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Interessi protetti / beni, diritti reali
24/06/11

"IL POSSESSO - Usucapione, azione di reintegrazione e di manutenzione, denuncia di nuova opera e di danno temuto -" - CEDAM 2011

 

INDICE SOMMARIO

 

 

 

PARTE PRIMA

IL POSSESSO

 

Capitolo Primo

TRA POSSESSO E DETENZIONE: L'ANIMUS POSSIDENDI

 

1. Definizione e struttura del possesso: corpus possessionis e animus possidendi.

1.1. Segue: un esempio singolare ed emblematico: il possesso da parte dello Stato della fauna selvatica.

1.2. Segue: il possesso è una situazione di fatto non negoziabile disgiuntamente dal diritto reale cui si riferisce.

2. L'animus possidendi, in particolare.

2.1. Segue: esempi di esclusione giurisprudenziale dell'animus possidendi – l'animus possidendi quale stato di fatto (e non di diritto) -.

3. La conservazione del possesso mediante la conservazione del solo animus possidendi.

3.1. Segue: il c.d. possesso mediato.

4. L'animus possidendi quale discrimen tra possesso e detenzione.

5. Il trasferimento dell'animus e la conservazione della mera detenzione (c.d. constitutum possessorium).

6. Il mutamento della detenzione in possesso attraverso l'acquisizione dell'animus possidendi (c.d. traditio brevi manu).

 

 

Capitolo Secondo

INTERVERSIO POSSESSIONIS E PRESUNZIONI IURIS TANTUM

 

1. La c.d. presunzione juris tantum di possesso esistente in capo a chi esercita il potere sulla cosa.

2. L'importanza del titolo che ha consentito il conseguimento del corpus possessionis nell'attribuzione della qualifica di possessore o mero detentore: la promessa di vendita con consegna del bene antecedente alla stipula del definitivo.

2.1. Segue: la convenzione negoziale inter partes stipulata.

2.2. Segue: il contratto di comodato.

2.3. Segue: il mandato.

2.4. Segue: l'assegnazione di alloggio.

2.5. Segue: il contratto di donazione.

2.6. Segue: ulteriore casistica - contratto d'affitto e patto commissorio -.

3. L'interversio possessionis ovvero il mutamento da detenzione in possesso per causa proveniente da un terzo ovvero in forza di opposizione.

3.1. Segue: titolo mutato per causa proveniente da un terzo.

3.2. Segue: titolo mutato in forza di opposizione posta in essere dal detentore contro il possessore.

3.2.1. Segue: casistica giurisprudenziale.

4. La presunzione di possesso intermedio.

5. La (non) presunzione di possesso anteriore.

 

 

Capitolo Terzo

ATTI COMPIUTI CON ALTRUI TOLLERANZA

 

1. L'acquisto del possesso non può trovare fondamento in atti compiuti con l'altrui tolleranza.

1.1. Segue: gli atti di tolleranza rilevano solo come ragione ostativa dell'acquisto del possesso ma non incidono su di un possesso già costituito – il caso del cancello installato successivamente all'inizio dell'esercizio di servitù di passaggio -.

1.2. Segue: ulteriore casistica giurisprudenziale.

2. L'onere della prova che gli atti fondanti il presunto acquisto del possesso siano stati compiuti con l'altrui tolleranza è in capo a chi contesta il possesso preteso.

2.1. Segue: il differente regime relativo all'onere probatorio esistente nelle azioni petitorie (rispetto a quelle possessorie).

3. Come si riconoscono i cc.dd. atti di tolleranza?

3.1. Segue: la valutazione comparata dei (due) requisiti (transitorietà/saltuarietà e origine da rapporto di buon vicinato/amicizia/familiarità) caratterizzanti gli atti di tolleranza.

3.1.1. Segue: alcuni esempi concreti – la costruzione e il godimento di un'opera che insista in modo stabile sul suolo -.

3.1.2. Segue: la “diversa” prospettiva dell'immanenza di una sempre consentita prohibitio.

3.1.3. Segue: insufficiente ai fini della prova del possesso la disponibilità delle chiavi dell'immobile da parte del fratello della proprietaria e il suo utilizzo di uno dei locali quale ricovero di cose proprie.

3.1.4. Segue: il requisito relativo all'origine del corpus possessionis prevale su quello (sostanziale) della transitorietà/saltuarietà? - il vincolo di stretta parentela intercorrente tra i soggetti medesimi consente di configurare la sussistenza della tolleranza anche in mancanza delle caratteristiche della breve durata e della limitata incidenza del godimento assentito -.

3.1.5. Segue: ancora sul requisito relativo all'origine del corpus possessionis – la diversa pregnanza del rapporto di parentela rispetto a quello di mera amicizia o buon vicinato (nei secondi di per sè labili e mutevoli è più difficile il mantenimento della tolleranza per un lungo arco di tempo) -.

3.1.5.1. Segue: ancora sul requisito relativo all'origine del corpus possessionis – la diversa pregnanza del rapporto di società rispetto a quello di mera amicizia o buon vicinato -.

3.2. Segue: casistica giurisprudenziale – incorporazione nella proprietà esclusiva di un singolo condomino con conseguente sottrazione in modo definitivo di un bene all'effettivo titolare -.

3.2.1. Segue: tolleranza e compossesso (il godimento esclusivo della cosa comune da parte di uno dei compossessori si presume conseguenza di un atteggiamento di mera tolleranza da parte degli altri compossessori).

3.2.2. Segue: la tolleranza di cui all'articolo 1144 del codice civile prescinde da qualsiasi accordo.

3.2.2.1. Segue: l'accordo che pone fine ad un contrasto tra le parti, in particolare.

3.2.3. Segue: la tolleranza può anche essere prolungata nel tempo se il proprietario non ha interesse ad opporsi all'uso tollerato.

3.2.4. Segue: mera tolleranza da parte della Pubblica Amministrazione successiva all'adozione ed esecuzione del provvedimento di occupazione d'urgenza.

3.2.5. Segue: l'identificazione della tolleranza implica un apprezzamento di fatto insindacabile in cassazione.

4. Una tipica fattispecie nella quale spesso rileva la tolleranza: la servitù di passaggio.

4.1. Segue: l'applicazione dei principi generali che regolano l'istituto.

4.2. Segue: l'attenuata valenza della sporadicità dell'esercizio del diritto di transito.

4.3. Segue: casistica giurisprudenziale - disponibilità di un telecomando per l'apertura del cancello e impossibilità di transitare con l'autovettura attraverso altro accesso alla propria proprietà quali indizi che escludono la mera tolleranza -.

4.3.1. Segue: quando il possesso della servitù di passaggio avviene nonostante l'opposizione del proprietario del fondo servente non è ontologicamente configurabile un atteggiamento di tolleranza.

 

 

Capitolo Quarto

ACCESSIONE E SUCCESSIONE NEL POSSESSO

 

1. Accessione e successione nel possesso: nozione, distinzione e previsione normativa.

2. La successione nel possesso: il possesso continua nell'erede con effetto dall'apertura della successione senza la necessità di materiale apprensione dei beni ereditari.

2.1. Segue: le caratteristiche del possesso che continua nell'erede sono le medesime del possesso già esistente in capo al “de cuius”.

2.2. Segue: l'erede deve dimostrare il precedente possesso esistente in capo al “de cuius” nonchè la propria qualità di erede.

2.2.1. Segue: inidoneità delle sole cartelle esattoriali intestate al “de cuius” e concernenti il pagamento di un tributo immobiliare sul bene in contestazione al fine della prova del precedente possesso esistente in capo al “de cuius” medesimo.

2.3. Segue: alla morte del possessore l'erede è legittimato a promuovere le azioni di reintegrazione e di manutenzione.

2.3.1. Segue: le azioni di reintegrazione e di manutenzione possono essere esperite dall'erede dell'usufruttuario anche nei confronti di chi sia divenuto pieno proprietario (già nudo proprietario) proprio a seguito del decesso del de cuius.

2.3.2. Segue: le azioni possessorie possono essere proposte dal chiamato all'eredità (senza la necessità di materiale apprensione) anche prima dell'accettazione.

2.3.3. Segue: applicazioni giurisprudenziali relative all'esercizio di azioni possessorie da parte dell'erede.

2.4. Segue: il problema della pluralità di eredi.

2.5. Segue: l'accettazione dell'eredità quale condizione necessaria affinché possa applicarsi la successione nel possesso.

2.5.1. Segue: gli articoli 460 e 1146 del codice civile hanno finalità e presupposti diversi.

2.6. Segue: casistica giurisprudenziale – la morte del conduttore d'immobile -.

2.6.1. Segue: il regime successorio dei masi chiusi si distingue da quello ordinario solo in virtù della tutela dell'indivisibilità dell'unità immobiliare.

2.6.2. Segue: l'articolo 1146 comma 1 del codice civile si riferisce soltanto al successore a titolo universale mentre per i successori a titolo particolare opera il diverso istituto dell'accessione nel possesso di cui al comma 2 del predetto articolo.

2.6.3. Segue: casistica residuale.

3. L'accessione nel possesso: affinché il successore a titolo particolare possa unire al proprio il possesso del dante causa è necessario che il trasferimento trovi la propria giustificazione in un titolo (astrattamente) idoneo a trasferire la proprietà o altro diritto reale sul bene.

3.1. Segue: il titolo può essere solo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà (o altro diritto reale) e può dunque essere viziato.

3.1.1. Segue: quale titolo? Trasferimento inter vivos e trasferimento mortis causa.

3.1.2. Segue: l'accessione opera nei limiti del titolo traslativo e non oltre.

3.1.3. Segue: cosa succede se il titolo d'acquisto è dichiarato risolto?

3.2. Segue: la necessità che il successore a titolo particolare stabilisca un vero e proprio rapporto di fatto con la cosa.

3.2.1. Segue: è legittima l'azione di reintegrazione nel possesso in conseguenza dell'accessio possessionis solo quando si sia stabilito un rapporto di fatto tra la cosa ed il successore a titolo particolare.

3.2.2. Segue: i negozi traslativi della proprietà o di altro diritto reale limitato non possono avere ad oggetto il trasferimento del solo possesso.

3.3. Segue: l'ulteriore requisito dell'identità di contenuto e di tipo tra il possesso esercitato dal successore a titolo particolare e quello a suo tempo esercitato dal dante causa.

3.4. Segue: gli effetti pratici dell'accessione coinvolgono l'usucapione in generale così come i requisiti temporali per l'esercizio delle azioni possessorie.

3.5. Segue: le applicazioni pratiche del principio – il problema delle province in cui vige il sistema tavolare: rilevabilità d'ufficio dell'eccezione relativa all'inapplicabilità nel regime tavolare dell'istituto della accessio possessionis -.

3.5.1. Segue: nelle province in cui vige il sistema tavolare il principio dell'accessione del possesso non opera nel caso di omissione dell'intavolazione del diritto acquistato per atto tra vivi dal successore a titolo particolare.

3.5.1.1. Segue: l'accessione nel possesso quando si tratta di servitù (in ambito di province in cui vige il sistema tavolare).

3.5.1.2. Segue: il carattere accessorio del diritto di servitù.

3.5.2. Segue: il compossessore pro indiviso di un immobile che poi consegua il possesso esclusivo di una porzione di esso in esito a divisione può invocare anche il precedente compossesso.

3.5.3. Segue: il legatario (che acquista il legato senza bisogno di accettazione) dipende dall'erede per conseguire il possesso del bene legato.

3.5.4. Segue: il successore a titolo particolare che invochi l'acquisto per usucapione del diritto di servitù può unire al proprio possesso quello del suo dante causa.

3.5.5. Segue: l'istituto dell'accessione nel possesso rende eseguibile anche nei confronti del subentrante a titolo particolare l'eventuale provvedimento giudiziale di reintegrazione nel possesso medesimo.

 

 

Capitolo quinto

IL C.D. POSSESSO DI BUONA FEDE

 

1. La buona fede quale ignoranza di ledere l'altrui diritto.

1.1. Segue: il carattere eminentemente psicologico (o soggettivo) del possesso di buona fede.

2. L'ignoranza di ledere l'altrui diritto non deve dipendere da colpa grave del possessore.

2.1. Segue: non applicabilità del principio in ambito d'indebito.

2.2. Segue: quando la colpa è grave?

2.3. Segue: elementi particolarmente rilevanti – esistenza di un precedente giudicato, visura alla conservatoria, trascrizione della domanda -.

