Deboli, svantaggiati - Morenti, suicidio -  Redazione P&D - 13/07/2014

UNA STORIA DAUTUNNO – Silvia PAOLETTI

Vago sotto la pioggia per la città tra una visita domiciliare e l"altra, quando da un numero sconosciuto mi arriva una chiamata. Con voce flebile un uomo mi chiama per nome e mi dice: "È da tanto che non ci sentiamo. Le mie condizioni sono peggiorate. Non riesco ad alzarmi dal letto. Ho continui attacchi di panico e non so cosa fare. Non è che potresti venire da me?" È un paziente di 44 anni, affetto da carcinoma intestinale degenerato in metastasi; non lo vedo dallo scorso ottobre, da quando la terapia del dolore argina a stento la sua indicibile sofferenza.   Esito per un istante davanti ad un"agenda piena per settimane di impegni. Lui insiste e con un filo di voce mi chiede di venire il prima possibile. A qualsiasi ora. Lo rassicuro: - "Passo dopodomani".

Piove anche nei giorni seguenti e, da ogni parte della città, appena posso lo chiamo o rispondo alle sue telefonate di sfogo e di pianto. In una gli chiedo: "Con chi sei in questo momento?" mi risponde: "Sono solo, mia moglie è al lavoro e i bambini sono a scuola. Io prego e bestemmio con il rosario intorno al collo". Finalmente arrivo da lui con la pioggia alle sette e mezzo di sera. Mi accolgono sull"uscio la moglie e due bambini: una femminuccia di nove anni con i capelli biondi e lo sguardo nel vuoto e un bimbo ancora più piccolo che piange in mutandine e canottiera perché, dopo la doccia, non vuole indossare il pigiama. Lei mi prende in disparte e mi dice: "Sta molto male, i bambini lo sanno e io sono così stanca…però devo reggere, altrimenti se mi fermo a pensare impazzisco." Mentre percorro un corridoio che mi pare interminabile lo rivedo, un anno prima, steso in un letto di ospedale, in attesa di un intervento che, alla fine, non sarà mai eseguito. Ha voglia di parlare, di reagire, specie da quando si è autoguarito da un singhiozzo persistente che l"aveva afflitto per settimane. "Perché non mi ascoltano?"- protesta- "Sono io che sto male, sono io che devo dire fino a che punto mi fanno bene le terapie, sapevo già che l"operazione non serviva!".

Ora invece ha il viso scavato, gli occhi velati, lo sguardo del terrore. Rimasti soli, mi dice che non ce la fa a respirare neppure la notte e allora la moglie gli tiene compagnia, anche se la mattina dopo deve portare a scuola i bambini e andare al lavoro. "Meno male che abbiamo i nostri genitori. Però, che roba, i miei genitori mi vedono morire…avrei dovuto essere io ... Invece sono d"intralcio a tutti. Ho detto a mia moglie di portarmi all"Hospice, ma ha voluto che io restassi qui con lei e con i nostri figli…" E continua: -"Due settimane fa dovevo andare al Centro di Riferimento Oncologico per provare quel farmaco sperimentale; due amici si erano offerti di portarmici col camper, in modo che non mi affaticassi. Ma, quella mattina, ero talmente stanco… da allora non sono più riuscito ad alzarmi dal letto. Ho chiamato il dottore per scusarmi del mancato appuntamento e lui mi ha risposto: "nessun problema, rimanderemo di un paio di settimane..." Tra me e me: "Tra un paio di settimane? Se la prende comoda il medico! Non ha visto in che condizioni mi trovo? E lì, in quel momento, sudori freddi, palpitazioni, disorientamento, mille pensieri in una volta. Sto arrivando al capolinea, nemmeno il medico ha più urgenza di vedermi come una volta…"

Poi sembra rasserenarsi per un istante quando ripensa al mare blu della Croazia dov"era stato in vacanza con la moglie prima che rimanesse incinta. Infine mi confessa con lucidità: "Il mio affanno non è altro che la paura di morire…lo so". Insieme scriviamo una lettera da lasciare ai figli quando saranno diventati grandi; una lettera piena di buoni consigli, ma soprattutto una lettera di amore per la propria moglie e verso l"umanità. Una lettera di speranza.

Passo da lui l"indomani, di sera, ma nessuno risponde al citofono e nemmeno al telefono. Sono da poco rientrata a casa sotto una pioggia incessante quando mi richiama sua moglie: "Non è più con noi… mi ha detto di salutarti e di ringraziarti. Anch"io ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per noi". Ancora oggi ricordo i consigli di quella lettera; sono diventati insegnamenti preziosi anche per me.

Grazie a te, W…