Risarcire sino in fondo le vittime,
proteggere le persone fragili, far respirare i nuovi diritti

Danni

05/08/10

Trib. Napoli, sez. dist. Frattamaggiore, 5 agosto 2010, n. 248, g.u. Graziano - "PERDITA DEL NEONATO: IL DANNO E' MORALE ED ESISTENZIALE" - Antonello NEGRO

Una neonata decedeva in seguito ad una grave asfissia perinatale con terminale arresto cardiorespiratorio.

Il Tribunale di Napoli - dopo aver accertato la responsabilità dei sanitari per non aver praticato un tempestivo intervento cesareo stante la sofferenza fetale - ha liquidato non solo il danno biologico patito dalla madre e dal padre, ma anche l'ulteriore danno non patrimoniale derivante dalla morte del figlio appena nato.

Il danno scaturente dalla lesione del rapporto parentale - ha affermato condivisibilmente l'estensore della sentenza - è di tipo morale ed esistenziale (concretizzandosi non solo nella sofferenza, ma anche in una modificazione peggiorativa della personalità dell'individuo nell'ambito dei comuni rapporti della vita di relazione).

Nel procedere alla quantificazione - in via equitativa - di detto pregiudizio, il Tribunale ha tenuto conto sia della tenerissima età della vittima (circa cinque ore di vita), sia del gravissimo sconvolgimento delle abitudini di vita patito dai genitori per essere sopravvissuti alla propria figlia la quale non ha avuto neppure la possibilità di affacciarsi alla vita.

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05/08/10

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, Napoli, 5 ago. 2010, n. 17232, Pres. Veneziano, Est. Liguori, "DANNO BIOLOGICO DA URANIO IMPOVERITO" – Riccardo RICCO'

Il Militare reduce dai Balcani che abbia poi sviluppato un carcinoma papillare tiroideo, ben può invocare la responsabilità sia contrattuale che stracontrattuale della p.a.
Il danno biologico non può essere diminuito o assorbito dalle indennità di legge, che hanno diversa funzione.

Il dato epidemiologico è eloquente: più di 550 militari hanno riportato conseguenze dannose, in 45 casi letali. Dunque essendo razionale individuare nell'esposizione ad uranio impoverito la causa della patologia, il mancato apprestamento delle cautele possibili assurge a "causa" del danno. 

In ogni caso, azionata la responsabilità contrattuale sulla base del combinato disposto di cui agli artt. 1218 e 2087 c.c., spetta all’amministrazione la prova di un decorso causale alternativo, rispondendo in caso contrario per posizione.

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30/08/10

T.A.R. Lazio, sez. II Ter, 30 agosto 2010, n. 31966, Pres. Filippi, Est. Quiligotti – "DANNO ESISTENZIALE ALL'IMMAGINE DELL'IMPRENDITORE" – Paolo RUSSO

A seguito di informativa prefettizia, emessa ai sensi dell’articolo 10 del d.p.r. numero 252/98, che aveva evidenziato l’esistenza di vincoli di parentela tra alcuni consiglieri di una società cooperativa e persone ritenute appartenenti a consorterie mafiose, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA) promulgava un provvedimento di interdizione dalla possibilità di beneficiare delle erogazioni pubbliche, nonché di stipulare contratti con la pubblica amministrazione.

La normativa richiamata, infatti, prevede espressamente che, “quando, a seguito delle verifiche disposte dal prefetto, emergono elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa nelle società o imprese interessate, le amministrazioni cui sono fornite le relative informazioni, non possono stipulare, approvare o autorizzare i contratti o subcontratti, né autorizzare, rilasciare o comunque consentire le concessioni e le erogazioni.”

Peccato che, nella fattispecie, il provvedimento dell’AGEA andava a colpire non soltanto la società cooperativa effettivamente destinataria dell’informativa, ma anche, erroneamente, l’impresa individuale del ricorrente, del tutto distinta dalla prima e non coinvolta nella vicenda.

I giudici amministrativi, riconosciuta l’illegittimità del provvedimento impugnato, nonché, conseguentemente, l’influenza negativa del medesimo sul piano dell’immagine imprenditoriale del ricorrente, ha risarcito quest’ultimo con una somma pari a 30.000 euro, correttamente conferita a titolo di danno esistenziale, pregiudizio questo “conseguente all’ingiusta lesione di interessi inerenti alla persona di cui all’articolo 2 della Costituzione”.