2.4. Segue: casistica giurisprudenziale – opere d'arte, autovetture, immobili, pagamenti indebiti, titoli al portatore -.

3. La presunzione “juris tantum” di buona fede.

3.1. Segue: la portata generale del principio della presunzione di buona fede.

3.1.1. Segue: non applicabilità del principio della presunzione di buona fede in caso di accessione invertita.

3.2. Segue: la prova contraria idonea a vincere la presunzione di buona fede.

3.2.1. Segue: gli accertamenti catastali o in conservatoria.

3.3. Segue: la buona fede nel possesso è presunta solo quando si tratti di giustificarne gli effetti non quando si controverta sulla legittimità del comportamento acquisitivo del possesso.

4. La buona fede è sufficiente sussista al tempo dell'acquisto del possesso.

5. Casistica giurisprudenziale: tele rubate, mobili iscritto in pubblici registri, beni d'interesse storico, beni comuni, cose date in pegno.

5.1. Segue: titoli di credito.

5.2. Segue: terzo costruttore su suolo altrui, possesso di cosa mobile sottoposta ad esecuzione o di bene acquistato in forza di contratto poi dichiarato nullo, aggiudicatario di immobile in sede di asta fallimentare, prova della buona fede emersa solo nel corso dell'istruttoria processuale. -

 

 

Capitolo Sesto

LA RESTITUZIONE DEI FRUTTI DA PARTE DEL POSSESSORE

 

1. L'obbligo di restituire i frutti: normativa di riferimento.

2. L'obbligo di restituire i frutti è debito di valore o debito di valuta?

3. Il possessore di buona fede (a differenza di chi possiede in mala fede) non deve restituire i frutti separati (se naturali) e maturati (se civili) sino al giorno in cui è proposta domanda giudiziale di restituzione dei medesimi.

3.1. Segue: casistica giurisprudenziale – cedole incassate in virtù di contratto nullo -.

3.2. Segue: il possesso ottenuto tramite contratto (anche preliminare) di compravendita successivamente dichiarato nullo o comunque risolto.

4. Dopo la domanda giudiziale diretta alla restituzione dei frutti il possessore (anche se originariamente in buona fede) risponde tanto dei frutti percepiti quanto dei frutti che avrebbe potuto percepire usando la diligenza del buon padre di famiglia.

4.1. Segue: l'applicazione della regola ai casi di ripetizione d'indebito.

4.2. Segue: non applicabilità del principio nel caso si verta in fattispecie di detenzione (sia pure qualificata) e non di possesso.

5. Il possessore che deve restituire i frutti ha diritto al rimborso delle spese occorse per la produzione ed il raccolto dei medesimi.

6. Casistica giurisprudenziale residuale: scioglimento della comunione legale, occupazione abusiva, assegnazione di terre di riforma fondiaria, compensazione giudiziale.

6.1. Segue: comunione e successione, trasferimento coatto di quota d'immobile, rapporto restituzione frutti/ indennizzo da miglioramenti, sentenza non definitiva, gestione dei beni ereditari.

 

 

Capitolo Settimo

ADDIZIONI, RIPARAZIONI E MIGLIORAMENTI

 

1.Riparazioni straordinarie: il rimborso delle spese spetta anche al possessore di mala fede.

2. Riparazioni ordinarie: le spese sono dovute solo se il possessore è tenuto alla restituzione dei frutti e limitatamente al tempo per il quale la restituzione è dovuta.

3. Miglioramenti: se sussistono al tempo della restituzione anche il possessore di mala fede ha diritto all'indennità..

3.1. Segue: per il possessore di buona fede l'indennità è pari all'aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti.

3.2. Segue: per il possessore in mala fede l'indennità è pari alla minor somma tra l'aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti e l'importo della spesa dal possessore sostenuta per quest'ultimi.

3.3. Segue: l'opera abusiva non costituisce miglioramento suscettibile d'indennizzo.

3.3.1. Segue: l'opera abusiva sanabile e l'azione di arricchimento senza causa.

3.4. Segue: decorrenza della prescrizione.

4. Addizioni: il proprietario deve ritenerle e può scegliere di farle togliere a spese del possessore solo in alcuni casi eccezionali.

4.1. Segue: quando il proprietario può scegliere di far togliere le addizioni a spese del possessore?

5. Il pagamento delle indennità può avvenire ratealmente.

6. Riparazioni, miglioramenti, addizioni: l'articolo 1150 del codice civile è norma eccezionale e non si applica al mero detentore.

7. L'applicazione dell'articolo 1150 del codice civile nei rapporti tra coniugi.

7.1. La non applicabilità dell'articolo 1150 del codice civile in ambito di comunione ereditaria.

8. Applicazioni giurisprudenziali: casistica residuale sostanziale.

8.1. Segue: casistica residuale processuale.

 

 

Capitolo Ottavo

IL DIRITTO DI RITENZIONE

 

1. Le condizioni necessarie affinché possa esser esercitato il diritto di ritenzione.

2. Eccezionalità dell'istituto del diritto di ritenzione previsto dall'articolo 1152 del codice civile.

2.1. Segue: applicazioni giurisprudenziali - affitto d'azienda, assegnazione di alloggio di cooperativa edilizia, fallimento, contratto d'appalto, detenzione, enfiteusi di beni civici, azioni in personam -

2.2. Segue: il diritto di ritenzione contemplato a favore dell'affittuario di fondo rustico – analogie -.

3. La domanda per il riconoscimento del diritto di ritenzione è domanda nuova e se non proposta in primo grado è inammissibile in grado di appello.

PARTE SECONDA

L'ACQUISTO DELLA PROPRIETA' TRAMITE IL POSSESSO

 

Capitolo Nono

ACQUISTO DELLA PROPRIETA' DI BENI MOBILI MEDIANTE POSSESSO IN BUONA FEDE E TITOLO ASTRATTAMENTE IDONEO

 

1. I requisiti del c.d. “possesso vale titolo”: acquisto a non domino, possesso in buona fede e titolo astrattamente idoneo.

1.1. Segue: la proprietà viene acquistata libera da diritti altrui eventualmente esistenti sulla cosa (sempre che essi non risultino dal titolo).

1.2. Segue: la regola vale anche per l'acquisto dei diritti reali di usufrutto, uso e pegno.

1.3. Segue: l'acquirente che conosca l'illegittima provenienza.

1.4. Segue: il possesso in buona fede quale tutela contro la pluralità di alienazioni riguardanti lo stesso bene - tra più acquirenti dello stesso bene il preferito non è chi abbia acquistato per primo ma chi abbia conseguito il possesso in buona fede del bene de quo -.

2. Le universalità di mobili ed i beni mobili iscritti in pubblici registri non possono essere acquistati attraverso il possesso in buona fede ed il titolo astrattamente idoneo al passaggio di proprietà.

2.1. L'acquisto dei beni mobili soggetti ad iscrizione nei pubblici registri ma di fatto non iscritti o non validamente iscritti.

2.1.1. Segue: il principio è applicabile anche nei casi sia coinvolta un'impresa dichiara fallita.

2.1.2. Segue: il regime delle macchine operatrici.

2.1.3. Segue: la mancanza dei documenti necessari all'utilizzazione del bene mobile soggetto ad iscrizione ma non iscritto può influire sulla buona fede dell'acquirente?

2.2. Segue: le universalità di mobili – l'azienda in particolare -.

3. Le applicazioni giurisprudenziali del principio in ambito penale.

4. Casistica giurisprudenziale: i singoli libri appartenenti ad una biblioteca demaniale non sono soggetti alla tutela dell'acquisto dei beni mobili di cui all'articolo 1153 stesso codice.

4.1. Segue: acquisto dei beni mobili presenti in un locale acquistato “compresi annessi e connessi”.

4.2. Segue: la quota di una società di persone non è “bene mobile” suscettibile d'esser acquisita ex articolo 1153 del codice civile.

4.3. Segue: l'articolo 25 del decreto legislativo 19 marzo 1996 n. 198 non è di ostacolo alla astratta possibilità di opporre al sequestro chiesto dal titolare del brevetto la regola "possesso vale titolo" di cui all'articolo 1153 del codice civile.

4.4. Segue: l'acquisto a "non domino" da parte del concedente in leasing finanziario.

4.5. Segue: per i beni protetti da privative industriali le norme generali sulla circolazione dei beni mobili hanno un'applicazione puramente residuale.

4.6. Segue: la regola “possesso vale titolo” si applica anche agli animali.

4.7. Segue: la disposizione dell'articolo 1153 del codie civile non opera con riguardo a cose di interesse artistico e storico appartenenti ad enti o istituti legalmente riconosciuti diversi dallo Stato o da altri enti o istituti pubblici.

4.8. Segue: quando il venditore non dimostri di avere ignorato senza colpa la provenienza delittuosa della cosa compravenduta il compratore in buona fede può opporre il proprio acquisto fondato sulla regola “possesso vale titolo” ma anche chiedere la risoluzione del contratto in base agli ordinari principi in materia di inadempimento.

4.9. Segue: il principio “possesso vale titolo” può essere utilizzato in sede di opposizione di terzo avverso l'esecuzione mobiliare.

4.10. Segue: se il genitore ha alienato beni del figlio minore senza comunicare la sua qualità di rappresentante legale l'acquirente che sia in buona fede ne acquista la proprietà.

4.11. Segue: il diritto di elaborazione in forma cinematografica di un'opera letteraria.

5. Il possesso in buona fede dei titoli di credito.

5.1. Segue: il possesso deve essere esercitato in conformità delle norme che disciplinano la circolazione dei titoli di credito.

5.1.1. Segue: le norme che disciplinano la circolazione dei titoli di credito nominativi, in particolare.

5.2. Segue: casistica giurisprudenziale – la doverosa cautela necessaria all'identificazione del presentatore del titolo -.

5.2.1. Segue: l'acquirente di buona fede può esperire l'azione di rivendicazione contro l'ammortante.

5.2.2. Segue: irrilevanza della falsità (o dell'illegittimità) di una firma di girata.

5.2.3. Segue: se chi acquista tramite stanza di compensazione ha ricevuto il titolo in buona fede e nel rispetto delle norme che ne regolano la circolazione si giova degli effetti dell'articolo 1994 del codice civile.

5.2.4. Segue: la banca che acquisti in buona fede azioni dal comodatario che ne appaia proprietario non è tenuta a restituire al vero proprietario i titoli nè a risarcirgli i danni.

5.2.5. Segue: la mancanza di data nella girata di titolo nominativo non comporta la nullità della girata medesima.

 

 

 

Capitolo Decimo

L'USUCAPIONE DI BENI IMMOBILI

 

1. L'usucapione e la funzione dell'istituto in oggetto.

2. Il c.d. possesso ad usucapionem: pacifico, pubblico, continuo e non interrotto.

2.1. Segue: indifferenza tra possesso in buona fede e possesso di mala fede.

3. Il possesso acquistato in modo violento giova esclusivamente dal momento nel quale la violenza è cessata.

4. Il possesso acquistato in modo clandestino giova esclusivamente dal momento nel quale la clandestinità è cessata.

4.1. Segue: quando il possesso può dirsi pubblico?

4.2. Segue: casistica giurisprudenziale – titoli di credito e beni immobili acquistati dallo Stato a titolo di eredità -.

5. Il requisito della continuità del possesso riguarda non il comportamento del proprietario ma esclusivamente quello del possessore.

5.1. Segue: la continuità del possesso va valutata in riferimento alla natura del bene posseduto ed in relazione alle concrete e specifiche possibilità di godimento del medesimo.

5.2. Segue: il difetto di continuità – rilevabilità d'ufficio e rinuncia al diritto di usucapire -.

6. L'interruzione del possesso: non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli tipici stabiliti dalle norme positive.

6.1. Segue: il limite della compatibilità nel richiamo operato dall'articolo 1165 del codice civile.

6.2. Segue: atti che non interrompono il possesso - domanda ex articolo 2932 del codice civile, atti dispositivi del diritto dominicale, procedura di espropriazione per pubblica utilità -.

6.2.1. Segue: domanda ex articolo 938 del codice civile, comparsa di risposta con cui il convenuto nel giudizio possessorio contesti l'altrui possesso, mera diffida e mera messa in mora.

