Digitalizzazione e convergenza fondano i tempi di vorticosa evoluzione tecnologica di cui siamo protagonisti.
L’inventore di Amazon diceva che “noi cambiamo gli strumenti. Poi gli strumenti cambiano noi”.
Così è stato per l’invenzione dell’automobile che ha dato maggiore qualità alla nostra vita ma ha indotto anche ritmi più pressanti. Così è stato per la scoperta della penicillina che ci ha salvato dalle infezioni ma ci ha resi tutti un po’ meno resistenti alle aggressioni virali. Le scoperte dell’uomo migliorano sempre la vita ma contemporaneamente queste creazioni diventano dei piccoli tiranni della nostra quotidianità atti a condizionarci.
Non poteva sfuggire a questa logica l’assunzione della tecnologia digitale. L’applicazione della scienza numerica ci permette di veicolare tutto su tutto senza più distinzioni tra TV, cellulare, PC. Le possibilità trasmissive si moltiplicano, i contenuti digitali registrano un’ampiezza di offerta mai rilevata prima. Il mercato si deforma in una marea turbinosa che rischia di ingoiare i migliori aspetti di questa grande innovazione che deve portare buoni frutti per gli autori, per i produttori, per i distributori,per gli utenti.
Applicare il diritto a queste creature impertinenti e ubique che sono i nuovi media digitali è una sfida quotidiana.
Tuttavia la mission non è impossibile.
Anzi la mission è proprio quella di dimostrare che l’innovazione è una tigre da cavalcare a nostro favore grazie anche a un’equilibrata e attenta applicazione del diritto.