11/05/09
Le organizzazioni sindacali, nei cui scopi statutari rientra la tutela del diritto dei lavoratori alla salute e alla sicurezza e il miglioramento delle loro condizioni di vita (art. 9 Stat. Lav.), sono legittimate a costituirsi parte civile in un processo in cui la contestazione attiene ad una pluralità di ipotesi, verificatesi in un ampio intervallo di tempo, di omicidio colposo e di lesioni colpose per malattia professionale non solo per il ristoro del danno patrimoniale, ma anche per il danno alla personalità dell'ente esponenziale.
leggi tutto ›
12/05/09
La Corte di Cassazione, con tale sentenza, si sofferma – sia pur rapidamente – sulla nozione di “riduzione della capacità lavorativa”, contenuta nell'art. 13 della L. 30 marzo 1971, n. 118, così come sostituito dall'art. 1, co. 35, L. 24 dicembre 2007, n. 247 ai fini dell'assegno mensile di invalidità civile.
In proposito, si rammenta che tale provvidenza economica, a carico dello Stato ed erogata dall'INPS, come è noto, viene riconosciuta agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui sussiste tale condizione, ed è subordinata al non superamento di determinati limiti di reddito annuo personale (e non riferito, dunque, al nucleo familiare), che sono rivalutati annualmente.
L'assegno, istituito dall'art. 13 della predetta Legge, nella formulazione originaria della norma, presupponeva una riduzione della capacità lavorativa nella misura superiore ai due terzi; successivamente, il D.Lgs. 23 novembre 1998, n. 509 ha elevato la percentuale di invalidità minima al 74%, ma tale innalzamento è decorso dall'entrata in vigore delle tabelle percentuali di invalidità di cui al D.M. 5 febbraio 1992 e, cioè, solo dal 1992.
leggi tutto ›
04/05/09
Ove un licenziamento sia illegittimo e sussistano i presupposti per l’applicazione della tutela reale ex art 18 L. 300 del 1970, questa prevede oltre alla reintegra, una risarcimento del danno secondo una disposizione di carattere speciale, tendente come tutte le norme di carattere speciale ad assorbire l’azione ordinaria di risarcimento del danno per inadempimento contrattuale, secondo le norme civilistiche.
leggi tutto ›
25/05/09
La riduzione spettante alle imprese artigiane sull'ammontare complessivo dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti per l'anno 2008 è stabilita in misura pari al 2%.
Mirijam Conzutti
leggi tutto ›
25/05/09
Durante la XVII assemblea nazionale delle ACLI colf è stata avanzata la proposta di rivedere la disciplina gius-lavoristica delle collaboratrici domestiche, evidenziando la necessità di modificare le regole contributive e di offrire ai datori di lavoro la possibilità di beneficiare di significativi detrazioni fiscali.
Nel dettaglio, la proposta prevede:
1. l’abolizione delle retribuzioni convenzionali vigenti e l’introduzione di una aliquota legata alla retribuzione effettiva, come per la generalità dei lavoratori dipendenti, così che siano garantiti diritti pieni compreso il riconoscimento dell’indennità di malattia e la completa tutela della maternità;
2. la possibilità per le famiglie che assumono collaboratrici di detrarre interamente il costo del lavoro domestico, riconoscendlo come sostituto d’imposta;
3. la separazione delle mansioni legate al lavoro domestico da quelle propriamente inerenti alla cura degli anziani e/o delle persone in difficoltà, funzione che deve rientrare nei servizi e prestazioni erogate nell’ambito della rete di servizi sociali di assistenza alle famiglie, identificandone anche una nuova cornice giuridica e contrattuale.
leggi tutto ›
18/05/09
Il rischio elettivo, quale limite all’indennizzabilità degli infortuni sul lavoro, è ravvisabile solo in presenza di un comportamento abnorme, volontario ed arbitrario del lavoratore, tale da condurlo ad affondare rischi diversi da quelli inerenti la normale attività lavorativa, e tale da determinare una causa interruttiva di ogni nesso tra il lavoro, il rischio e l’evento.
leggi tutto ›
23/05/09
Le riflessioni che seguono traggono spunto da un articolo recentemente pubblicato su questa rivista (“Possibili censure di costituzionalità sul danno biologico omnicomprensivo”, di G. Buffone); ed in particolare da un passaggio contenuto nell’ultimo paragrafo, secondo cui << i tempi sono maturi per cambiare il tipo di approccio al tema della liquidazione del danno non patrimoniale: non discorrere (e chiedere) più “quel tipo” di danno ma affrontare il tema del risarcimento introducendo dinnanzi al tavolo del giudice i diversi tipi di “lesione” che il danneggiato assume di aver subito L’avvocato chieda il risarcimento di quella lesione, senza vestirla di un dato nomen juris; il giudice non avrà a che fare con voci descrittive del danno ma con “fatti”>>.
La prospettiva proposta in effetti rispecchia l’impostazione rigorosamente nominalistica della n. 26972/08. In questo approccio, l’avvocato dovrà indossare i panni del narratore, senza occuparsi del nomen dei fatti narrati. L’avvocato-narratore porti sul tavolo del giudice “fatti”, non parole. La valutazione del giudice sarà l’esito spontaneo dell’incontro immediato con i fatti.
Detto così, sembra facile. Ma le cose non sono così semplici…
leggi tutto ›
06/05/09
Si ha notizia di una importante sentenza della Cassazione Penale n. 18998/2009 in tema di infortunii sul lavoro.
Da quel poco che attualmente si sa (e quindi il condizionale è d' obbligo), la Suprema Corte avrebbe esteso gli obblighi e le tutele di cui all' art. 2087 c.c. anche ad i lavoratori autonomi, equiparando formalmente e sostanzialmente, quindi, tutti coloro che svolgono prestazioni in favore di un datore di lavoro non rilevando il titolo: qui habet commoda, ferre debet honera.
leggi tutto ›
11/05/09
La pronuncia del Tribunale Torino, Est. Ciccareli, del 17.3.2009, già pubblicata su questa rivista, statuisce che, in caso di lesioni micropermanenti da incidente stradale, può esistere un pregiudizio “da sofferenza”, non incluso nella liquidazione effettuata mediante i criteri dettati dall'art. 139 C.d.A. Ciò in quanto i valori tabellari sono stati fissati dal legislatore non tenendo conto della sofferenza morale. Dunque, siccome i valori fissati dal codice delle assicurazioni sono stati concepiti senza avere riguardo alla sofferenza morale, l’ammontare di tale sofferenza va recuperato attribuendo a tale titolo un importo autonomo, per dir così extra-tabellare. Il che equivale a svincolare il danno morale dal limite quantitativo della personalizzazione (un quinto per le micropermanenti) del danno biologico.
Ebbene, questo iter argomentativo appare non conforme alle direttive della n. 26972/08 ed in particolare con l’asserto, insistentemente ribadito, dell’inesistenza di distinte categorie di danno. Le Sezioni Unite hanno probabilmente inteso de-ontologizzare i vari pregiudizi. È questo che conduce a trasformare il danno morale in mera componente personalizzante del danno biologico.
leggi tutto ›
04/05/09
Sumario: 1.-Una introducción necesaria: el trabajador como “persona” y el mundo jurídico contemporáneo. 2.- El mobbing: descripción de una nueva categoría. 3. – Algunos apuntes históricos. 4. – La configuración del mobbing. 5. – El mobbing en el derecho comparado: 5.1. – La experiencia francesa. 5.2. – El mobbing en Italia. 5.3. – En España. 6. – El mobbing y el sistema jurídico peruano. 7. – A modo de conclusión.
leggi tutto ›
|
|