6.2.2. Segue: la convinzione di conservare la proprietà di un bene, le ordinanze di sgombero, la trascrizione del pignoramento.

6.2.3. Segue: atto diretto al mero rigetto della domanda attorea ovvero alla determinazione dell'oggetto della lite, costituzione di ipoteca, atti interruttivi dell'usucapione compiuti nei confronti di altro compossessore.

6.3. Segue: atti interruttivi del possesso – generalità -.

6.3.1. Segue: l'azione di rivendica.

6.3.2. Segue: l'azione possessoria.

6.3.3. Segue: ricorso per cassazione.

6.3.4. Segue: l'azione di riduzione.

6.3.5. Segue: è l'azione giurisdizionale che interrompe il possesso ad usucapionem non la trascrizione della domanda.

6.3.6. Segue: la perdita del possesso quale causa interruttiva dell'usucapione.

6.3.7. Segue: il riconoscimento del diritto del proprietario.

6.3.7.1. Segue: il riconoscimento (anche tacito) del diritto del proprietario deve provenire dal possessore o da un suo rappresentante ma può essere diretto anche verso terzi estranei.

6.3.7.2. Segue: non è sufficiente la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto da lui esercitato come proprio ma si richiede che questi esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare.

6.3.7.3. Segue: gli atti di riconoscimento del diritto altrui interruttivi del termine utile per l'usucapione possono essere provati anche per testimoni.

6.4. Segue: la trascrivibilità delle domande che interrompono l'usucapione di beni immobili.

6.5. Segue: qual'è l'incidenza delle trattative volte all'acquisto del bene ed intercorse tra proprietario e possessore che tale bene intenda usucapire?

6.6. Segue: le cause d'interruzione richiamate dall'articolo 1165 del codice civile non si applicano al possesso ad interdicta.

6.7. Segue: in caso di estinzione del processo resta fermo l'effetto interruttivo prodotto dagli atti introduttivi del processo medesimo.

6.8. Segue: un caso particolare riguardante le risultanze di un procedimento instaurato con denuncia di nuova opera al quale era estraneo il possessore usucapiente.

7. Sospensione dei termini utili per conseguire l'usucapione.

7.1. Segue: sono applicabili le cause di sospensione.

8. Possesso “ad usucapionem”: animus possidendi quale intenzione di comportarsi come proprietario.

8.1. Segue: l' animus possidendi si presume ed è diverso dall'animus usucapendi (la cui sussistenza non è necessaria).

8.2. Segue: possesso ad usucapionem quale esercizio di potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di un diritto reale.

8.3. Segue: casistica giurisprudenziale - non v'è consapevolezza di possedere alla stregua di un proprietario in chi invita il legittimo titolare del diritto reale ad un sopralluogo disposto dalla pubblica amministrazione sul fondo -.

8.3.1. Segue: nel caso di due appartamenti contigui posti in comunicazione tra di loro il godimento promiscuo del complesso immobiliare non è idoneo a concretizzare un possesso "ad usucapionem".

8.3.2. Segue: domanda di usucapione proposta da un condominio ed avente per oggetto il terreno residuato dalla costruzione dell’immobile.

8.3.3. Segue: ai fini dell'acquisto della proprietà per usucapione rileva l'"animus possidendi" e non il titolo.

8.3.4. Segue: possesso mediato del bene immobile ed esercizio consapevole di una signoria di fatto sulla cosa.

8.3.5. Segue: possesso del bene acquisito a seguito di atto traslativo della proprietà successivamente dichiarato nullo.

8.3.6. Segue: l'oggetto di un contratto di compravendita non può essere il trasferimento del possesso di un immobile.

8.4. Segue: possesso, detenzione e tolleranza - è solo in capo al (vero) possessore che può maturare un'eventuale usucapione avente per oggetto il bene posseduto -.

8.4.1. Segue: l'effetto della c.d. tolleranza – rinvio -.

8.4.2. Segue: la detenzione - convenzione con effetti reali e convenzione con effetti obbligatori -.

8.4.2.1. Segue: il contratto preliminare di vendita, in particolare.

8.4.2.2. Segue: ulteriori rapporti configuranti mera detenzione.

8.4.3. Segue: casistica giurisprudenziale - non può usucapire chi ha iniziato ad avere la detenzione e non il possesso -.

8.4.3.1. Segue: non costituisce ipotesi di evizione il caso in cui l'appartenenza a terzi del bene in contestazione derivi da usucapione perfezionatosi in tempo successivo al contratto di compravendita del bene stesso.

8.4.3.2. Segue: chi usucapisca la proprietà della cosa locata non succede nel rapporto di locazione e non può pertanto esperire azione di sfratto.

8.4.3.3. Segue: non usucapisce il bene chi lo detiene in nome e per conto del proprietario.

8.4.4. Segue: il mutamento della detenzione in possesso ai fini dell'usucapione.

8.4.4.1. Segue: non è necessaria alcuna opposizione del detentore qualora il mutamento del titolo provenga direttamente dal possessore.

8.4.4.2. Segue: la necessità di specifico atto di interversio possessionis quanto all'immissione anticipata nel godimento del bene a favore del promittente acquirente.

8.4.4.3. Segue: la morte del comodante non comporta per il comodatario l'automatico mutamento della detenzione in possesso.

8.4.4.4. Segue: interversione in ambito locatizio.

8.5. Segue: ulteriore casistica giurisprudenziale - ai fini del possesso necessario al conseguimento dell'usucapione può esser considerata utilmente anche la signoria esercitata su un fabbricato in corso di costruzione -.

8.5.1. Segue: quando a fronte del godimento di un bene si elargiscono somme di denaro il giudice di merito deve accertare a che titolo avvenga l'esborso.

8.5.2. Segue: il possesso ad usucapionem di un lastrico solare.

8.5.3. Segue: Il minore può possedere ai fini dell'usucapione?

8.5.4. Segue: non è giuridicamente concepibile un possesso esercitato da società di fatto distinto dal possesso esercitato dai soci.

8.5.5. Segue: il socio di una società di persone può usucapire l'altrui quota di comproprietà relativa ad immobile conferito in società?

8.5.6. Segue: il proprietario che recinti il proprio fondo dimenticandone una porzione utilizzata invece dal proprietario del fondo confinante perde il possesso della suddetta porzione di fondo.

8.5.7. Segue: costruzione con materiali propri ma insistente su fondo altrui.

8.5.8. Segue: non possono essere acquistati per usucapione diritti relativi a un'area accessibile a tutti e suscettibile di utilizzazione indiscriminata.

8.5.9. Segue: la parte che rinunci a far valere l'acquisto per usucapione maturato non rinuncia ad un diritto di proprietà ma solo ad avvalersi della tutela giuridica apprestata dall'ordinamento.

8.5.10. Segue: la limitata capacità delle associazioni non riconosciute di essere titolari di un patrimonio non esclude la possibilità di acquisti a titolo originario come l'usucapione.

8.5.11. Segue: usucapione e contratto di compravendita.

8.5.12. Segue: usucapione e beni ereditari – rinvio -.

8.5.13. Segue: l'acquisto per usucapione richiede il possesso effettivo ma non anche il possesso esclusivo con la conseguenza che il compossesso può incidere solo sulla misura dell'acquisto.

8.6. Segue: se la successione nella titolarità di un bene è avvenuta quando il dante causa ne ha già goduto per il tempo necessario ad usucapirlo non rileva l'animus del successore.

9. L'onere della prova: generalità.

9.1. Segue: tipologie probatorie proponibili in astratto - la prova degli estremi integrativi di un possesso "ad usucapionem" può essere testimoniale -.

9.1.1. Segue: il comportamento processuale della parte può costituire unica e sufficiente fonte di prova?

9.1.2. Segue: il giuramento decisorio deve essere deferito su fatti specifici e non certo avere per oggetto apprezzamenti.

9.1.3. Segue: non può ritenersi prova sufficiente di un possesso utile ad usucapire la mera produzione di un titolo di acquisto del bene.

9.1.4. Segue: le cautele da utilizzare in caso di presunzione.

9.1.5. Segue: i presupposti dell’acquisto per usucapione possono trovare riscontro nella confessione del convenuto.

9.1.6. Segue: la contumacia del convenuto.

9.2. Segue: concrete fattispecie probatorie – la coltivazione del terreno e il taglio delle piante -.

9.2.1. Segue: se il locatore rinuncia a percepire il canone non per questo il conduttore inizia un possesso “ad usucapionem”.

9.2.2. Segue: la convenzione con la quale un soggetto riceva da un altro il godimento di un bene è fatto storico dal quale può stabilirsi la reale volontà delle parti circa il trasferimento o meno del possesso.

9.2.3. Segue: l'intestazione catastale di un immobile non comporta che l'intestatario abbia effettivamente esercitato su di esso un potere di fatto.

9.2.4. Segue: è “nuova” la prova diretta a dimostrare l'avvenuto riconoscimento del diritto reale da parte del possessore.

9.2.5. Segue: l'articolo 1143 del codice civile è applicabile in ambito d'usucapione?

9.2.6. Segue: la concessione edilizia non è idonea a comprimere diritti dei terzi nè la data di rilascio può dar prova inconfutabile dell'inizio dei lavori e della loro ultimazione.

9.2.7. Segue: non rappresenta fatto idoneo a manifestare inequivocabilmente la volontà di tenere il bene come proprio la costruzione di una gradinata di accesso ad un bene proprio.

9.2.8. Segue: il mero fatto di aver concesso in locazione a terzi un fabbricato non può esser ritenuto un atto di dominio.

9.2.9. Segue: la trasformazione della detenzione in possesso utile "ad usucapionem" deve essere provato con il compimento di idonee attività materiali in opposizione al proprietario.

9.3. Segue: la prova concernente l'animus, in particolare.

9.4. Segue: anche nel giudizio di rivendicazione se il possesso è contestato l'onere della prova è maggiormente difficoltoso.

9.5. Segue: l'onere probatorio posto a carico dell'attore è attenuato dalla proposizione da parte del convenuto di una domanda o di una eccezione riconvenzionale di usucapione?

9.6. Segue: il riferimento concreto alla specifica natura del bene.

9.7. Segue: il diverso onere probatorio esistente per l'attore a seconda possieda o meno la cosa oggetto del preteso diritto reale.

9.8. Segue: le prove acquisite nel giudizio possessorio non possono essere utilizzate nel giudizio petitorio.

10. La durata del possesso quale elemento essenziale al compimento dell'usucapione.

10.1. Segue: chi agisce per l'accertamento della proprietà su di un bene a titolo originario ha l'onere di dimostrare anche la durata del possesso medesimo per il periodo prescritto dalla legge.

10.2. Segue: la questione della durata del possesso quale presupposto dell'usucapione è rilevabile d'ufficio.

10.3. Segue: non può proporre opposizione di terzo chi esponga di essere nel possesso del bene immobile da soli otto anni.

10.4. Segue: l'istituto dell'immemorabile non è più applicabile ai rapporti privatistici in quanto abrogato dal codice civile del 1865 e non richiamato in vigore dall'attuale codice civile.

10.5. Segue: qualora il possesso abbia avuto inizio in epoca anteriore all'entrata in vigore del codice civile del 1942 occorre avere riguardo non al termine trentennale stabilito dal codice abrogato ma a quello ventennale di cui al codice vigente.

10.6. Segue: l'apertura della successione quale dies a quo rilevante per l'usucapione.

11. Il bene oggetto dell'acquisto per usucapione: un bene annoverato tra i beni demaniali può essere usucapito solo se sia intervenuta la sua sdemanializzazione (anche tacita).

11.1. Segue: l'erronea convinzione che il possessore del bene abbia circa la demanialità del medesimo.

11.1.1. Segue: la presunzione di demanialità stabilita dall'articolo 22 della legge n. 2248 del 1865, all. F ha carattere relativo ed è destinata a cadere di fronte all'esistenza di elementi probatori idonei a dimostrare il carattere privato degli spazi contesi.

11.1.2. Segue: il patrimonio indisponibile degli enti pubblici, gli usi civici, i beni caratterizzati da concessioni traslative o dall'esser destinati ad un pubblico servizio.

11.2. Segue: casistica giurisprudenziale – l'usucapione di una grotta sotterranea -.

11.2.1. Segue: l'usucapione delle pertinenze.

11.2.2. Segue: l'eccezione di usucapione sollevata da parte del convenuto con l'azione del regolamento di confini non è ammissibile nel caso in cui l'incertezza del confine abbia carattere oggettivo.

