16/10/07
"Fa per me tutto quello che puoi, purchè sia salva la tua coscienza" (Della saggezza, Cicerone)
Una brutta anzi bruttissima sentenza.
I fatti: Agli inizi degli anni '80 tre dentisti costituiscono la società XXX SRL la quale aveva come proprio fine quello di esercitare l' attività medico-dentistica.
La società ottiene molto successo.
Dopo più di dieci anni di attività, il Sindaco di Verona, con ordinanza, impone alla XXX SRL di chiudere i battenti in quanto asseritamente sprovvista dell' autorizzazione ex art. 193 T.U. Leggi Sanitarie.
La società cessa la attività, non si scioglie e ricorre al Tar impugnando l' illegittimo provvedimento. Uno dei tre soci si mette in proprio, affitta dalla società i locali ed inizia autonomamente una nuova attività professionale radicalmente autonoma e separata da quella precedente.
Dopo un paio di anni l' Unità sanitaria locale gli notificava un provvedimento di diffida per inosservanza dell' ordinanza del Sindaco di Verona resa nei confronti della XXX SRL.
Siccome le disgrazie non camminano mai da sole, anche la Procura di Verona veniva notiziata dall' Ussl locale del provvedimento di diffida.
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22/10/07
A) Dopo solo pochi mesi dalla precedente decisione del 30 luglio 2007 (Ad. Plen. n. 9), l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato "torna" sulla questione della giurisdizione e della pregiudizialità in ipotesi di espropri illegittimi, e specificatamente di decreto di esproprio tardivo rispetto ai termini di cui alla dichiarazione di pubblica utilità dell'opera pubblica.
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11/10/07
In esame, nella questione qui sottoposta al T.A.R. Campano (Napoli, Sezione VII, sentenza 9327 del 11 ottobre 2007) l'art. 21 bis della Legge TAR 1034/1971, sul rito speciale riguardante i ricorsi avverso il silenzio dell'amministrazione, considerato nell'ambito delle materie previste dall'art. 23 bis della medesima Legge TAR e soggette al "procedimento speciale" a termini dimezzati. Vi è obbligo per l'Amministrazione di provvedere se la posizione giuridica concretamente azionata è di diritto soggettivo?
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24/10/07
La Corte Costituzionale, con la sentenza qui citata 24 ottobre 2007 n. 349 (cfr. anche la sentenza gemella 24 ottobre 2007 n. 348), dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 5 bis,comma 7 bis, del D.L. 11 luglio 1992 n. 333, per violazione dell'art. 117 Cost.
In sostanza è stato cassato il meccanismo di ristoro, in caso di occupazione acquisitiva del bene da parte della pubblica amministrazione, che consiste nel medesimo criterio di determinazione previsto per l'indennità di esproprio, ossia una somma pari alla media del valore di mercato del bene e del reddito domenicale rivalutato riferito all'ultimo decennio, con esclusione della riduzione del 40 percento.
Il criterio è incostituzionale (anche in rapporto alle norme di cui alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo, in particolare art. 1 del Protocollo addizionale), perchè si discosta in maniera eccessiva dal valore di mercato del bene.
Si apre una nuova fase di vuoto normativo.
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24/10/07
La Corte Costituzionale, con la sentenza qui citata 24 ottobre 2007 n. 348 (cfr. anche la sentenza gemella 24 ottobre 2007 n. 349), dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 5 bis del D.L. 11 luglio 1992 n. 333, per violazione dell'art. 117 Cost.; nonché l'illegittimità costituzionale, in via consequenziale, dell'art. 37, commi 1 e 2, del D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327. In sostanza è stato cassato il meccanismo di indennizzo, in caso di esproprio, che prevede una somma pari alla media del valore di mercato del bene e del reddito domenicale rivalutato riferito all'ultimo decennio, con ulteriore sottrazione del 40 percento, in caso di non adesione alla cessione volontaria del bene. Il criterio è incostituzionale (anche in rapporto alle norme di cui alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo), perchè si discosta in maniera eccessiva dal valore di mercato del bene. Si apre una nuova fase di vuoto normativo.
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09/10/07
1. La questione riguarda la richiesta di risarcimento danni, nei confronti dell’ANAS (ora Ente Nazionale per le Strade S.p.a.), per l’occupazione appropriativa di alcuni appezzamenti di terreno irreversibilmente trasformati per la realizzazione di una strada statale, senza alcun decreto di esproprio in termini. Il ricorso in Cassazione viene proposto contro la sentenza della Corte d’Appello che dichiara la carenza di legittimazione passiva dell’ANAS, ritenendo la responsabilità dell’Impresa incaricata della realizzazione delle opere e delegata all’esproprio, indipendentemente dal fatto che le fosse stato conferito apposito mandato da parte dell’ANAS; e mancando ogni riscontro probatorio in ordine alla eventuale pretesa omissione colpevole dell’ANAS riguardo ai suoi poteri di controllo. La Suprema Corte ribalta dette conclusioni. Vediamo perché.
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11/10/07
1. Il T.A.R. dell’Emilia Romagna, con l’ordinanza in oggetto, sospende, in via cautelare, l’esecuzione degli atti relativi alla prova di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Bologna, per l’anno accademico 2007/2008 (consistente in un test di accesso con quesiti a risposta plurima), nonché della graduatoria finale in parte qua. Quali conseguenze riconoscere all’ordinanza dei giudici amministrativi? E’ possibile una tutela effettiva (ripristinatoria) d’urgenza della posizione giuridica fatta valere con il ricorso, senza alterare la graduatoria degli ammessi?
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