Consumatori - Diritto europeo -  Giovanni Innocentini - 29/06/2020

La declinazione di parte interessata da un aiuto di Stato nella decisione di rinvio sul caso Banco Espírito Santo.

Tribunale dell’Unione Europea, Seconda Sezione, 19 dicembre 2019, causa T-812/14 RENV, BPC Lux 2 et al. c. Commissione UE, (sentenza non ancora pubblicata nella Raccolta generale).

Il Tribunale dell’Unione Europea è tornato ad occuparsi del ricorso degli obbligazionisti subordinati del Banco Espírito Santo, a seguito del rinvio operato dalla Corte di Giustizia all’esito della causa C-544/17 P.
In quella sede la Corte ha annullato l’ordinanza impugnata, la quale aveva negato l’interesse ad agire degli obbligazionisti, ma non disponendo degli elementi necessari per decidere in maniera definitiva sull’eccezione di irricevibilità della domanda sollevata dalla Commissione, ha rinviato la causa nuovamente al Tribunale.
Nel giudizio di rinvio, la Commissione UE svolge l’argomento secondo il quale i ricorrenti non possono ritenersi direttamente o individualmente interessati dalla decisione contestata. Infatti, gli obbligazionisti non possono essere considerati parti interessate ai sensi dell’art 108, para. 2, TFUE, né dell’art. 1, lett. h), del Regolamento del Consiglio n. 659 del 22 marzo 1999, che pone dei criteri dettagliati per l’applicazione dell’art. 108 TFUE.
Inoltre, secondo la Commissione gli obbligazionisti non sono concorrenti con il soggetto aiutato, ovvero la c.d. bridge bank, per cui deve escludersi qualunque effetto deteriore della decisione della Commissione in danno della loro posizione competitiva.
In aggiunta, la convenuta osserva come già in un altro caso il Tribunale UE ha riconosciuto che gli obbligazionisti subordinati di una banca non sono individualmente interessati dalla decisione della Commissione che autorizzi l’aiuto a una banca, (ordinanza del 26 marzo 2014, Adorisio et al. c. Commissione, causa T-321/2013).   
Sotto il profilo causale, invece, la Commissione sostiene che il decremento del valore dei titoli obbligazionari e delle azioni è riconducibile alle difficoltà finanziarie che il Banco ha iniziato a manifestare sin dall’aprile 2014, piuttosto che all’adozione della decisione contestata.
I ricorrenti, dal canto loro, ribadiscono come essi siano parti interessate in quanto direttamente e individualmente investiti dalla decisione impugnata.
Ciò in quanto ritengono che la perdita di valore dei loro titoli non sia una conseguenza dell’andamento negativo del mercato degli stessi, quanto piuttosto trovi scaturigine nella decisione della Commissione, la quale – approvando l’aiuto di Stato nel quadro della risoluzione del BES – non ha contemplato l’alternativa della ristrutturazione con l’apporto di capitali privati.
Ebbene, la decisione contestata riguarda un aiuto di Stato dichiarato dalla Commissione compatibile con il mercato interno ai sensi dell’art. 107, para. 3, lett. b).
Al riguardo, l’art. 263, para. 4, del Trattato di Roma – oggi TFUE –, recita che «qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre, alle condizioni previste al primo e secondo para., un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che lo riguardano direttamente e individualmente…».
Nella giurisprudenza eurounitaria, le “parti interessate” sono le persone, imprese o associazioni di imprese i cui interessi potrebbero essere pregiudicati dalla concessione dell’aiuto di Stato, per cui deve trattarsi di soggetti concorrenti con il beneficiario dell’aiuto.
Ma tale definizione va anche oltre la mera relazione intersoggettiva di un rapporto concorrenziale, poiché con la sentenza del 24 maggio 2011, Commissione c. Kronoply e Kronotex, causa C-83/09 P, la Corte di Giustizia ha statuito che devono ritenersi parti interessate anche quelle persone, imprese o associazioni di imprese i cui interessi potrebbero risultare comunque danneggiati dalla concessione dell’aiuto, a prescindere da un rapporto concorrenziale col destinatario.
Tuttavia, secondo il Tribunale l’allargamento delle maglie della nozione di parte interessata non può dilatarsi sino al punto da trasformare il ricorso presso il Giudice europeo in un’azione a legittimazione indeterminata, quasi fosse una actio popularis.
E al riguardo il Giudice del rinvio osserva come, da un punto di vista eziologico, il decadimento del valore economico delle obbligazioni sia imputabile alla decisione delle Autorità portoghesi di adottare nei confronti del BES una procedura di risoluzione bancaria, come anche l’allocazione dei titoli obbligazionari nella bad bank deriva da una decisione delle stesse.
Conseguentemente, la decisione della Commissione ha influenzato la posizione degli obbligazionisti subordinati solo in via indiretta, di talché gli stessi non possono essere considerati alla stregua di una parte interessata ai sensi dell’art. 108, para. 2, TFUE, per cui il Tribunale esclude la loro legittimazione ad agire per chiedere l’annullamento della decisione contestata.
Alla luce dell’intera vicenda processuale, può osservarsi che mentre la Corte di Giustizia – con la decisione del novembre 2018 – ha riconosciuto la rilevanza di un interesse ad agire degli obbligazionisti “strumentale” rispetto alla coltivazione delle pretese risarcitorie interne, il Tribunale ha invece rimarcato che qualora venga contestata una decisione della Commissione UE circa un aiuto di Stato, è comunque richiesto che il ricorrente risulti parte interessata rispetto alla stessa.
Nella fattispecie considerata, la perdita di valore dei titoli obbligazionari rappresenta, di per sé, solo un effetto economico mediato della decisione della Commissione, per cui il Tribunale ha rilevato il difetto di legittimazione ad agire dei ricorrenti, dichiarando il ricorso irricevibile.