11.2.3. Segue: possono essere astrattamente oggetto di acquisto per usucapione i relitti di terreni espropriati ma mai utilizzati per le ragioni per le quali furono espropriati.

11.2.4. Segue: anche in ambito di edilizia economico-popolare valgono le regole generali dell'istituto.

11.2.5. Segue: la non usucapibilità dei terreni acquisiti al patrimonio degli enti di sviluppo e destinati al servizio pubblico di ridistribuzione della proprietà terriera.

11.2.6. Segue: la proprietà delle aree interne o circostanti ai fabbricati di nuova costruzione su cui gravi il vincolo pubblicistico di destinazione a parcheggio può essere acquistata per usucapione.

11.2.7. Segue: possono essere usucapiti i beni immobili oggetto di espropriazione.

11.2.8. Segue: la pubblica amministrazione può usucapire il bene privato del quale abbia disposto per oltre un ventennio.

11.2.9. Segue: anche nei confronti di beni immobili di interesse storico-artistico soggetti a vincolo di inalienabilità il termine di prescrizione acquisitiva a favore dell'acquirente è quello ventennale.

11.2.10. Segue: l'acquisto per usucapione della proprietà di una superficie posta alla sommità di un edificio giustifica la sopraelevazione da parte dell'usucapiente.

11.2.11. Segue: l'occupazione temporanea di un bene immobile per la esecuzione di progetti di sistemazione di bacini montani seguita dalla materiale apprensione del fondo comporta la privazione del possesso del bene.

11.2.12. Segue: la circostanza che un terreno sia stato incluso in area di bonifica non è d'ostacolo all'usucapione del medesimo.

11.2.13. Segue: la quota di una società di persone non può essere usucapita.

11.2.14. Segue: il provvedimento amministrativo con cui vengano concesse in uso temporaneo alle vittime di calamità naturali baracche installate su terreni privati occupati in via d'urgenza impedisce l'acquisto del diritto di proprietà per usucapione.

11.2.15. Segue: anche la “ditta” è suscettibile d'esser usucapita.

12. Problematiche processuali: identificazione della domanda e rispetto dell'articolo 112 del codice di procedura civile.

12.1. Segue: anche se è richiesta l'usucapione decennale il giudice può pronunciare quella ventennale.

12.1.1. Segue: non è domanda nuova mutare la richiesta di usucapione “decennale” in “ventennale” e viceversa.

12.2. Segue: l'eccezione di usucapione non è più proponibile in appello a seguito della modifica del secondo comma dell'articolo 345 del codice di procedura civile apportata dalla legge 353/90.

12.3. Segue: sospensione del processo - non va sospeso il procedimento con il quale il locatore abbia agito per ottenere il rilascio dell'immobile se il conduttore abbia a sua volta promosso giudizio tendente all'accertamento dell'acquisto a suo favore della proprietà dell'immobile per usucapione.

12.4. Segue: incompatibilità tra giudizio di usucapione e giudizio divisorio aventi per oggetto lo stesso bene.

12.5. Segue: non è necessario che sia compiuta a favore del convenuto l'usucapione perché questi possa opporre al chiamato all'eredità la prescrizione del diritto di accettazione.

12.6. Segue: cosa succede quando l'azione di accertamento dell'acquisto per usucapione della proprietà di un bene sia stata proposta in via riconvenzionale ma l'attore risulti nel processo non essere il proprietario di quel bene?

12.7. Segue: proponibilità della domanda di usucapione nei confronti della curatela fallimentare.

12.8. Segue: la parte convenuta in un giudizio di carattere reale può paralizzare l'azione anche attraverso una mera eccezione riconvenzionale di usucapione.

12.9. Segue: l'azione di riduzione delle donazioni lesive della legittima non può essere paralizzata dall'eccezione di maturata usucapione.

12.10. Segue: l'appello diretto contro la pronuncia con cui è stata disattesa la domanda di usucapione si estende automaticamente al capo della sentenza che abbia riconosciuto la proprietà della controparte.

12.10.1. Segue: l'eccezione di usucapione sollevata in primo grado non riproposta dall'appellato non è rilevabile d'ufficio dal giudice del gravame.

12.11. Segue: nel giudizio di rinvio non può essere dedotta per la prima volta l'eccezione di usucapione.

12.12. Segue: il giudizio di opposizione di terzo che affermi d'aver usucapito.

12.12.1. Segue: l'opposizione all'esecuzione di terzo che affermi d'aver usucapito.

12.13. Segue: usucapione e litisconsorzio passivo (non attivo) necessario.

12.14. Segue: l'interesse ad agire di un soggetto che chiede di essere dichiarato proprietario a titolo di usucapione presuppone la contestazione da parte di un terzo?

13. Non è censurabile in sede di legittimità l'apprezzamento del giudice di merito che accerti se ricorrano o meno gli estremi del possesso idoneo ad usucapire.

14. La sentenza che pronuncia l'avvenuta usucapione ha carattere dichiarativo (non costituivo) e gli effetti della usucapione retroagiscono al momento dell'iniziale esercizio della relazione di fatto instaurata con il bene conteso.

14.1. Segue: conseguenze - il bene del quale l'alienante dichiari di essere proprietario per compiuta usucapione può essere ceduto prima dell'eventuale accertamento giurisdizionale.

14.2. Segue: conseguenze – l'accertamento della avvenuta usucapione esclude il presupposto del risarcimento da illecito togliendo ab origine il connotato di illiceità al comportamento di chi abbia usucapito -.

15. Problematiche legate al rapporto tra coniugi: gli acquisti per usucapione effettuati da uno solo dei coniugi durante il matrimonio in vigenza del regime patrimoniale della comunione legale entrano a far parte della comunione medesima.

15.1. Segue: la famiglia impersonalmente considerata non è autonomo soggetto giuridico e non può usucapire collettivamente ed indistintamente.

16. L'usucapione non muta né sana l'originaria abusività edilizia dei manufatti.

17. Trascrizione: il conflitto fra l'acquirente a titolo derivativo e quello per usucapione è sempre risolto a favore del secondo indipendentemente dalla data di trascrizione della sentenza che accerti l'usucapione.

17.1. Segue: non applicabilità del principio all'ipotesi in cui chi assume di aver acquistato per usucapione un fondo confinante pretenda di esercitare la prelazione in occasione della vendita del fondo finitimo.

18. Usucapione e sistema tavolare: il valore costitutivo dell'iscrizione non si estende agli acquisti per usucapione.

18.1. Segue: annotazione della domanda e inidoneità dell'intavolazione ad interrompere il decorso del tempo utile all'usucapione.

18.2. Segue: conseguenze - rilevanti le prove testimoniali volte a dimostrare la malafede di chi ha intavolato il suo acquisto malgrado la conoscenza/conoscibilità della compiuta usucapione a favore di terzi -.

18.3. Segue: il particolare regime giuridico è conforme alla Costituzione.

18.4. Segue: è ammissibile l'acquisto per usucapione di un bene facente parte di un maso chiuso.

19. Non sussiste incompatibilità tra l'azione di regolamento di confini e l'eccezione di usucapione del terreno (con la quale si fa valere una situazione sopravvenuta) né quest'ultima vale a snaturare la prima.

19.1. Segue: l'eccezione di usucapione del terreno secondo la disciplina dell'articolo 345 del codice di procedura civile nella formulazione anteriore alla riforma introdotta con la legge 26 novembre 1990 n. 353 non è ammissibile tutte le volte in cui l'incertezza del confine abbia carattere oggettivo.

19.2. Segue: il fatto che il convenuto abbia prestato il proprio assenso alla misurazione dei terreni da parte di un consulente tecnico non gli preclude la possibilità di eccepire l'avvenuta usucapione.

20. Imposta di registro e tassazione del bene usucapito: la determinazione del valore dell'immobile va effettuata con riferimento al momento del passaggio in giudicato della sentenza di accertamento dell'usucapione.

 

 

Capitolo Undicesimo

L'USUCAPIONE DEI DIRITTI REALI SU BENE IMMOBILE ALTRUI

 

1. Le servitù non apparenti non possono essere acquistate per usucapione.

1.1. Segue: l'esistenza fisica delle opere che assicura l'apparenza nonché l'ulteriore requisito della destinazione delle stesse costituiscono giudizio di merito incensurabile in sede di legittimità.

1.2. Segue: il requisito dell'apparenza consiste nella presenza di opere permanenti e visibili obiettivamente destinate all'esercizio della servitù vantata.

1.2.1. Segue: il tracciato nelle servitù di passaggio, in particolare.

1.3. Segue: il requisito dell'obiettiva destinazione all'esercizio della servitù vantata.

1.3.1. Segue: casistica giurisprudenziale - presenza di qualche tubo con copertura di terra posto nell'alveo di un fosso divisorio di due fondi contigui tale da consentire il passaggio tra di essi -.

1.3.2. Segue: messa a disposizione da parte del vicino della chiave di un portone apposto nell'androne del fabbricato di sua proprietà.

1.3.3. Segue: sentiero costituente passaggio da un fondo ad un altro fondo del medesimo proprietario per l'acquisto per usucapione della servitù di transito attraverso di esso a favore di un terzo fondo appartenente ad un altro soggetto.

1.3.4. Segue: mera esistenza di una strada con ogni altra sua visibile componente.

1.3.5. Segue: pavimentazione fra la porta d'ingresso del preteso fondo dominante ed il preteso fondo servente.

1.3.6. Segue: mera circostanza che il cortile inserito fra due fabbricati presenti una pavimentazione con selciato.

1.4. Segue: l'elemento psicologico del possesso nel diritto reale di servitù.

1.5. Segue: le opere destinate all'esercizio della servitù devono essere strumentalmente utilizzate per tutto il tempo prescritto dalla legge per usucapire il diritto vantato.

1.6. Segue: l'esistenza di opere visibili e permanenti è richiesta per l'usucapione ma non per ottenere la mera reintegra del possesso.

1.7. Segue: la rimozione delle opere che rendono apparente una servitù senza pregiudicarne od ostacolarne l'esercizio non danno luogo ad uno spoglio.

1.8. Segue: se la servitù è apparente può essere usucapita anche se “discontinua”.

2. La c.d. servitù discontinua può essere oggetto d'usucapione in quanto l'esercizio saltuario del diritto non è di ostacolo a configurarne il possesso ma l'intermittenza dell'utilizzo del diritto vantato dev'essere ricollegabile ad esigenze del fondo.

3. La servitù di passaggio, in particolare: il contenuto è determinato dal possesso concreto effettivamente esercitato.

3.1. Segue: per l'accertamento del diritto sul fondo servente nel caso di esistenza di un fondo intermedio non occorre alcuna specifica prova circa la titolarità di quest'ultimo.

3.2. Segue: ai fini dell'acquisto per usucapione del diritto di servitù il titolo necessario ex secondo comma dell'articolo 1146 del codice civile non può essere costituito semplicemente dal contratto di vendita del fondo (preteso) dominante.

3.3. Segue: chiesto l'accertamento dell'avvenuto acquisto per usucapione di una striscia di terreno costituisce domanda nuova quella diretta all'usucapione di una servitù di passaggio.

3.4. Segue: è il giudice che qualifica una strutturale saltuarietà di atti che vengano invocati come esercizio di fatto della servitù quali atti di mera tolleranza.

3.5. Segue: in tema di possesso "ad usucapionem" di una servitù prediale di passaggio non è necessario che il possesso del passaggio sia esercitato in modo esclusivo.

3.6. Segue: l'obbligo del giudice di determinare il contenuto della servitù unicamente in rapporto alla precisa attività svolta dal possessore (tantum praescriptum quantum possessum).

3.7. Segue: se la servitù di passaggio insiste su un fondo in comunione sussiste litisconsorzio necessario nei confronti dei partecipanti alla comunione.

3.8. Segue: la servitù di passaggio costituita per usucapione ha natura di servitù volontaria e non di servitù di passaggio coattivo.

3.9. Segue: il passaggio effettuato sul fondo del vicino a titolo di concessione precaria e retribuita esclude la sussistenza di un possesso "ad usucapionem".

