Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 31/12/2014

I FIORI DEL MALE Giuseppe FEDELI

"I tuoi insegnanti e i tuoi compagni sentono la tua mancanza. Ci mancano i tuoi occhi castani, la tua gioia e la tua voglia di vivere" (la maestra di Loris Andrea Stival)

Tanti, troppi episodi che narrano di madri in preda a lucida follia che uccidono la carne del proprio grembo, o che comunque si presume, in base a prove inoppugnabili, siano autrici dell'orrendo delitto. Al punto che non riusciamo renderci ragione di simili abominazioni, che non troveranno mai una spiegazione, una plausibile giustificazione pur se il fatto è consumato in un teatro desolato, vuoto di palpiti e di luci. Troppi i bambini senza nome che attendono un riscatto là, in quelle fredde bare, dentro la nuda terra che ora li protegge come un soffice manto. Perché si può morire anche due, cento, milioni di volte. Attraverso il ricordo -etimologicamente "ritornando col cuore"-, preserviamo intatta la memoria dei nostri cari, di chi ci ha preceduto in questo cammino impervio, e così li facciamo rivivere in noi e con noi. Ma ci sono troppi nomi senza una lapide, troppe luci spente, troppi uccisioni che reclamano un addio, un biglietto, un riscatto a tanta aberrazione, al vilipendio della memoria: stragi di piccoli innocenti freddati uno ad uno, non ci sono lapidi a ricordare il loro breve passaggio su questa terra. Mamme che uccidono come Furie i loro figli che non trovano calore e rifugio sotto un tetto che credevano fosse la casa delle bambole: tutto si trasforma come un raccapricciante film horror. E allora ci domandiamo perché mai tutto questo, ma guardandoci attorno non possiamo non accorgerci del fatto che domina, sovrana incontrastata, la cultura della morte, la cultura dello scarto, la cultura del più forte che è simboleggiata anche nei miti e feticci che inneggiano a Thanatos. Un esempio per tutti la festa di Halloween. Senza caricarla di significazioni che non le appartengono, è comunque una celebrazione del disfacimento, del dark , del lato oscuro e malefico della nostra anima che se ne sta lì, acquattato nel buio, pronto ad avventarsi come una belva inferocita e ad annichilire le residue forze. Ma questa non è cultura, è religione del non, è il volto truce del nichilismo imperante. Assolvere Medea?...si chiede troppo. Fare giustizia (più rettamente giustizialismo, visto che ci pensa mamma tv ad ammannire i processi avanti la lettera)?... si chiede troppo ancora. Al cospetto dell'impotenza umana, e dello sgomento, Dio abbia pietà di questo mondo allo sfacelo, e possa indicare una direzione, un Senso a redimere un peccato che non potrai mai trovare assoluzione, né -forse- perdono.