Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 27/01/2021

Recensione “Storia di Ina” - Giuseppe Piccardo

Mi sono accostato alla lettura di “Storia di Ina” con l’occhio del giurista, al fine di cogliere gli spunti utili per per una presentazione del volume con la sezione di Savona dell’Osservatorio del Diritto di Famiglia.
Dopo aver letto i primi capitoli, mi sono accorto che questo approccio alla lettura sarebbe stato del tutto infruttuoso: infatti, “Storia di Ina” non è un mero romanzo a “sfondo giuridico”, ma è molto di più.
Anzitutto, è una storia bellissima, di forte impatto psicologico, senza spazio e senza tempo, densa di suggestioni ed atmosfere raffinate, quasi cinematografiche.
Le vite del Professor M, sessantenne docente universitario di diritto civile e quella della sua ex allieva ventottenne, si incontrano per ragioni professionali, per un consulto che la ragazza , con problemi agli occhi e di salute cagionevole, chiede al Professore in relazione ad un episodio di tentativo di violenza sessuale del quale era stata vittima, per poi intrecciarsi ed unirsi indissolubilmente con il corso del tempo e della conoscenza reciproca.
Dalla collaborazione professionale tra la ex allieva e il docente, nell’organizzazione dell’attività di ricerca e didattica del Professor M germoglia un rapporto che va oltre quello “comune” d’amore tra esseri umani: entrambi compiono gesti di presenza e di attenzione reciproca, i gesti del volersi bene, dell’esserci l’uno per l’altra, della comprensione e della rilettura del proprio passato in una nuova direzione, in una inedita più brillante luce. E questo perché, come scrive l’autore: “Ecco il legame, un “vincolo forte”, che si imbastisce giorno per giorno. E che non solo ci toglierà, se un po’ funziona, dalla solitudine; ma può rimettere anche il meglio di noi, in circolo, accendendo riserve di cui neanche sapevamo”.
Sullo sfondo di questa bellissima e delicata storia si trovano quelli che, con una metafora musicale - tersicorea, si potrebbero definire i “cigni neri”: il pregiudizio, la maldicenza, l’utilizzo di strumenti giuridici asserviti al perbenismo di provincia.
Il riferimento è a coloro che, nel paese immaginario lombardo in cui si svolge la storia, parlano in modo malevolo della storia del maturo Professore con una giovane e sensuale allieva ma anche, e soprattutto, al figlio del Professor M, che azzarda ad incardinare un procedimento per nomina di amministratore di sostegno al padre, in quanto ritenuto incapace di intendere e volere e succube della giovane e vitale ex allieva, in nome di un perbenismo ipocrita, utile a salvare le apparenze.
Tuttavia, dopo una lunga battaglia giudiziaria, il Professor M riuscirà ad ottenere giustizia ed a non vedere applicata la misura dell’amministrazione di sostegno in modo distorto e inappropriato a sé stesso, non a favore della persona, ma contro di essa, per assecondare scopi del tutto estranei al suddetto istituto giuridico.
Il diritto è un nobile e necessario strumento di disciplina dei rapporti sociali, nasce dalla vita ma  (questo credo sia l’essenza del fallimento dell’azione giudiziaria intrapresa dal figlio del Prof. M)  non può pretendere di tacitare i sentimenti e dalla complessità dell’animo umano.
Per tute le riflessioni sopra svolte ritengo, a livello personale, che “Storia di Ina” non possa essere letto semplicemente ed esclusivamente con la lente del giurista, che non può cogliere le implicazioni umane e psicologiche alle quali il Professor M e Ina ci stimolano; ho interpretato la figura di Ina come il soffio della vita che irrompe sulla scena dell'esistenza del Professor M, con la sua imprevidibilità', con la sua fragilità', con i suoi interrogativi. E, come meglio sopra argomentato, con il contrasto tra regole e sentimenti, che i giuristi conoscono bene.
Le tematiche giuridiche che il libro lambisce, quali .la violenza di genere, il senso di colpa delle donne abusate, il diritto alla sessualità' dei disabili, la tutela degli stessi dopo la morte dei genitori e molte altre, non possono essere scisse dallo scorrere della vita; la storia di Ina non è solo materia per giuristi, ma è una storia che riguarda tutti noi, in quanto esseri appartenenti al genere umano.