3.10. Segue: gli acquirenti delle singole unità immobiliari facenti parte di un condominio non possono unire il proprio possesso a quello esercitato per le esigenze del cantiere durante la realizzazione del fabbricato dall'impresa costruttrice.

3.11. Segue: l’eccezione di usucapione di una servitù prediale apparente può essere posta dal giudice a fondamento della propria decisione pur in assenza di una formale eccezione.

3.12. Segue: l'elemento psicologico del possesso ad usucapionem della servitù di passaggio va desunto dalle concrete circostanze nelle quali il possesso si è estrinsecato.

3.13. Segue: la ricorrenza di un possesso utile all'acquisto di un diritto di servitù su fondo altrui non esclude l'usucapione della piena proprietà del fondo medesimo.

3.14. Segue: non comporta acquisto per usucapione del diritto di servitù di pubblico passaggio un transito pur compiuto da una pluralità indeterminata di persone ma che comporti il superamento di ostacoli specifici frapposti dal proprietario del fondo.

3.15. Segue: l'esercizio del possesso della servitù da parte del proprietario del fondo dominante si somma all'esercizio che successivamente ne faccia il detentore suo affittuario.

3.16. Segue: la c.d. "usucapio libertatis" del fondo servente.

3.17. Segue: chi deduca e dimostri una relazione di asservimento fra fondi contigui idonea all'acquisto per usucapione di un corrispondente diritto di servitù non è tenuto a provare anche l'inesistenza delle condizioni negative.

4. La servitù di veduta, in particolare.

4.1. Segue: applicabilità del principi generali.

4.2. Segue: l'accertamento delle caratteristiche dell'apertura di un edificio può avvenire attraverso l'esame della planimetria catastale.

4.3. Segue:la demanialità di un fondo che impedisce il possesso "ad usucapionem" di servitù di veduta da parte del vicino può essere opposta solo dalla pubblica amministrazione.

5. La servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione (o piantagione) a distanza inferiore a quella legale.

5.1. Segue: il dies a quo.

5.2. Segue: è inammissibile l'acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata da norme inderogabili.

5.3. Segue: casistica giurisprudenziale - locatario di un cortile che abbia eseguito illegittimamente nello stesso costruzioni senza consenso del locatore -.

5.3.1. Segue: la privazione in danno di altri condomini del godimento di una porzione di un bene comune per effetto della costruzione di un'opera che su di esso si protende.

5.3.2. Segue: nell'ipotesi di alienazione di un immobile realizzato a distanza inferiore a quella legale il successore a titolo particolare può unire al proprio possesso quello del suo dante causa.

5.3.3. Segue: la domanda riconvenzionale di usucapione anche se inammissibile vale come eccezione e il giudice non può esimersi dal prenderla in considerazione.

5.3.4. Segue: fatti salvi gli effetti dell'intervenuta usucapione il proprietario del preteso fondo servente può in ogni momento chiedere che venga accertata l'inesistenza di una servitù contraria al rispetto delle distanze legali.

5.3.5. la domanda diretta all'accertamento dell'obbligo del rispetto delle distanze legali nelle costruzioni non rientra tra quelle soggette all'onere della trascrizione essendo diretta ad interrompere il corso dell'usucapione della servitù derivante dalla violazione delle limitazioni legali.

6. La servitù di elettrodotto, in particolare.

7. La servitù di acquedotto, in particolare.

8. Servitù di uso pubblico: possono costituirsi per usucapione anche se manchino opere visibili e permanenti per l'esercizio di esse.

8.1. Segue: l'individuazione e i limiti di utilizzo del locus servitutis.

9. E' consentita l'usucapione della servitù di luce ma non di luce “irregolare”.

10. La servitù di mantenere i rami degli alberi protesi verso il fondo del vicino non può essere oggetto d'usucapione.

11. La rinuncia tacita a far valere l'acquisto per usucapione di un diritto reale su un bene immobile non richiede la necessità della forma scritta "ad substantiam".

12. L'usucapione del diritto di enfiteusi.

13. L'usucapione dei diritti reali d'uso ed abitazione.

14. L'usucapione del diritto di custodire in un sepolcro familiare i resti mortali di congiunti (c.d. “diritto al sepolcro”).

15. L'usucapione del diritto di stillicidio.

16. L'usucapione del diritto di servitù di parcheggio.

17. L'usucapione del diritto di servitù di riscaldamento.

18. L'usucapione del diritto di servitù di passaggio di conduttura.

19. L'interversio possessionis di cui all'articolo 1164 del codice civile.

19.1. Segue: l'articolo 1164 del codice civile non è applicabile al caso in cui sin dall'origine il possesso si sia estrinsecato in un'attività corrispondente ad un diritto di proprietà o di comproprietà.

 

 

Capitolo Dodicesimo

L'USUCAPIONE DELLE COMPROPRIETA' IMMOBILIARI

 

1. Il comproprietario può usucapire la quota degli altri comproprietari?

1.1. Segue: la non necessità di un atto di interversione e la sostituzione del godimento “uti condominus” con il godimento “animo domini”.

1.2. Segue: intento di esclusività che si concretizzi in un'attività apertamente contrastante ed incompatibile con il compossesso degli altri comproprietari.

1.3. Segue: onere probatorio a carico di chi vanti l'usucapione.

1.4. Segue: casistica giurisprudenziale - il proprietario dell'attico che utilizza il terrazzo di copertura in modo più intenso o diverso da quello praticato dagli altri condomini -. -

1.4.1. Segue: il comproprietario che sostenga in via esclusiva i costi per gli atti di ristrutturazione dei beni ed il rifacimento dell'impianto idraulico resosi necessari dopo un incendio.

1.4.2. Segue: passaggio dei comproprietari sull'aia che s'intende usucapire.

1.4.3. Segue: usucapione di una quota di bene immobile a favore degli altri comunisti.

1.4.4. Segue: gli atti di gestione familiarmente tollerati non possono dar luogo a un'estensione del potere di fatto sulla cosa nella sfera di altro compossessore.

2. L'usucapione del coerede contro gli altri coeredi.

2.1. Segue: lo svolgimento di trattative con gli altri coeredi per la vendita da parte di costoro dei diritti loro spettanti sulla comune eredità non è incompatibile con il possesso esclusivo del coerede possessore che non abbia ancora maturato l'usucapione.

2.2. Segue: casistica giurisprudenziale - il coerede che utilizzi ed amministri un bene ereditario si presume (iuris tantum) agisca in tale qualità -.

2.2.1. Segue: scoperta di testamento che modifica le quote attribuite agli eredi legittimi.

2.2.2. Segue: comunione ereditaria tra genitore e figli.

2.2.3. Segue: assunzione da parte di un coerede di tutti gli oneri ordinari e straordinari di miglioria.

3. La possibilità di usucapire una comproprietà pro indiviso.

3.1. Segue: muri di confine e compossesso familiare.

4. Aspetti processuali: l'erede testamentario convenuto con l'azione di riduzione non ha la possibilità di opporre l'usucapione dei beni ereditari con riferimento al possesso esercitato prima della proposizione dell'azione medesima. - 4.1. Segue: litisconsorzio necessario?

4.1.1. Segue: litisconsorzio in appello.

4.1.2. Segue: non ricorre un'ipotesi di litisconsorzio necessario nel caso di domanda di usucapione proposta nei confronti di alcuni soltanto dei comproprietari limitatamente alle relative quote.

4.2. Segue: l'azione con la quale il condomino di un edificio chiede la rimozione di opere che altro condomino abbia effettuato sulla cosa comune non è suscettibile di prescrizione salvi gli effetti di eventuale usucapione in favore di quest'ultimo.

4.3. Segue: i coeredi sono legittimati ad esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari sino a quando uno dei compossessori compia atti diretti all'apprensione ed occupazione esclusiva del bene idonei a mutare l'originario titolo comune del possesso.

4.4. Segue: la legittimazione dell'amministratore condominiale.

4.5. Segue: giudizio divisorio ed eccezione riconvenzionale d'usucapione in appello.

4.6. Segue: la notificazione dell'atto introduttivo d'un giudizio di cognizione nei confronti di alcuni dei compossessori non vale ad interrompere l'usucapione nei confronti degli altri compossessori.

4.7. Segue: il condomino che resiste alla domanda con cui gli altri condomini reclamino una porzione d'edificio condominiale pattiziamente destinata all'uso comune ma in concreto incorporata nell'appartamento del primo può eccepire d'aver usucapito detta porzione.

4.8. Segue: la proposizione di domande ed eccezioni in giudizio non richiede l'uso di formule sacramentali.

5. Casistica residuale: il compossessore "pro indiviso" di un immobile che poi consegua il possesso esclusivo di una porzione di esso può invocare ai fini dell'usucapione anche il precedente compossesso.

5.1. Segue: ai fini dell'usucapione di un bene già in possesso del "de cuius" lo stato di compossesso nascente a favore dei suoi coeredi non impedisce la "successio possessionis" con effetti limitati ai terzi.

5.2. Segue: la presunzione di comunione del muro divisorio ha carattere relativo e restano salvi gli eventuali effetti dell'usucapione.

5.3. Segue: il condomino che ha sopraelevato in violazione dell'obbligo di cui al comma 3 dell'articolo 1127 del codice civile può acquistare per usucapione il diritto a mantenere la costruzione così come l'ha realizzata.

5.4. Segue: la comunione di una strada può cessare per usucapione ma non per “non” uso.

5.5. Segue: la presunzione legale di comunione pro-indiviso delle parti del fabbricato destinate all'uso comune può essere superata quando la loro proprietà esclusiva risulti acquisita per usucapione.

 

 

Capitolo Tredicesimo

L'USUCAPIONE DEI BENI MOBILI, DELLE UNIVERSALITA' E DEI BENI MOBILI ISCRITTI IN PUBBLICI REGISTRI

 

1. L'esclusione dell'applicabilità dell'articolo 1153 del codice civile ai beni mobili iscritti in pubblici registri e alle universalità (di beni mobili).

2. L'usucapione dei beni mobili e degli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi.

2.1. Segue: l'applicabilità delle suddette regole anche ai titoli di credito.

3. L'usucapione delle universalità di mobili e dei diritti reali di godimento sopra le medesime.

4. L'usucapione dei beni mobili iscritti in pubblici registri e dei diritti reali di godimento relativi ai beni medesimi.

 

 

Capitolo Quattordicesimo

L'USUCAPIONE IMMOBILIARE ABBREVIATA

 

1. Usucapione immobiliare abbreviata: requisiti e perfetta coincidenza tra immobile posseduto e immobile acquistato in buona fede "a non domino".

1.1. Segue: l'accertamento della coincidenza tra immobile posseduto e immobile acquistato in buona fede "a non domino" si risolve in un'indagine di fatto incensurabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivata.

2. Il titolo (astrattamente) idoneo a determinare il trasferimento del diritto reale: l'acquisito del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare.

2.1. Segue: l'esempio del diritto di servitù – all'atto astrattamente idoneo (e concretamente inidoneo) deve aver partecipato il preteso proprietario del fondo servente -.

2.1.1. Segue: insufficienza di un mero contratto di vendita del fondo preteso dominante nel quale sia contenuta una generica clausola che trasferisca una servitù (inesistente) che a tale fondo inerisce.

2.2. Segue: l'accettazione dell'eredità non concreta il requisito del titolo proveniente a non domino idoneo in astratto al trasferimento della proprietà.

2.3. Segue: decreto d'espropriazione, demanialità del bene, beni immobili non appartenenti al de cuius al momento della successione.

3. La sussistenza del requisito della buona fede e le indagini atte ad individuare l'appartenenza del bene a chi se ne affermi proprietario.

3.1. Segue: è considerata cautela elementare in vista dell'acquisto di un bene immobile l'effettuazione da parte dell'acquirente delle visure catastali ed ipotecarie.

3.2. Segue: la buona fede si presume, va valutata in relazione al titolo e verificata al momento della conclusione del contratto o in quello successivo dell'immissione nel possesso.

3.3. Segue: la preventiva trascrizione della domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere un contratto di compravendita immobiliare costituisce elemento idoneo ad escludere la buona fede del terzo successivo acquirente dello stesso bene.

4. Rapporti processuali tra usucapione ordinaria e abbreviata: non incorre nel vizio di extrapetizione il giudice adito con la domanda diretta all’acquisto per usucapione abbreviata che accolga la domanda di usucapione ordinaria.

