Amministrazione di sostegno - Aspetti processuali, impugnative -  Manuele Pizzi - 20/11/2020

Proposte radicali: La sacralità della volontà dell'amministrando

In alcuni settori (minoritari) della società emergono crisi di rigetto dell'istituto dell'amministrazione di sostegno.  Una delle cause profonde può essere ravvisata nella naturale vocazione di quest'istituto nel produrre effetti non indifferenti sull'ordinamento familiare, influendo sulle relazioni familiari, connotate anche da aspetti patrimoniali.

In merito alle proposte di modifica, provenienti dal mondo radicale, riguardanti nello specifico: il procedimento giurisdizionale di istituzione dell'amministrazione di sostegno, è possibile un breve elenco di alcune di queste proposte

  • sostituzione delle dicitura "menomazione psichica", con altro concetto che implichi: "una valutazione certificabile oggettivamente";
  • l'inserimento  del concetto di: "miglior interpretazione della volontà dell'amministrato";
  • i responsabili a livello dirigenziale dei servizi sanitari e sociali, direttamente impegnati nella cura ed assistenza della persona, hanno la facoltà di proporre l'attivazione del procedimento ex art. 407 Cod. Civ., ma non l'obbligo o il dovere;
  • L'attivazione del procedimento deve avere come condizione imprescindibile: l'assenza di una manifesta opposizione, da parte dell'amministrando;
  • Durante tutte le fasi del procedimento, il beneficiando dev'essere assistito da un difensore di fiducia o d'ufficio;

Ora, proviamo ad esaminare, brevemente, le suddette proposte di modifica del procedimento istitutivo dell'amministrazione di sostegno, e le conseguenze che potrebbero cagionare.

In merito alla proposta di ridefinizione del campo applicativo dell'amministrazione di sostegno, l'inserimento di una formula giuridica che implichi: "una valutazione certificabile oggettivamente", in sostituzione del concetto di menomazione psichica, di cui al vigente art. 404 Cod. Civ., provoca un palese restringimento della platea di persone che potrebbero beneficiare di un'amministrazione di sostegno.  Le fragilità, che costituiscono un campanello di allarme per l'esperimento di una misura di protezione, non sono tutte riscontrabili dietro un certificato medico!

In merito alla proposta di modifica dell'ultimo comma dell'art. 406 Cod Civ., introduttiva di una mera discrezionalità, in capo ai responsabili dei servizi sociali e sanitari, di segnalare, alla Procura della Repubblica, fatti tali da rendere opportuna l'attivazione di un procedimento ex art. 407 Cod. Civ., è da rilevare come la sostituzione del dovere di segnalare, con la mera facoltà di informare l'Ufficio del P.M., avallerebbe, in capo ai servizi psichiatrici territoriali, nonchè in capo ai Servizi sociali del Comune, la tentazione di adottare un comportamento pavido. volto al discarico delle prese in carico effettive ed alla deresponsabilizzazione, nei confronti di quelle situazioni che richiederebbero interventi tempestivi e non superficiali.

In merito alla proposta di inserire una condicio sine qua non focalizzata sull'assenza di manifesta opposizione da parte dell'amministrando alla nomina di un A.D.S., è da rilevare come l'introduzione di una tale condizione costituirebbe un pesante preclusione endoprocedimentale, per addivenire all'istituzione della misura di protezione civilistica, specie laddove il beneficiando sia persona che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcoliche e/o di stupefacenti, esponga se stesso, o la sua famiglia, a gravi pregiudizi economici.  Difficilmente, sarà manifestato un consenso tout court, alla limitazione della propria sovranità negoziale, da parte di un pròdigus beneficiando.

Riguardo all'ipotesi in cui un amministrando partecipi al procedimento mediante l'assistenza di un c.d. difensore d'ufficio, si evince un pensiero che appare intriso di panpenalismo.  Invero, il richiamo alla figura del difensore d'ufficio è improprio, in quanto si attinge ad un istituto proprio della procedura penale, ipotizzandone una disinvolta collocazione nel procedimento istitutivo dell'amministrazione di sostegno, malgrado l'evidente estraneità all'impianto del Codice Civile ed al diritto processuale civile vigente.  Dal bizzarro richiamo al patrocinio da parte di un c.d. "difensore d'ufficio" lascia emergere l'idea di un'assimilazione della figura dell'amministrando a quella dell'indagato/imputato, nelle more di un procedimento penale, il quale ha il diritto di difendersi dall'azione penale del P.M.  Ora, il ricorrente ex art. 406, Co 1, Cod. Civ. non ha la veste di un Pubblico Ministero che deve sostenere un'accusa a carico dell'amministrando!   Ed il decreto ex art. 405 Cod. Civ. non è assimilabile, per nessuna ragione ad una sentenza penale di condanna!  L'amministrazione di sostegno esiste per tutelare le persone fragili, non per punirle.

Nel provare ad immaginare gli effetti, sul lungo periodo, di queste proposte radicali, c'è da intravedere un inaridimento dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, nessun effetto positivo per le persone portatrici di fragilità, le quali, sprovviste di misure di protezione civilistiche, rischiano di cadere, e restare intrappolate, nelle maglie della Giustizia Penale.