Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 19/09/2020

Da "Storia di Ina" - di prossima uscita

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Invitare il bambino – così un oncologo, di Brescia, - a mettere insieme le sue cose, su un foglio, quelle belle; chiedergli di disporle in vari punti, unendole con delle linee: “Questa la mia patria, questo il mio prato”.

 

I piccoli cinesi con la febbre, le scolarette messicane a fare indigestione, gli esquimesi all’asilo col raffreddore. “Le malattie, anche da poco, - ecco un giocoliere da corsia, torinese, - rendono i bimbi sulla terra tutti simili”.

 

Non erano soli i “pazientini” a questo mondo: “Non puoi vedere i tuoi amici; io li incontro ogni giorno. Fanno il tifo per te, è in forno già la torta per quando uscirai”.

 

Con le bambine argomenti speciali: “Sembrano eroi i maschi, con quei muscoli; meglio le femmine, riflessive, hanno più forza, - così il fratello di una bimba appena morta, - anticorpi robusti, sono di esempio”.