4.1. Segue: l'usucapione abbreviata deve essere specificamente invocata e la sua deduzione non può considerarsi compresa in quella concernente l'usucapione ordinaria.

5. Il principio dell'accessione del possesso è applicabile all'usucapione decennale.

6. Anche l'ente pubblico può usufruire dell'istituto dell'usucapione abbreviata.

7. Non è legittimato a proporre l'opposizione di terzo chi avendo nel corso del giudizio acquistato l'immobile a non domino è soggetto all'efficacia diretta della sentenza essendo al riguardo irrilevante che l'acquisto si sia perfezionato successivamente alla definizione del giudizio con il decorso del termine per l'usucapione breve.

8. La proposizione in appello dell'usucapione abbreviata non comporta mutamento dell'originaria domanda di rivendica.

9. Casistica giurisprudenziale: immobile acquisito con usucapione ventennale nel periodo intercorrente tra formazione del titolo ed inizio del possesso.

9.1. Segue: prelazione di immobile vincolato ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089 e usucapione decennale.

9.2. Segue: qualora in primo grado si sia fatta valere l'usucapione abbreviata è ammissibile in grado di appello invocare l'acquisto di buona fede da soggetto privo di poteri rappresentativi.

9.3. Segue: il notaio deve segnalare quando non risultino trascrizioni a favore del dante causa utili a verificare l'eventuale maturazione dei presupposti voluti dall’articolo 1159 del codice civile.

 

 

Capitolo Quindicesimo

L'USUCAPIONE SPECIALE PER LA PICCOLA PROPRIETA' RURALE

 

1. L'ambito d'operatività della c. d. “usucapione speciale” prevista dall'articolo 1159 bis del codice civile.

1.1. Segue: la concreta identificazione dei comuni definiti “montani”.

1.2. Segue: la concreta identificazione della c.d. “piccola proprietà rurale”.

1.3. Segue: la destinazione in concreto del fondo all'attività agraria.

2. La procedura specifica per il riconoscimento della proprietà basata sull'usucapione speciale ex articolo 1159 bis del codice civile: il ricorso al Tribunale.

2.1. Segue: pubblicazioni e notificazioni della richiesta di riconoscimento.

2.2. Segue: le opposizioni e i provvedimenti del Tribunale.

2.3. Segue: valenza dei provvedimenti adottati dal Tribunale.

2.4. Segue: le agevolazioni fiscali.

3. L'onere probatorio: è a carico di chi chiede il riconoscimento.

4. Valenza al fine dell'usucapione de qua del periodo di possesso eventualmente decorso anteriormente all'entrata in vigore della legge 10 maggio 1976, n. 346.

5. La deduzione secondo cui il fondo è privo dei caratteri necessari previsti dall'articolo 1159 bis del codice civile non rientra fra le eccezioni riservate alla parte.

6. Non incorre in vizio di extrapetizione il giudice che accolga la domanda di usucapione ordinaria anche se l'attore abbia inizialmente richiesto il riconoscimento dell'usucapione speciale.

7. La disciplina dettata dell'articolo 1159 bis del codice civile non è applicabile ai diritti reali.

8. L'assegnatario di terreni della riforma fondiaria non può usucapire per effetto della relazione di fatto originata dalla assegnazione

9. Il patrimonio indisponibile non può esser oggetto di usucapione speciale ex articolo 1159 bis del codice civile. -

10. L'usucapione abbreviata per la piccola proprietà rurale non è applicabile limitatamente ai fabbricati. -

11. I mutamenti di destinazione (da agricola ad edilizia) del terreno non rilevano se l'usucapione speciale si è già compiuta.

12. Rapporti tra 1° e 2° comma dell'articolo 1159 bis del codice civile.

13. Casistica residuale: relazioni dell'istituto avuto riguardo all'accordo divisorio.

 

 

Capitolo Sedicesimo

APPLICABILITA' ALL'USUCAPIONE DELLE NORME GENERALI RELATIVE A PRESCRIZIONE, SOSPENSIONE ED INTERRUZIONE

 

1. L'applicabilità all'istituto dell'usucapione delle norme generali sulla prescrizione, sulla sospensione e sull'interruzione: rinvio.

 

 

PARTE TERZA

LA TUTELA DEL POSSESSO

 

 

Capitolo Diciassettesimo

MEDIAZIONE CIVILE: INCIDENZA SULLA TUTELA DEL POSSESSO

 

1. Il previo esperimento obbligatorio della procedura di mediazione riguardante i diritti reali: l'articolo 5 del decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010

1.1. Segue: le esclusioni rilevanti nell'ambito possessorio – procedimenti possessori, opposizioni all'esecuzione forzata e azione civile nel processo penale

1.2. Segue: il dovere dell'avvocato di avvertire la parte della necessità di esperire il procedimento di mediazione

2. L'esperimento obbligatorio del procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale

3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari né la trascrizione della domanda giudiziale – ulteriori eccezioni

4. La possibilità che il procedimento di mediazione sia previsto nel contratto o nello statuto (ovvero nell'atto costitutivo) di un ente

5. Gli effetti della domanda di mediazione sulla prescrizione e sulla decadenza

6. Le definizioni stabilite dal decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 e finalizzate ad una sua corretta interpretazione.

7. Le regole generali sottese al procedimento di mediazione

8. La domanda idonea ad instaurare il procedimento di mediazione

9. La durata del procedimento di mediazione

10. Lo svolgimento del procedimento di mediazione

10.1. Segue: dovere di riservatezza, inutilizzabilità delle dichiarazioni ed informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione, segreto

10.2. Segue: la proposta di conciliazione

10.3. Segue: l'effettiva conciliazione e la mancata conciliazione

10.4. Segue: l'omologa del verbale di accordo e la sua esecutività

11. Gli obblighi incombenti sul mediatore

12. Il registro degli organismi di mediazione e il regolamento interno di ciascun organismo – il registro dei cc.dd. Formatori

13. Le agevolazioni fiscali dirette ad incentivare l'utilizzo del procedimento di mediazione.

 

 

Capitolo Diciottesimo

L'AZIONE DI REINTEGRAZIONE

 

1. L'azione di reintegrazione: generalità, finalità perseguite e legittimati passivi. -

1.1. Segue: le finalità “politiche” e le origini dell'istituto: ne cives ad arma ruant. -

1.2. Segue: i legittimati passivi, in particolare – gli articoli 1169 del codice civile e 111 del codice di procedura civile -.

1.2.1. Segue: autori materiali e autori morali dell'intervenuto spoglio. -

1.2.2. Segue: lo “spoliator” che abbia perso il possesso prima della proposizione del ricorso. -

1.2.3. Segue: la legittimazione passiva va determinata in relazione al momento della proposizione della domanda. -

1.2.4. Segue: casistica giurisprudenziale – soggetti passivamente legittimati -.

1.2.4.1. Segue: casistica giurisprudenziale – soggetti non passivamente legittimati -. -

1.3. Segue: pluralità di legittimati passivi e litisconsorzio. -

1.3.1. Segue: il caso in cui la reintegrazione o la manutenzione del possesso comportino la necessità del ripristino dello stato dei luoghi mediante la demolizione di un'opera di proprietà o nel possesso di più persone. -

1.3.2. Segue: un caso concreto nel quale la reintegrazione o la manutenzione del possesso non comporta alcuna demolizione – rimozione o apertura di cancelletto -. -

1.3.3. Segue: non è necessariamente configurabile nel successivo giudizio petitorio un'ipotesi di litisconsorzio nei confronti di tutti i soggetti destinatari del provvedimento di reintegra emesso nel pregresso giudizio possessorio. -

2. Lo spoglio: i requisiti della violenza o della clandestinità. -

2.1. Segue: la violenza ricorre quando l'alterazione dello stato di possesso avviene contro la volontà del possessore il cui silenzio non configura acquiescenza. -

2.2. Segue: la clandestinità si riferisce allo stato di ignoranza di chi subisce lo spoglio ma non deve essere determinata da negligenza del possessore. -

2.3. Segue: non ogni modifica apportata da un terzo alla situazione oggettiva in cui si sostanzia il possesso costituisce spoglio o turbativa – la compromissione giuridicamente apprezzabile -. -

2.3.1. Segue: il carattere non necessariamente permanente ed irreversibile ma comunque duraturo. -

2.3.2. Segue: la possibilità di reagire immediatamente per la tutela dei propri diritti reali. -

2.4. Segue: non necessità che l'autore dello spoglio s'impossessi della cosa. -

2.5. Segue: la necessità che intercorra nesso causale tra trasformazioni della realtà e perdita (o turbativa) del possesso.

2.6. Segue: casistica giurisprudenziale – fattispecie configuranti spoglio -. -

2.6.1. Segue: fattispecie non configuranti spoglio. -

2.6.2. Segue: spoglio e servitù. -

2.6.3. Segue: l'articolo 1066 del codice civile non interferisce sulla tutela possessoria. -

2.6.3.1. Segue: la servitù di passaggio, in particolare. -

2.6.3.2. Segue: non configura spoglio la semplice delimitazione dell'area dove viene esercitata la servitù di passaggio.

2.6.3.2.1. Segue: configura spoglio il trasferimento in altro luogo di servitù di passaggio per unilaterale iniziativa del proprietario del fondo servente.

2.6.3.3. Segue: spoglio e servitù di veduta. -

2.6.4. Segue: spoglio e contratto di locazione – spossessamento effettuato dal locatore -. -

2.6.4.1. Segue: spossessamento effettuato dal conduttore. -

2.6.5. Segue: spoglio e contratto preliminare d'acquisto. -

2.6.6. Segue: spoglio e contratto d'appalto. -

2.6.7. Segue: problematiche connesse alla consegna di chiavi o telecomandi relativi a serrature. -

2.6.7.1. Segue: non sempre è sufficiente consegnare chiavi o telecomandi per evitare lo spoglio! -

2.6.8. Segue: può configurare spoglio la sottrazione di azioni dematerializzate? -

2.6.9. Segue: può sussistere spoglio effettuato attraverso l'esecuzione di provvedimento giudiziario? -

2.6.9.1. Segue: il c.d. spoglio a mezzo ufficiale giudiziario. -

2.6.10. Segue: casistica residuale - il privilegio (e il relativo diritto di ritenzione) sul bene mobile non rivive nell’ipotesi in cui i beni gravati vengano riconsegnati dal committente al creditore ai fini dell’esecuzione di altre prestazioni -.

2.6.10.1. Segue: è inammissibile la domanda di reintegrazione avente ad oggetto somme di denaro. -

3. Il c.d. “animus spoliandi”: coscienza e volontà dell'agente di compiere il fatto materiale della privazione del possesso e consapevolezza di agire contro la volontà del possessore. -

3.1. Segue: onere probatorio e presunzioni. -

3.2. Segue: irrilevanza delle convinzioni dello spoliator di agire secondo diritto ovvero in assenza di dolo o colpa. -

3.3. Segue: non necessità di dolo specifico, intento riprovevole o volontà di arrecare pregiudizio. -

3.4. Segue: irrilevanza della presenza di atto amministrativo astrattamente legittimante. -

3.5. Segue: come incidono dolo e colpa nell'animus spoliandi? -

3.5.1. Segue: la necessità di tener conto dell'errore quale causa soggettiva di esclusione dell'illecito. -

3.6. Segue: casistica giurisprudenziale - l'animus spoliandi può essere ravvisato in chi dimostri di voler profittare della lesione subita dal possessore e dipendente in modo diretto da cause naturali -.

3.6.1. Segue: in caso di violazione di norme sulle distanze legali solo la consapevolezza della violazione della norma implica la coscienza dell'aggressione all'altrui sfera di possesso. -

3.6.2. Segue: l'acquiescenza tacita al sofferto spoglio non può consistere in un mero atteggiamento passivo. -

3.6.3. Segue: la deliberazione condominiale non esclude l'animus spoliandi. -

3.6.4. Segue: l'attuazione di operazioni peritali non configura spoglio per carenza dell'animus spoliandi. -

3.6.5. Segue: v'è animus spoliandi nel comportamento del soccidante che dà una diversa destinazione al terreno conferito per la soccida. -

3.6.6. Segue: manca l'animus spoliandi in chi occupi un terreno non adibito ad alcun uso e non più protetto da recinzione. -

3.6.7. Segue: animus spoliandi e occupazione d'azienda.

3.6.8. Segue: il principio di legittima autotutela opera solo nell'immediatezza di un illecito attacco al proprio possesso.

