Una serie di recenti notizie dimostra come la questione della diffamazione su internet sia sempre più all’ordine del giorno, specie per quanto riguarda gli articoli (i c.d. post) dei blog, e i loro commenti.
Uno dei primi casi è quello oggetto della sentenza 1.6.2006 del Tribunale di Aosta, che ha condannato in sede penale il gestore di un blog che aveva pubblicato notizie in parte false su suoi colleghi giornalisti, usando un linguaggio che la sentenza definisce "degno di un postribolo". Il carattere satirito degli articoli viene considerato unicamente ai fini dell'applicazione della pena.
Un altro caso molto noto (in rete) è quello del blogger che ha criticato il comportamento nei suoi confronti di una ditta di mobili, e si è visto destinatario di una denuncia querela e di una richiesta risarcitoria di ben 400 mila euro.
Un terzo caso ancora è quello del blogger calabrese Antonino Monteleone, il cui sito era stato posto sotto sequestro nell'ambito di un procedimento penale per diffamazione.
Questi tre casi solo i primi o forse i più noti, ma è fin troppo facile prevedere che i casi di azioni civili o denunce penali nei confronti di blogger saranno sempre più numerosi. E questo impone una serie di riflessioni.