Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Beatrice Maranò - 12/10/2020

Il male di vivere di Montale

“Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato( Spesso il male di vivere ho incontrato)...
“Esterina, i vent'anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un'avventura più lontana
l'intento viso che assembra
l'arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t'avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell'elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d'incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.
La dubbia dimane non t'impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
L'acqua' è la forza che ti tempra,
nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo
come un'equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.
Hai ben ragione tu!
Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s'incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t'abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t'afferra.
Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra”.( Eugenio Montale) ...Falsetto
Buon Compleanno a Montale nato il 12 ottobre 1896 a Genova

In queste due poesie tutta la poetica montaliana: da una parte il pessimismo, nell’uomo, e anche nel poeta, manca ogni certezza; e nel mondo dominano l'aridità e il male. Tutto è preda del "male di vivere". Montale tuttavia non resta appiattito sulla sua visione negativa. Di tanto in tanto (a cominciare da "I limoni", fino alle ultime liriche della raccolta : Crisalide), si profila la tensione di un animo, di una mente che cerca un "varco" oltre il quale, fuori della "prigione", sorrida la vita, la felicità, la pienezza dell'essere. Il tuffo di Esterina rappresenta proprio tutto questo!
Per usare un anacoluto caro a Manzoni ...a NOI ...in tempo di Covid “CI PIACE” non il Montale del pessimismo ma quello del vigile ottimismo : “...Mia vita è questo secco pendio,
mezzo non fine, strada aperta a sbocchi
di rigagnoli, lento franamento... Questo pezzo di suolo non erbato
s'è spaccato perché nascesse una margherita.”...”...Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”