Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 18/01/2021

L'avidità

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“Due storie ora a ricordarci che, inseguendo il successo, senza tener conto degli altri, si costruisce qualcosa che non regge”.

 

  Con tristi cadute di ritorno.

 

E’ il caso di Fred Dobbs, nel Tesoro della Sierra Madre: coi suoi compagni, Howard e Bob, ha la fortuna di scoprire una vena d’oro  su un collina selvaggia, e in poco tempo riempie  vari sacchetti di polvere gialla; non durerà il  momento magico però: ecco che il timore di essere derubato, la diffidenza, una specie di febbre rabbiosa  s’impossessano del suo animo: commetterà vari gesti riprovevoli, mosso  dal sospetto,  alla fine  s’imbatte coi muli carichi d’oro, nei pressi di Durango, in alcuni desperados messicani, i quali  per rubargli gli stivali lo uccidono; i sacchetti d’oro non verranno  riconosciuti come tali, finiscono sventrati, il prezioso metallo  si  disperderà per terra, un gran  vento lo riporterà là dove l’oro  era stato estratto.

 

Così pure  Chuck  Tatum, nell’Asso nella manica: giornalista privo di scrupoli, gli capita di scoprire non lontano da  Albuquerque,  Nuovo Messico,  un pover’uomo   immobilizzato dal crollo di una miniera: è il colpo che aveva sempre sognato, professionalmente, si  accorda subito con lo sceriffo, incoraggia la nascita di un Luna Park  nella spianata, si mobilita col New York Times per vendere i suoi pezzi; fa in modo che la vittima non venga salvata immediatamente, come sarebbe possibile, e finisce  così  per perdere il controllo della situazione, nonché la stima per  se stesso,  altro che riscossa, si farà   trapassare a morte con delle forbici, stramazzerà in un ufficetto senza   niente di buono fra le  mani.