Lavoro - Tipologie contrattuali -  Claudia Trani - 25/06/2020

SMART WORKING SI o NO? Pregi e difetti del lavoro agile

In Italia questa tipologia di lavoro subordinato è prevista dalla legge n. 81/2017 agli artt. 18, c.1 e 19 che definisce il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti…”. Per la sua validità è obbligatoria la forma scritta e la precisazione in dettaglio della prestazione lavorativa esterna, così come devono essere previsti i casi di recesso tanto nel lavoro a tempo determinato che indeterminato.
La norma nasce con lo scopo precipuo di far aumentare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.
E’ previsto che la prestazione lavorativa venga erogata parzialmente all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa che può essere anche la propria abitazione, sempre e comunque nel rispetto della durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, così come stabilito dai CCNL di categoria. Inoltre, lavorare in smart working non deve essere causa di una diminuzione di stipendio poiché lavoro e impegno non mutano.
La criticità di questa forma lavorativa sembra essere ancora legata ad un’interpretazione sulla trasformazione del lavoro e della sua organizzazione da parte aziendale.
L’esplosione del lavoro agile la si è vista durante il lockdown poiché è diventato lo strumento indispensabile nella continuazione dei rapporti subordinati in emergenza sanitaria.
In Italia si è passati da 570 mila smart workers a 8 milioni (da indagine CGIL), espandendosi soprattutto nelle realtà strutturate e nella P.A., ma non esclusivamente. I settori più coinvolti sono i servizi di informazione e comunicazione, le attività professionali scientifiche e le aziende di fornitura di serviz,i oltre alla P.A.
Ma i dubbi ci sono e sono relativi al rischio di sovrapposizione degli impegni professionali con quelli personali-familiari, dovuti in particolare alla conoscenza non adeguata degli strumenti tecnologici-digitali e alla difficoltà di separare gli orari di lavoro dal tempo libero, tanto che si parla di “diritto alla disconnessione”.
C’è chi, come il sindaco di Milano, teme che da lavoro agile si passi a lavoro fragile e si traduca in troppi licenziamenti. Ammette che il lavoro agile sia uno strumento fondamentale nella previsione di configurare un nuovo modello di sviluppo, ma previa necessaria valutazione degli effetti collaterali sulla adozione di massa nei confronti della società produttiva.
Inoltre, le città devono tornare a vivere e andare sul posto di lavoro, circolare, trovarsi a mangiare insieme significa riprendere la vita e la socialità ed evitare l’”effetto grotta”.
Tuttavia, da questa situazione è emersa una linea netta di confine tra colletti bianchi e colletti blu: ci sono milioni di lavoratori la cui presenza è necessaria, pensiamo ai camionisti, infermieri, badanti, ecc.
Si è criticata anche la scuola digitale ma la nostra difficoltà è dovuta soprattutto ad un problema demografico di invecchiamento della popolazione e all’età media dei nostri insegnanti che è piuttosto elevata.
Il Forum delle Famiglie rileva invece come lo smart working abbia portato un netto miglioramento nella qualità di vita e nel clima familiare.
In aggiunta, si è registrato un elemento di novità: una maggiore fiducia del datore di lavoro nella qualità e responsabilità del lavoratore.
In senso contrario si è espresso invece il sociologo G. Nuvolati che in una recente intervista sostiene che l’uomo è naturalmente legato alle relazioni, alla necessità della presenza e della fisicità, pertanto è insito nell’individuo lo stare tutti insieme.
Il ragionamento sul lavoro agile, afferma il sociologo, è molto complesso e va analizzato nel termine che può funzionare bene nelle realtà che già lavorano col computer e che, al limite, mutano solo il luogo fisico del lavoro ma non il modo, non così invece nei settori in cui la relazione è la principale caratteristica.
Lo smart working è una nuova modalità di lavoro ma, da parti diverse, si ribadisce la necessità di un’attenta valutazione e organizzazione nella sua attuazione.
Non va però dimenticato che la nostra normativa prevede l’accordo per il telelavoro, in tempi normali, esclusivamente su  base volontaria.
La Confesercenti ha calcolato un calo di 10 mila persone nel centro di Torino quale conseguenza dello smart working che porterebbe ad un calo del 30% delle attività commerciali e di somministrazione nella pausa pranzo che di fatto  non c’è più, così come delle colazioni e della pausa caffè.
Il timore dell’associazione è che non si ritorni più indietro perché il lavoro agile porta ad un risparmio aziendale con l’abbattimento di diversi costi: bollette, buoni pasto, locazioni e pulizie, ovvero una ripercussione negativa sull’indotto e sull’indotto di zona” (prossimità di uffici e fabbriche).
Ma durante questo periodo di lockdown lo smart working ha salvato, almeno parzialmente, l’economia e la scuola e questo risultato non va dimenticato. Milioni di lavoratori pubblici hanno continuato a lavorare nonostante i vertici non avessero mai pensato di adottare, neppure gradualmente, il telelavoro.
Da un recente sondaggio il 93% di dipendenti pubblici vorrebbero continuare in questa modalità, anche in via non esclusiva, perché con il lavoro agile ci guadagnano tutti.
Questo tempo di forzata stanzialità è stata un’occasione determinante per dare uno scossone alle aziende e istituti pubblici nel rivedere l’organizzazione lavorativa e per pensare come trasformarla in un’organizzazione moderna, snella e per obiettivi. C’è stato il tempo per dare concretezza alle proposte di grandi giuristi del passato come F. S. Giannini e Cassese che non sono riusciti in questo intento perché non si era presentata l’occasione giusta, pur nell’evidenza delle carenze burocratiche, nell’inerzia socio-politica, assenza di incentivi e mancanza di motivazione.
Sono questi i difetti segnalati tra gli anni ’80 e 2000, assieme alla vetustà degli operatori accompagnata da quelle delle stesse strutture di appartenenza e questa è la realtà tuttora esistente.
Non lasciamoci sfuggire questa occasione!