deve essere ora riproposto da chi vuole creare un sistema omogeneo di "distribuzione" elettronica di servizi all'utente-cittadino.
In un sistema di e-government è necessario infatti utilizzare pochi strumenti semplici ed adeguati: uno di questi è la smart card che riunisce in sé numerosi requisiti: è piccola (smart), portabile (portable) e può svolgere importanti funzioni solitamente soddisfatte attraverso più strumenti tradizionali.
Più funzioni, quindi, e possibilità di ottenere servizi ed informazioni attraverso una piccola (smart) carta (card) plastificata, dotata di microchip o di banda magnetica laser, attraverso la quale, come vedremo, è possibile interagire con le pubbliche amministrazioni, utilizzandola come un vero e proprio computer portatile.
È innegabile il fatto che la smart card ha avuto, negli ultimi anni, una diffusione a livello planetario, con incrementi ed utilizzi in ogni settore della vita elettronica di ciascun utente.

La CIE è uno strumento chiave, solutore di molti problemi, antichi e moderni, legati al riconoscimento certo dei soggetti che operano all'interno della società moderna, e che chiedono all'amministrazione servizi sempre più efficienti, veloci, precisi e qualificati, ma anche più accessibilità attraverso "strumenti a portata dell'utente".

In una parola: human-centred, secondo la filosofia di Jakob Nielsen, guru e massimo esperto dei criteri dell'usabilità.

Prevista dalla legge Bassanini sulla semplificazione amministrativa (L. 127/97), la carta magnetica ci accompagna fin dalla nascita ed è un vero e proprio sistema informativo che, oltre a fornire i dati della persona, offrirà numerosi servizi.

La scelta è ricaduta sull'impiego di un microchip elettronico che è diviso in due settori.
Il primo contiene i dati anagrafici del titolare della tessera, il suo codice fiscale, il gruppo sanguigno, l'Asl di appartenenza e altre indicazioni essenziali sullo stato di salute: quelle utili subito in casi di emergenza, ma che non violano la privacy del cittadino. Le quali avranno valenza nazionale.
La seconda sezione del microchip è gestita direttamente dalle autonomie locali.
Ciascun Comune infatti ha in rete alcuni servizi essenziali per la cittadinanza: il rilascio della certificazione anagrafica e scolastica, il pagamento dell'Ici e di altre imposte comunali, e così la carta d'identità diverrà lo strumento per comunicare con il municipio di appartenenza .

Strumento indispensabile per rendere operativo il nuovo documento è un computer con lettore che farà apparire su un monitor ciò che è stato messo nella tessera.

Inserendo la carta nel lettore, questo riconoscerà il bollino e fornirà sullo schermo i dati che vi troverà registrati.

Si tratta insomma di una grande conquista.
Dai primi mesi del 1999 la carta d'identità magnetica poteva essere nelle nostre tasche. Nei primi tempi i cittadini potevano scegliere se rinnovare il vecchio documento scaduto oppure entrare in possesso della tessera

Ciò ha determinato la fase più difficile: la gestione di due sistemi contemporaneamente, quello vecchio, con le carte d'identità in formato cartaceo, rilasciate secondo la normale, usuale procedura e quello nuovo, basato su computer chip e microprocessori.

In prospettiva, la carta d'identità elettronica andrà a sostituire anche altri documenti attualmente necessari per la burocrazia amministrativa locale e nazionale, come i certificati di nascita, di residenza e di stato di famiglia.


Quali sono, però, i rischi della carta d'identità elettronica? Il rischio principale è sempre quello della privacy violata. L'enorme mole di dati che verrà accumulata su ogni singolo cittadino rischia di diventare un vero e proprio archivio il cui utilizzo illegittimo potrebbe essere il vero pericolo del nostro futuro di persone inserite in un mondo sempre più tecnologico. Per evitare questo, la legge sulla privacy dovrà essere anche rigorosamente applicata per quanto riguarda la carta d'identità elettronica. E non tanto per quel che riguarda l'acquisizione dei dati, operazione legittimamente svolta dallo Stato, quanto dalla protezione ferrea delle banche-dati contenenti tutte le informazioni che ci possono riguardare, comprese quelle definite dalla legge stessa "sensibili".

