Giustizia civile - Giurisdizione, volontaria -  Redazione P&D - 04/06/2015

SUL RIPARTO DI COMPETENZE TRA TRIBUNALE ORDINARIO E TRIBUNALE DEI MINORI - Paolo SCEUSA

Il "mestiere" di genitore è ricco di soddisfazioni, ma avaro di riconoscimenti. I figli, infatti, difficilmente ti riconoscono qualche merito, se non quando sono ormai giunti alla loro mezza età. Più spesso lo fanno "a babbo morto", come si suol dire.

Allo stesso modo, il mestiere del giudice minorile può esser ricco di soddisfazioni ed è avaro di riconoscimenti: se occupandoti dei figli tuoi finesce come ho detto nel capoverso che precede, figuriamoci quando ti occupi dei figli degli altri.

Ma poiché si vive anche di gratificazioni (almeno un minimo), questo avvio mi serve solo per mettere le mani avanti e scusarmi in anticipo se, nel redigere questa nota a sentenza, non seguirò lo stile tradizionale, dominato dal sacrosanto bon ton che consiglia le citazioni di sé stessi a (misero) sostegno delle proprie tesi dottrinali. Anzi, per una volta, nel chiosare la sentenza in epigrafe, riporterò in nota solo le decisioni dell"ufficio giudiziario che ho l"onore (ancora per poco) di presiedere: il Tribunale per i minorenni di Trieste, avente competenza territoriale su tutto il FVG e sul Veneto sud orientale.

Con ciò non voglio pormi in modo autocelebrativo, ma solo tributare (per l"appunto) il giusto riconoscimento a questa meravigliosa struttura di provincia che nei sei anni trascorsi insieme è cresciuta e si è andata modificando (io dico in meglio) insieme a me. E lo faccio per due motivi: il primo per bilanciare l"oscuramento che, vuoi per la perifericità, vuoi, a volte, per l"invidia dei "grandi", ha accompagnato l"operato intensissimo e silenzioso di questo Tribunale, che detesta apparire in TV e sui giornali, il secondo perché, essendo chi scrive prossimo alla scadenza (come uno yogurt) del suo mandato direttivo, l"omaggio mi pare un atto dovuto.