4. La differenza esistente tra spoglio vero e proprio e mera turbativa: va ricercata non nei comportamenti ma negli effetti. -

4.1. Segue: l'importanza del tempo nell'identificazione dello spoglio. -

4.2. Segue: l'aspetto invasivo dello spoglio con necessità di intervento ripristinatore. -

4.3. Segue: la domanda di reintegrazione contiene anche quella di manutenzione. -

4.4. Segue: le azioni possessorie di reintegrazione e di manutenzione possono essere proposte simultaneamente. -

5. I legittimati attivi all'esercizio dell'azione di reintegrazione: possessore e detentore c.d. qualificato. -

5.1. Segue: nonostante la possibile esistenza di più legittimati attivi in sede possessoria non è ravvisabile alcuna situazione di litisconsorzio attivo necessario. -

5.2. Segue: la legittimazione attiva del detentore c.d. qualificato, in particolare. -

5.2.1. Segue: il rapporto tra possessore e detentore qualificato. -

5.2.2. Segue: il necessario accertamento del rapporto obbligatorio e la verifica che l'attività rientri nell'ambito della detenzione consentita da quel rapporto. -

5.2.3. Segue: i requisiti fondanti la legittimazione attiva devono sussistere al momento dello spoglio. -

5.2.4. Segue: il regime probatorio nel procedimento possessorio instaurato dal detentore qualificato. -

5.2.4.1. Segue: la prova dell'esistenza del titolo può essere fornita con ogni mezzo (anche attraverso presunzioni).

5.2.5. Segue: titoli concreti legittimanti la detenzione – l'appalto, in particolare -. -

5.2.5.1. Segue: l'appalto di servizi. -

5.2.5.2. Segue: il contratto di locazione. -

5.2.5.3. Segue: il contratto di comodato. -

5.2.5.4. Segue: fornitura di gas, uso di locale di caldaia condominiale, mezzadria, trust, rapporto agrario (fondo rustico), sublocazione, associazioni partitiche (cc.dd. scissionisti). -

5.2.5.4.1. Segue: preliminare di compravendita, contratto atipico, soccida, affitto d'azienda, affitto. -

5.2.5.5. Segue: pascipascolo, deposito di legna, luogo di affissione relativo alle rappresentanze sindacali aziendali, contratto di alloggio. -

5.2.5.6. Segue: casistica residuale - compravendita, rapporti di ospitalità o servizio, residence, contratto preliminare, concessione precaria di immobile -.

6. Il termine annuale entro il quale l'azione di reintegrazione può essere esercitata. -

6.1. Segue: l'inosservanza del termine annuale entro il quale l'azione di reintegrazione può essere esercitata deve essere eccepita dall'interessato. -

6.2. Segue: l'applicabilità dell'articolo 2966 del codice civile - il riconoscimento da parte dell'autore dello spoglio impedisce la decadenza annuale -. -

6.3. Segue: la ripartizione dell'onere della prova. -

6.4. Segue: il termine del quo ha natura sostanziale e non è soggetto alla sospensione nel periodo feriale. -

6.5. Segue: il termine de quo va determinato con riferimento alla data di deposito del ricorso. -

6.6. Segue: in applicazione dei principi dell'accessio possessionis l'estremo della tempestiva proposizione dell'azione di spoglio entro l'anno va accertato tenendo presente il possesso del dante causa. -

6.7. Segue: la proposizione dell'azione di reintegrazione nel possesso avviata molto tempo dopo il decorso dell'anno può considerarsi temeraria. -

6.8. Segue: come si calcola la decorrenza del termine se gli atti di spoglio sono più d'uno? -

6.8.1. Segue: plurimi atti di spoglio tra loro strettamente collegati e connessi. -

6.8.1.1. Segue: esemplificazioni giurisprudenziali. -

7. La situazione tutelata dall'azione di reintegrazione: necessità di un rapporto di fatto fra il possessore (o il detentore) e il bene e insufficienza di un mero diritto di credito. -

7.1. Segue: la tutela si estende al non uso? -

7.1.1. Segue: possesso “solo animo”. -

7.1.2. Segue: forme di godimento limitato e saltuario. -

7.2. Segue: sufficienza di un possesso qualsiasi anche illegittimo, abusivo o in mala fede. -

7.3. Segue: irrilevanza della situazione di diritto. -

7.4. Segue: il possesso necessario onde ottenere tutela in sede di azione di reintegrazione è diverso dal possesso ad usucapionem. -

7.5. Segue: l'esercizio del possesso che dipende da tolleranza – rinvio -. -

7.6. Segue: è irrilevante conoscere chi abbia posseduto in epoca anteriore al momento dello spoglio. -

7.7. Segue: le particolarità che rivestono il possesso relativo alle servitù di passaggio – irrilevanza della necessarietà del passaggio esercitato -. -

7.7.1. Segue: necessità che il ricorrente fornisca la prova di avere svolto un'attività corrispondente all'esercizio di una ben determinata servitù di passo. -

7.7.2. Segue: non necessità che esistano opere visibili e permanenti destinate all'esercizio del passaggio. -

7.7.3. Segue: è irrilevante che il proprietario del fondo servente ignori l'esercizio del passaggio altrui. -

7.7.4. Segue: non rileva che l'immutazione si risolva in maggiore comodità per il proprietario del fondo dominante.

7.7.5. Segue: demanialità del fondo in cui insiste il passaggio e compatibilità tra servitù pubblica e servitù privata. -

7.8. Segue: la tutela del possesso nelle servitù di veduta. -

7.9. Segue: casistica residuale - la tutela possessoria compete anche a chi eserciti il possesso corrispondente alla nuda proprietà. -

7.9.1. Segue:anche il mandatario può essere legittimato a proporre l'azione di reintegrazione. -

7.9.2. Segue: la tutela del possesso del tetto e del lastrico solare di un edificio. -

7.10. Segue: la prova del possesso legittimante l'azione di reintegrazione. -

7.10.1. Segue: la prova per testimoni p

7.10.3. Segue: nel procedimento possessorio la prova documentale ha funzione meramente integrativa. -

7.10.3.1. Segue: il titolo “ad colorandum”, in particolare. -

7.10.3.1.1. Segue: esemplificazioni giurisprudenziali. -

7.10.4. Segue: casistica giurisprudenziale - La prova del possesso di una servitù di passaggio non può essere desunta esclusivamente dall'esercizio del passaggio medesimo -. -

7.10.4.1. Segue: applicazioni del secondo comma dell'articolo 2697 del codice civile. -

7.11. Segue: la rinuncia al possesso non richiede forma scritta. -

7.12. Segue: il requisito della ultrannalità del possesso condiziona soltanto la proposizione dell'azione di manutenzione e non è invece necessario per la proposizione dell'azione di reintegra. -

7.12. Segue: la facoltà di accesso al fondo altrui, che l'articolo 843 del codice civile riconosce al vicino, si inquadra nella categoria delle obbligazioni ob rem o propter rem, con la conseguenza che non ne è ammessa la tutela possessoria con l'azione di reintegrazione. -

8. L'eccezione “fecit sed jure fecit”. -

9. L'oggetto dello spoglio: l'azione di reintegrazione non può essere proposta per l'inesistenza del suo oggetto se quest'ultimo è venuto completamente a mancare. -

9.1. Segue: l'onerosità della rimessione in pristino non paralizza l'azione di reintegrazione. -

9.1.2. Segue: esempi giurisprudenziali – stabile interamente demolito e poi ricostruito – completo riempimento di una fossa con correlativo spianamento del suolo -. -

9.1.2.1. Segue: nel possesso di servitù resta sempre proponibile l'azione di reintegrazione perché il ripristino delle opere rimosse o distrutte rimette il possessore nella preesistente situazione di fatto. -

9.1.3. Segue: deve escludersi che in sede possessoria si possa ottenere più di quanto risulti giuridicamente ottenibile nel procedimento petitorio - in base a un provvedimento possessorio non si possano costruire o demolire immobili a prescindere dai permessi dell'autorità amministrativa -. -

9.2. Segue: bene sottoposto a sequestro giudiziario o sequestro penale. -

9.3. Segue: la tutela del parcheggio - “nuovo” diritto reale d'uso “ope legis”? - rinvio -. -

9.4. Segue: il diritto al sepolcro. -

9.5. Segue: la somministrazione di energia elettrica. -

9.6. Segue: le problematiche connesse all'utilizzo dell'acqua. -

9.7. Segue: la tutela possessoria delle aperture lucifere. -

9.8. Segue: la tutela possessoria dell'azienda. -

9.8.1. Segue: bande di frequenza utilizzate per trasmissioni radiotelevisive. -

9.8.1.1. Segue: effettiva estrinsecazione del diritto e misura (temporale e spaziale) del preuso. -

9.8.2. Segue: la fase di sperimentazione degli impianti. -

9.8.3. Segue: casistica residuale – sequestro penale d'impianto, competenza e installazione d'antenna -. -

9.9. Segue: software. -

9.10. Segue: servitù di manovra. -

9.11. Segue: la tutela possessoria delle cose fuori commercio. -

9.11.1. Segue: non v'è alcuna limitazione nel riconoscere l'azione di reintegrazione nei rapporti fra privati riguardo a beni demaniali. -

9.11.2. Segue: la questione in ordine alla natura demaniale o meno del bene in materia di azioni possessorie è del tutto ininfluente sul “thema decidendum”. -

9.11.3. Segue: la natura demaniale del bene non influisce sulla giurisdizione. -

9.11.4. Segue: inammissibile la domanda di tutela cautelare atipica con riguardo ai beni demaniali. -

9.11.5. Segue: il diritto del soggetto privato di adire il giudice ordinario nei confronti di altro privato per chiedere la tutela del proprio possesso su di un bene demaniale o assimilato trova limite nel divieto imposto al medesimo giudice di interferire sull'atto amministrativo. -

9.11.6. Segue: casistica giurisprudenziale - frontisti e strade vicinali -. -

9.11.6.1. Segue: acque e cc.dd. “terreni di riforme fondiarie”. -

9.11.6.2. Segue: codice della navigazione e porti turistici. -

10. Azione di reintegrazione e compossesso. -

10.1. Segue: casistica giurisprudenziale – sepolcro, veicolo, muro a confine, società -. -

10.1.1. Segue: la vendita di un bene da parte del comproprietario-compossessore non è sufficiente ad integrare gli estremi dello spoglio in danno degli altri compossessori ove non segua l'immissione di fatto dell'acquirente nel possesso del bene a lui venduto. -

10.1.2. Segue: la recinzione di un fondo da parte di taluni dei compossessori attuata in modo tale da consentire agli altri compossessori il libero accesso al fondo medesimo e quindi il libero esercizio del loro compossesso non costituisce spoglio. -

10.1.3. Segue: casistica residuale. -

11. Azione di reintegrazione e successione ereditaria. -

11.1. Segue: i coeredi, in particolare. -

11.1.1. Segue: casistica giurisprudenziale - legittimazione all'azione de quo a ciascun coerede singolarmente, perdita del compossesso di un bene ereditario da parte di un coerede non detentore -. -

11.1.2. Segue: casistica residuale. -

12. Azione di reintegrazione e condominio: la legittimazione attiva dell'amministratore. -

12.1. Segue: la legittimazione attiva di ciascun condomino. -

12.2. Segue: la legittimazione passiva dell'amministratore. -

12.2.1. Segue: il condominio quale autore morale dello spoglio. -

12.3. Segue: casistica giurisprudenziale - delibera assembleare, costruzione che viola le distanze, uso uti condominus/uti dominus, chiusura a muratura di spazio assegnato a parcheggio -. -

12.3.1. Segue: apposizione di vetrina su muro perimetrale, chiusura cancelli d'accesso con consegna del congegno di apertura, impedimento all'utilizzazione del muro perimetrale, trasformazione di finestra in porta, apertura praticata per accedere all'androne condominiale. -

12.3.2. Segue: sottrazione di parti comuni alla specifica funzione condominiale, lastrici solari, scale e pianerottoli, muri divisori, concrete modalità di godimento della cosa comune, canne fumarie, contatori d'energia elettrica, terrazzi a piano attico, cortili interni, travi e muri a confine. -