Dovendo esemplificare il messaggio, pochi giorni fa, ho richiesto per mio figlio sedicenne la carta d’identità e mi sono stupita ( in quanto io possessore ancora del documento cartaceo) della necessità di apporre la propria impronta, della circostanza che essa, captata dalla splendida macchinetta, finiva nella sua memoria, ma non mi si diceva oltre.

Questo, per dire, chi controllerà l’impronta digitale di mio figlio? Che sistema di sicurezza è stato approntato per la custodia di tale banca dati, contenente importanti profili di identificazione personale?

E soprattutto perché, stante la diversità nelle modalità di rilascio e la sussistenza ancora del vecchio documento cartaceo, non si è addivenuti all’obbligatorietà della carta informatica?

Mi viene da pensare, ma forse è solo un’ illusione, in un territorio italiano in cui tutti depositano per necessità burocratiche la propria impronta digitale (magari anche tutte), non si renderebbe la vita difficile ai piccoli ladri d’appartamento?
Certo, anche questa meraviglia, se possibile, dovrebbe passare per una raccolta dati precisa e fruibile, a determinate condizioni, su tutto il territorio nazionale, ovviamente con il massimo della tutela nella conservazione e nell’accesso ai dati.


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05/04/06

"BERLUSCONI: ITALIA A SINISTRA? NON PENSO COSI' TANTI COGLIONI" - Giurì della lealtà della pubblicità elettorale, Dec n°4/2006 del 4 aprile 2006 - Federico UNNIA

"Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel suo intervento alla Confcommercio.


PEGGIO COGLIONE O ….

L’uscita, forse neanche l’ultima, del candidato nonché premier in carica, Silvio Berlusconi, raggiunge i massime livelli di (s)lealtà pubblicitaria? Certamente si potrebbe invocare l’art. 9 del codice (volgarità), correndo il rischio di essere smentiti. 
Forse la parola coglione è nell’ultima edizione della Treccani come parola d’uso comune e pertanto non tale da offendere. 

Stesso discorso per la presunta violazione dell’art. 10 (dignità della persona): termine d’uso corrente e quindi parte del linguaggio quotidiano. Chi potrebbe dolersene? Infine, si potrebbe sostenere una generica violazione, quale norma di chiusura, dell’art. 1 (Lealtà pubblicitaria). Ma davvero siamo tutti onesti nel confronto, pubblicitario o politico che sia? 

E ancora, si potrebbe impugnare per violazione dell’art. 14 (denigrazione) e 15 (comparazione). E’ assodato il principio secondo cui la denigrazione opera non solo nei confronti del prodotto o dell’impresa altrui, ma anche verso la singola persona.
 Quanto all’art. 15 si potrebbe ipotizzare una subdola ipotesi di comparazione suggestiva; quanti non decidi a votare i partiti della sinistra ma i loro alleati sarebbero offesi da un simile giudizio?

A sua difesa lo sfacciato premier potrebbe sostenere che trattasi di iperbole, più comunicativa che pubblicitaria, come tale non suscettibile di ingannare alcuno.

Il caso, tuttavia, potrebbe vivere di una riconvenzionale, una sorta di azione collettiva, di class action, a firma di tutti coloro che si sentano offesi da tale uscita. E potrebbero a loro volta accusare il leader forzista di essere….rifatto, di essersi fatto le leggi su misura, di essere pluri indagato etc. Insomma, un vero e proprio gioco al massacro! 


Ultim’ora

ELEZIONI: CAPEZZONE, FORSE BERLUSCONI SI E' FATTO UNA CANNA  - Roma, 4 apr. (Adnkronos) - ''Dopo l'ultima sortita di Berlusconi, che pensa bene di trattare da "coglioni" la maggioranza degli italiani, mi sorge il dubbio che si sia fatto una canna''. Daniele Capezzone, della segreteria della Rosa nel pugno, si preoccupa: ''Ma forse una canna normale non avrebbe prodotto effetti simili: e allora che gli ha dato il pusher per fargli dire una cosa del genere? Comunque, stia attento: dopo la nuova legge del suo Governo e dopo le tabelle rese note oggi, rischia grosso...

Forse è solo questa la risposta.

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