Diritto, procedura, esecuzione penale - Generalità, varie -  Anceschi Alessio - 22/05/2013

LA GERMANIA ARCHIVIA IL PROCESSO PER L'ECCIDIO DI SAN ANNA DI STAZZEMA - Alessio ANCESCHI

Dopo un"inchiesta durata 10 anni, la Procura di Stoccarda ha deciso di archiviare il processo nei confronti di 8 membri delle SS sospettati di aver preso parte al massacro di s. Anna di stazzema dove il 12 agosto 1944 furono trucidate 560 persone di cui 116 minorenni. Secondo la magistratura tedesca non ci sono prove che ciascun imputato abbia partecipato alla strage.

In Italia, invece, si è già giunti ad una condanna definitiva da parte del Tribunale militare di La Spezia con sentenza del 22.6.2005 confermata dalla cassazione nel 2007, la quale è rimasta tuttavia ineseguita a causa della mancata concessione dell'estradizione da parte della Germania.  

La decisione della Procura di Stoccarda, coordinata dal Giudice Claudia Krauth, competente a giudicare i crimini di guerra commessi nel periodo bellico, ha provocato lo sdegno, oltre che l"incredulità delle comunità colpite, oltreché di chiunque ritenga che certi fatti non possano e non debbano essere dimenticati.

Tra le posizioni archiviate anche quella dell"Untersturmführer della divisione Gerhard Sommer, classe 1922, già condannato all'ergastolo in Italia.

 

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I magistrati tedeschi hanno motivato l'archiviazione sulla mancanza di prove del fatto che gli imputati abbiano effettivamente partecipato all'eccidio e sulal mancata premeditazione dello stesso. Decisione quantomeno offensiva di carattere ampiamente politico, che dimostra inequivocabilmente la volontà della Germania di insabbiare i feroci crimini contro l'umanità di cui si macchiarono i nazisti in Italia, oltreché in tutta Europa.

Il massacro di S. Anna di Stazzema venne compiuto in tre ore. Nell'estate del 1944, la zona di Stazzema accoglieva molti sfollati ed è per questa ragione che al momento della strage, nel piccolo Paese di montagna vi erano molte persone. I tedeschi stavano risalendo l"Italia, dopo che gli Alleati erano riusciti a sfondare la c.d. linea Gustav, tra il basso Lazio e l"Abruzzo, ma secondo quasi tutte le fonti storiche i partigiani avevano già abbandonato l"area senza aver mai messo in piedi azioni militari significative contro le truppe naziste. Eppure all"alba del 12 agosto 1944 tre reparti di SS salirono a Sant"Anna. Un quarto chiuse ogni via di fuga a valle. Alle 7,00 il paese era circondato, la popolazione in trappola. I tedeschi ci erano arrivati grazie ai fascisti che ancora erano rimasti al fianco dei soldati tedeschi. Gli uomini del paese fuggirono nei boschi per non farsi deportare. Rimasero gli anziani, le donne e i bambini. Erano inermi e erano sicuri che i nazisti non avrebbero avuto ragione per provocare quell"inferno che di lì a poco si sarebbe scatenato.

Secondo il tribunale militare di La Spezia non fu una rappresaglia: non fu un atto di guerra. Fu un atto di terrorismo. Un"azione premeditata e curata nel dettaglio. L"obiettivo era terrorizzare i civili, i paesi vicini e i partigiani. Un avvertimento. Un avvertimento che costò la vita a 560 donne, vecchi e bambini disarmati e che non avevano mai reagito alla divisione SS.

560 vite trucidate a colpi di mitra e bombe a mano e poi fatte sparire nel nulla, perché bruciate in un incendio appiccato dagli stessi tedeschi. Per i reparti SS, d"altronde, non era la prima volta. Poche settimane prima  avevano trucidato 68 civili a Forno, anche grazie a uomini della X Mas. Poi la scia di sangue era proseguita in altri paesi della zona tra le province di Massa Carrara e Lucca in cui uccisero complessivamente oltre 340 persone armati di mitragliette, ma anche mediante impiccagione e perfino con dei lanciafiamme. 

Per i superstiti dell'eccidio, tra i quali Cesira Pardini ed Enrico Pieri, all'epoca giovanissimi, nonché per tutti noi è una decisione ingiustificabile che peraltro getta ampi dubbi sull'idea che esista veramente un'Europa unita.