Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 20/02/2021

Successioni, legittima e riduzione: effettiva restituzione degli immobili (e dei beni mobili iscritti in pubblici registri) e conseguimento dei frutti

Quando si addivenga all’obbligo di restituzione degli immobili (ma le stesse regole valgono anche per i mobili iscritti in pubblici registri), in conseguenza dell’esercizio del diritto alla riduzione, essi vanno restituiti liberi da ogni peso o ipoteca di cui il legatario - o il donatario - possa averli gravati (salvo, naturalmente, il disposto del n. 8 dell'articolo 2652 del codice civile); i pesi e le ipoteche, peraltro, restano efficaci nel caso la riduzione sia domandata dopo venti anni dalla trascrizione della donazione, salvo, in questo caso, l'obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari, in ragione del conseguente minor valore dei beni, purché la domanda sia stata proposta entro dieci anni dall'apertura della successione – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

Il legittimario nei confronti del quale venga disposta la restituzione di un immobile, al fine della reintegra della quota legittima, spettategli secondo quanto disposto dall'art. 561 c.c., ha diritto anche ai frutti, con decorrenza dalla data della domanda giudiziale:

“l'art. 561, comma 2, c.c. riconosce al legittimario cui debba attribuirsi una quota integrativa di eredità anche i frutti derivati dalla porzione di beni dovutagli per legge e ciò con effetto dalla domanda giudiziale” (App. Catania, sez. II, 19 febbraio 2007, www.utetgiuridica.it).

Si noti come vi sia sussistenza di tal ultimo diritto anche in caso di restituzione non in natura e di reintegrazione della quota di riserva per equivalente monetario (cfr. anche Trib. Roma, 12 gennaio 2004, www.utetgiuridica.it); si confronti anche, in argomento, Trib. Vicenza, sez. II, 30 ottobre 2013, www.utetgiuridica.it, quando precisa che, qualora tale integrazione venga effettuata mediante conguaglio in denaro, nonostante l'esistenza di beni in natura, essa deve essere adeguata al mutato valore, trattandosi di credito di valore, al momento della decisione giudiziale, del bene a cui il legittimario avrebbe diritto, affinché ne costituisca l'esatto equivalente (“dovendo pertanto procedersi alla relativa rivalutazione”: così anche Cass., sez. II, 19 marzo 2010, n. 6709, che rigetta, App. Bolzano, 1 settembre 2004, CED Cassazione, 2010); ancora, la pronuncia infra emarginata conferma come, al legittimario pretermesso che abbia esperito vittoriosamente l'azione di riduzione per lesione della riserva, debbano essere attribuiti

“beni di valore corrispondente alla quota riservata, calcolata sul valore dei beni relitti al momento dell'apertura della successione, i frutti civili a decorrere dal momento della domanda e gli interessi legali dalla data dall'apertura della successione” (Trib. Cagliari, 20 aprile 2011, RGSarda, 2012, 3, 427).

Riassumendo: (1) il credito del legittimario pretermesso è un credito di valore e non di valuta; pertanto, (2) ove il legittimario non possa conseguire la quota in natura, affinché il denaro costituisca l'esatto valore della quota che gli sarebbe spettata, bisogna rivalutare tale credito al momento della decisione, facendo riferimento agli indici Istat sul costo della vita; (3); inoltre, trattandosi di beni fruttiferi bisogna, altresì, corrispondere i frutti non percepiti (o gli interessi compensativi in caso di somma di denaro) dalla data della domanda al saldo (così anche Cass., sez. II, 19 maggio 2005, n. 10564, NGC, 2006, 5, 533; ulteriormente, Cass., sez. II, 5 giugno 2000, n. 7478, MGI, 2000, a tal proposito precisa come, nell'ipotesi in cui il bene non possa essere restituito e la reintegrazione della quota di riserva avvenga per equivalente monetario, con l'ulteriore riconoscimento degli interessi legali sulla somma a tal fine determinata, nulla sia dovuto per i frutti, posto che gli interessi legali attribuiti rispondono alla medesima finalità di risarcire il danno derivante dal mancato godimento del bene (lucro cessante) e, pertanto, il cumulo tra frutti e interessi comporterebbe la duplicazione del riconoscimento di una medesima voce di danno).