Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 30/06/2020

Rapporti di vicinato, distanze e confini: l’innesto nel muro sul confine

Se il vicino vuole servirsi del muro esistente sul confine solo per innestarvi un capo del proprio muro, non ha l’obbligo di renderlo comune - a norma dell’articolo 874 del codice civile - ma deve pagare un’indennità per l’innesto; il diritto all’indennità è supportata dall’actio de tigno iuncto, ex art. 876 cod. civ., azione che ha ad oggetto, per l’appunto, l'obbligazione indennitaria per l'innesto di un capo di muro sul muro a confine.

Più in generale, la norma di cui all'art. 876 cod. civ. (secondo la quale il vicino, che voglia servirsi del muro esistente sul confine al solo scopo di innestarvi un capo del proprio muro, deve corrispondere all'altro proprietario un'indennità per l'innesto), disciplina le situazioni in cui non soltanto il muro nuovo trovi un sostegno nell'altro, ma anche questo in quello (specie se di maggiori dimensioni); la disposizione ha, comunque, carattere eccezionale e riguarda esclusivamente l'ipotesi di innesto nel muro sul confine di “un capo del proprio muro”, tale da determinare una congiunzione ermetica tra l'uno e l'altro (ecco perché s’afferma che non soltanto il muro nuovo trova un sostegno nell'altro, ma anche questo in quello - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -).

Quanto all’azione diretta ad obbligare il vicino ad acconsentire all’esercizio del diritto de quo, essa ha la natura reale di “confessoria servitutis”, eventualmente paralizzabile attraverso la contraria “negatoria”; senza, però, che la relativa facoltà possa ritenersi legittimamente esercitata "sic et simpliciter" per il fatto materiale dell'innesto sul muro altrui (o per la mera opposizione, spiegata dal proprietario del fondo dominante, all’eventuale domanda in “negatoria” proposta "ex adverso")!

Così, ad esempio, proposta azione negatoria "servitutis" per far cessare l'asservimento, costituito dal (non consentito) innesto nel muro di confine di un capo di altro muro da parte del vicino, il giudice non potrà, in difetto di una domanda riconvenzionale del detto convenuto (avente natura confessoria) ed in mancanza di allegazione di un preesistente titolo costitutivo della servitù, disporre il pagamento della indennità di innesto, dando così riconoscimento - non voluto da ambo le parti né richiesto in giudizio (neppure dal proprietario del fondo reso dominante) - ad una mera situazione di fatto.