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23/08/10

"COME SI MISURANO LE DISTANZE DALLE VEDUTE?" - Riccardo MAZZON

Quanto a quali siano i criteri da seguire per la misurazione delle distanze dalle vedute, è argomento trattato, con analoghi risultati, tanto dalla magistratura amministrativa, quanto da quella civile.
I tratti salienti, che caratterizzano le pronuncie sul punto, riguardano l’individuazione della faccia esterna del muro, nel quale si apre la veduta, quale punto dal quale effettuare la misurazione, ovvero della linea estrema del balcone, con indifferenza per le strutture portanti del fabbicato; l’esclusione dal computo di cornicioni, fregi o altri manufatti con funzione meramente ornamentale od accessoria; nonché l’individuazione del “piano elevato perpendicolarmente sulla linea di confine tra i due fondi”, quale secondo termine di paragone per la misurazione dell’esatta distanza.

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23/08/10

"COME SI MISURANO LE DISTANZE DALLE VEDUTE?" - Riccardo MAZZON

Quanto a quali siano i criteri da seguire per la misurazione delle distanze dalle vedute, è argomento trattato, con analoghi risultati, tanto dalla magistratura amministrativa, quanto da quella civile.
I tratti salienti, che caratterizzano le pronuncie sul punto, riguardano l’individuazione della faccia esterna del muro, nel quale si apre la veduta, quale punto dal quale effettuare la misurazione, ovvero della linea estrema del balcone, con indifferenza per le strutture portanti del fabbicato; l’esclusione dal computo di cornicioni, fregi o altri manufatti con funzione meramente ornamentale od accessoria; nonché l’individuazione del “piano elevato perpendicolarmente sulla linea di confine tra i due fondi”, quale secondo termine di paragone per la misurazione dell’esatta distanza.

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21/08/10

"ANTIGIURIDICITA' E COLPEVOLEZZA" - Paolo CENDON

Suona incongrua, da parte delle S.U. 26972/08, una prospettazione della Rechtswidrigkeit quale momento esauribile, agli effetti dell’accertamento, nella considerazione dei soli elementi oggettivi della fattispecie

Il campo degli illeciti di dolo appare particolarmente indicativo al riguardo.

E’ noto come l’intenzionalità assurga a tratto determinante, non di rado, in vista di una condanna risarcitoria: ed è un’indicazione che si spiega, ecco il punto, soltanto ove i momenti della antigiuridicità e della colpevolezza vengano posti in stretta correlazione fra loro - soltanto ove la soglia di difendibilità (il criterio di imputazione attivabile in concreto) venga assunta nella struttura stessa della posizione che si considera.

Anche con la colpa è spesso così: impossibilità di prescindere, nella definizione di una certa prerogativa, dal rilievo delle imprudenze idonee a renderla tutelabile (quali disattenzioni, da parte di chi, quanto gravi, come dimostrabili, quando necessarie) in ordine ai pregiudizi arrecati.

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10/08/10

"CORPO-ORGANISMO E CORPO VISSUTO, DANNO BIOLOGICO, DANNO ESISTENZIALE" - Natalino SAPONE

Qualcuno potrebbe pensare che il danno esistenziale non sia amico del corpo o che il corpo non sia amico del danno esistenziale; qualcuno potrebbe ritenere che ci sia tra corpo e danno esistenziale una sorta di reciproca allergia o quanto meno antipatia concettuale. Questa impressione può essere dettata dalla tensione che a volte può capitare di cogliere tra danno biologico e danno esistenziale. 

La domanda è se questo implichi davvero una diffidenza, un’antipatia, tra danno esistenziale e corpo.
La risposta è no, non c’è affatto diffidenza tra corpo e danno esistenziale; quale che sia il rapporto tra danno biologico e danno esistenziale. C’è invece una grande amicizia tra corpo e danno esistenziale. Corpo e danno esistenziale, si può senz’altro dire, amice coniurant, quanto meno in una vasta area di pregiudizi esistenziali.

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