Malpractice medica - Colpevolezza, causalità -  Antonella Tamborrino - 26/11/2020

Infezioni ospedaliere, nesso di causalità e responsabilità. Corte di Cassazione, Sez. III Civ., n. 11599/2020.

In materia di responsabilità sanitaria emerge la necessità di provare il nesso di causalità tra l'insorgenza dell'aggravamento di situazioni patologiche e la condotta del sanitario. Tale onere è posto a carico del danneggiato. Mentre, il professionista sanitario sarà tenuto a dimostrare la sussistenza di un'imprevedibile ed inevitabile impossibilità dell'esatta esecuzione della prestazione.

In tal senso è di recente espressa la Suprema Corte di Cassazione, intervenuta con la sentenza n. 11599/2020, per precisare che nelle ipotesi di negligenza professionale sanitaria, il danno-evento è rappresentato dalla lesione del diritto fondamentale alla salute del creditore e non dal perseguimento delle leggi artistiche al cui soddisfacimento è preordinata l'obbligazione stessa.

Nel caso di specie, un paziente conveniva in giudizio l'Azienda sanitaria, in cui era stata sottoposta ad un intervento di vitrectomia nella sindrome da interfacce vitro-retina ad un occhio, per sentirla condannare al risarcimento dei danni da lei sofferti a causa di un 'infezione nosocomiale che le era derivata a seguito dell'operazione. Dopo il rigetto della domanda dell'istante da parte del Tribunale, la Corte d'Appello adita in giudizio di gravame riformava la sentenza di primo grado, condannando l'Azienda sanitaria al risarcimento dei danni, assumendo che, mentre è onere del paziente allegare almeno un inadempimento qualificato -da non valutarsi meramente in maniera formalistica-, la struttura sanitaria convenuta, ai fini della prova liberatoria, deve dar prova dell'effettiva attuazione dei protocolli antisepsi e non limitarsi a depositarli.

La Suprema Corte adita, in adesione alla pronuncia del giudice di secondo grado, ha ribadito che la semplice produzione dei protocolli previsti in ospedale per le medicazioni in fase post-operatoria è stata ritenuta insufficiente ad integrare la prova liberatoria, da parte della struttura, che il danno subito dal paziente è verificato per causa a sé non imputabile. Infatti, come richiamato in sentenza, il sanitario ha l'onere di provare la causa imprevedibile ed inevitabile dell'impossibilità dell'esatta esecuzione della prestazione (cfr. al riguardo Cass. n. 28991/2019).

Emerge, conseguentemente, che, nell'ambito delle infezioni nosocomiali ai fini probatori del nesso causale, il paziente danneggiato deve provare, avvalendosi anche di presunzioni, di aver subito l'aggravamento o l'insorgenza della situazione patologica in conseguenza dell'inadempimento di un atto dovuto alla struttura sanitaria, come nel caso di specie l'accessorio idoneo della struttura sanitaria rappresentato dal non aver espletato le misure indicate nei suoi stessi protocolli post-operatori. Per cui, la produzione dei protocolli ospedalieri antisepsi non è sufficiente per dimostrare l'assenza di responsabilità della struttura.

Si ritiene, sulla base di un ragionamento probabilistico del " più probabile che non" , che l'infezione nosocomiale sofferta dal paziente de quo, immediatamente dopo a cui si era sottoposta, doveva ragionevolmente ritenersi conseguenza di un'omissione nell'attuazione dei protocolli antisepsi da parte della struttura, visto che prima del ricovero nella struttura del paziente non soffriva di alcuna infezione all'occhio, che a seguito dell'operazione era stata sottoposta a bendaggio dell'occhio che lo rendeva inaccessibile al contatto e che su tale zona collegata intervenire per le dovute medicazioni soltanto i medici ed il personale della medesima struttura.  

In tutta evidenza, come sottolineato dagli stessi ermellini, la struttura sanitaria non è stata ritenuta responsabile a titolo di responsabilità oggettiva ma contrattuale, secondo la regola ordinaria sulla base di un ragionamento probabilistico.

In conclusione, dall'intervento nella parola della Suprema Corte può desumersi che il danno-evento non consta nella violazione in sè delle leges artis, ma nella violazione del diritto alla salute del paziente. Ne consegue che, in concomitanza di una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, il paziente danneggiato è tenuto a provare, anche un mezzo di presunzioni, la sussistenza di un nesso causale tra la condotta, attiva o omissiva, del sanitario e l'insorgenza della nuova malattia o l'aggravamento di quella preesistente.Al contempo, qualora la parte creditrice abbia assolto un racconto onere probatorio, la struttura sanitaria è tenuta a provare che racconto inadempimento è dovuto ad una causa imprevedibile ed inevitabile racconto da rendere impossibile il corretto adempimento della prestazione.