13. Azione di reintegrazione e rapporti coniugali: il possesso o la detenzione qualificata della casa coniugale. -

13.1. Segue: gli effetti della separazione tra coniugi. -

13.2. Segue: casistica giurisprudenziale – seconda casa, abbandono momentaneo, contratto di locazione -. -

14. Azione di reintegrazione e convivenza “more uxorio”. -

15. Correlazioni tra ricorso e provvedimento che decide la reintegrazione: non è generico ordinare semplicemente il ripristino della situazione esistente. -

15.1. Segue: l'ordine di demolizione. -

15.2. Segue: la sentenza che fissa i limiti del ripristino genericamente richiesto. -

15.3. Segue: l'accoglimento della domanda non può ritenersi pregiudicato dalla circostanza che il luogo di esercizio del possesso sia risultato parzialmente diverso da quello indicato dall'attore. -

15.4. Segue: il giudice può accogliere il ricorso quando, affermato il proprio possesso, il ricorrente si riveli, invece, un mero detentore, seppur qualificato? -

15.5. Segue: casistica giurisprudenziale in ordine agli effetti della pronuncia che accolga il ricorso per reintegrazione - non abilita l'acquirente dell'immobile interessato dalla pronuncia a promuovere nei confronti del venditore una delle azioni previste dall'articolo 1489 del codice civile. -

15.5.1. Segue: il giudicato formatosi a seguito del giudizio possessorio non può essere invocato per escludere l'insorgere di una nuova situazione possessoria. -

15.5.2. Segue: i presupposti per la richiesta di sequestro giudiziario di un bene possono sussistere ancorché sia stato già emesso un provvedimento esecutivo di reintegra nel possesso della “res contesa”. -

15.5.3. Segue: è ancora proponibile la querela quando chi avrebbe avuto diritto a presentarla ha già proposto azione di reintegra? -

15.6. Segue: la pronunzia possessoria di reintegrazione impone allo spoliator anche il divieto di compiere nuovi atti che siano idonei a perpetuare la situazione illegittima da lui creata. -

15.7. Segue: lo spoglio costituisce atto illecito che obbliga al risarcimento del danno. -

15.7.1. Segue: l'azione per il risarcimento del danno (quando il danno consista nella sola lesione) del possesso ha natura possessoria e quindi soggiace alle regole dettate per quella tutela anche in ordine al termine di decadenza per proporla. -

15.7.2. Segue: anche qualora la reintegrazione del possesso sia impossibile lo spogliato può ottenere la condanna dell'autore dello spoglio al risarcimento del danno. -

15.7.2.1. Segue: la successiva richiesta di risarcimento dei danni in forma generica proposta a seguito della sopravvenuta indisponibilità del bene non costituisce domanda nuova perché inclusa nella originaria domanda di reintegrazione in forma specifica del possesso. -

15.7.3. Segue: la condanna generica non trova ostacolo nella circostanza che lo spoglio abbia avuto breve durata. -

15.7.4. Segue: la finalità di far accertare l'esistenza del fatto illecito e di ottenere condanna al risarcimento giustifica sempre la permanenza della legittimazione passiva del convenuto. -

15.7.5. Segue: nei confronti del terzo che ha spogliato del possesso ha effettuato sul fondo opere con materiali propri lo spogliato può chiedere contemporaneamente la reintegrazione nel possesso e la rimozione delle opere. -

15.8. Segue: non è sufficiente la reintegrazione nel possesso perché sussista l'effettiva cessazione della materia del contendere. -

15.9. Segue: è esperibile l'azione di reintegrazione nei confronti della pubblica amministrazione che si sia impossessata di fondi altrui in carenza di potere. -

15.10. Segue: la circostanza che lo spoliator abbia agito in virtù di un provvedimento amministrativo non incide sulla giurisdizione del giudice ordinario. -

15.11. Segue: l'accertamento dello spoglio è giudizio che attiene al merito e si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da motivazione esente da vizi logici od errori giuridici.

 

 

Capitolo Diciannovesimo

L'AZIONE DI MANUTENZIONE

 

1. Oggetto e finalità dell'azione di manutenzione.

2. Il termine entro il quale l'azione di manutenzione può essere proposta: decorrenza, rilevabilità e onere probatorio.

2.1. Segue: nel caso di pluralità di atti di turbativa del possesso succedutisi nel tempo il termine annuale decorre dal primo di essi?

2.1.1. Segue: esempio relativo a lavori di cantiere (e di demolizione) e lavori di ricostruzione veri e propri.

2.1.2. Segue: ulteriore casistica giurisprudenziale.

3. L'azione di manutenzione è proponibile solo se il possesso da tutelare dura da oltre un anno ed è continuo, ininterrotto, non violento né clandestino.

3.1. Segue: il requisito del possesso ultrannuale, in particolare.

4. L'azione di manutenzione è proponibile solo dal possessore e non dal detentore.

4.1. Segue: contenuto e prova del possesso – rinvio -.

4.1.1. Segue: la tutela concessa al compossessore – rinvio -.

4.1.2. Segue: casistica giurisprudenziale.

4.2. Segue: conduttore, affittuario di fondo rustico, colono, assegnatario di alloggio economico e popolare, espropriato.

4.3. Segue: non è contraria ai dettami della costituzione l'esclusione del detentore dal novero dei legittimati attivi all'azione di manutenzione.

4.3.1. Segue: le diverse tutele concesse al detentore dall'ordinamento giuridico contro molestie e turbative. -

5. La c.d. azione di manutenzione recuperatoria ex ultimo comma dell'articolo 1170 del codice civile. -

5.1. Segue: anche la c.d. azione di manutenzione recuperatoria soggiace al termine annuale di decadenza.

6. La molestia che legittima l'azione di manutenzione: deve possedere un congruo ed apprezzabile contenuto di disturbo. - 6.1. Segue: non necessità di attività materiali.

6.1.1. Segue: non necessità, in caso di molestia verbale, che il fatto configuri reato di minaccia.

6.2. Segue: molestia di fatto e molestia di diritto.

6.3. Segue: attualità della molestia.

6.4. Segue: esemplificazioni giurisprudenziali – comodato, raccolta di frutti, apertura di varco su recinzione -.

7. Il requisito psicologico richiesto ai fini della configurabilità della turbativa: la volontarietà del fatto posto in essere con la consapevolezza della sua valenza di molestia possessoria.

7.1. Segue: dolo, colpa o animus turbandi?

7.2. Segue: caratteristiche del requisito psicologico richiesto - si presume, non è escluso dal diverso fine perseguito dell'agente né dalla convinzione di quest'ultimo di esercitare un proprio diritto -.

7.2.1. Segue: deve essere dimostrato da chi propone la domanda, è escluso dal consenso alla molestia nonché quando l'autore della molestia abbia agito nell'esercizio di una propria situazione di possesso.

7.2.2. Segue: casistica giurisprudenziale.

8. Fattispecie concrete nelle quali la giurisprudenza ha ravvisato sussistere molestia: - animali, mezzi meccanici, condutture idrauliche, parti comuni, varco nella recinzione, minacce, attività edilizia -.

8.1. Segue: tiranti, deposito materiale, serratura, apertura cancello, rami, illuminazione, spazio aereo, muro di cinta.

8.2. Segue: destinazione e facciata d'immobile, parcheggio, servitù, decoro dello stabile comune, impianto di riscaldamento, parcheggio, gas, acque e liquami.

8.3. Segue: manifestazione orale, cose comuni, conduttura, installazione cancello.

9. Fattispecie concrete nelle quali la giurisprudenza non ha ravvisato sussistere molestia: - cancello, agente di polizia, fondo agricolo, ascensore, inquinamento, destinazione unità immobiliare, cava, vicino, spazio aereo, impianto sportivo -.

10. La proposizione simultanea dell'azione di manutenzione e di quella di reintegrazione.

11. Azione di manutenzione e distanze nelle costruzioni.

11.1. Segue: esemplificazioni giurisprudenziali: trasformazione del tetto in terrazzo, collocazione di condotta per il gas, pretesa del vicino ad aprire vedute, ampliamento e sopraelevazione di edificio.

11.1.1. Segue: distanze dal confine, costruzione rispettosa delle normative sulle distanze, canna fumaria, norme regolamentari.

11.2. Segue: non c'è priorità per il leso tra esercizio dell'azione petitoria, esercizio dell'azione di manutenzione o proposizione della denunzia di nuova opera.

11.3. Segue: rapporto tra azione di manutenzione ed azione petitoria.

11.4. Segue: l'esercizio del potere di ordinare la demolizione di costruzioni eseguite a distanza dal ciglio stradale minore a quella prescritta.

12. Azione di manutenzione e diritti reali di servitù: le c.d. servitù negative.

12.1. Segue: casistica giurisprudenziale – articolo 1066 del codice civile, servitù di passaggio, servitù “non aedificandi”.

13. Azione di manutenzione e diritto di veduta.

13.1. Segue: casistica giurisprudenziale – accesso al lastrico solare, allargamento di veduta, apprezzabile accrescimento dell'altrui concreta possibilità di “inspicere” e “prospicere” su un terreno contiguo all'abitazione ed adibito prevalentemente allo svolgimento dell'attività familiare -.

13.2. Segue: casi nei quali l'applicazione dell'azione de qua è stata negata - fruizione di finestra lucifera, rinuncia alla tutela, mera possibilità di guardare dal proprio edificio nel sottostante cortile -.

14. Azione di manutenzione ed immissioni.

15. L'azione di manutenzione ex articolo 1145 del codice civile – rinvio -.

16. La pronuncia giudiziale avente per contenuto l'ordine di cessare turbative e molestie all'esercizio del diritto proietta la propria efficacia in futuro.

17. Giurisdizione: rinvio.

18. Casistica residuale: molestia di fatto determinata da crescita incontrollata di siepe a confine.

18.1. Segue: la domanda di risarcimento dei danni conseguenti a molestie possessorie può esperirsi anche autonomamente rispetto all'azione di manutenzione.

18.2. Segue: i componenti di una comunità possono esperire l'azione di manutenzione.

18.3. Segue: l'emittente televisiva può esperire l'azione di manutenzione.

 

 

Capitolo Ventesimo

ASPETTI PROCESSUALI RELATIVI ALLE AZIONI POSSESSORIE

 

1. Cognizione dell'azione possessoria esperita dal privato contro la pubblica amministrazione in conseguenza di un'attività materiale posta in essere da quest'ultima: la breve vigenza del regime introdotto dall'articolo 7 della legge n. 205 del 2000.

1.1. Segue: la sentenza della Corte Costituzionale n. 281 del 2004 e la conseguente pacifica giurisdizione del giudice ordinario.

1.1.1. Segue: casistica giurisprudenziale esplicitamente facente riferimento alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 281 del 2004.

1.2. Segue: le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione non soltanto quando il comportamento della medesima consista in una mera attività materiale per non essere collegato a un formale provvedimento amministrativo emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti ma anche quando si fondi su atti privi di rilevanza esterna.

1.2.1. Segue: le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione anche quando il provvedimento amministrativo risulti adottato in stato d'evidente carenza d'attribuzione di funzioni di modo che l'atto ha l'apparenza ma non la sostanza del provvedimento idoneo a produrre l'effetto di degradazione del diritto soggettivo.

1.2.2. Segue: le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario anche nei confronti di chi agisca per conto della pubblica amministrazione.

1.2.3. Segue: casistica giurisprudenziale – casi nei quali è stata rilevata la giurisdizione del giudice ordinario -.

1.3. Segue: ove risulti che oggetto della tutela invocata non è una situazione possessoria ma il controllo di legittimità dell'esercizio del potere va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario (competente essendo il giudice amministrativo).

1.3.1. Segue: ove risulti che oggetto della tutela invocata non è una situazione possessoria ma il controllo di legittimità dell'esercizio del potere va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario anche se l'attività è posta in essere da un privato che agisca in nome e per conto della pubblica amministrazione.

1.3.2. Segue: casistica giurisprudenziale – casi nei quali s'è rilevata carenza di giurisdizione del giudice ordinario -. - 1.4. Segue: quando può essere proposto il regolamento preventivo di giurisdizione?

1.5. Segue: il secondo comma dell'articolo 823 del codice civile e la possibilità per la pubblica amministrazione di ricorrere all'ordinaria tutela possessoria.

1.6. Segue: il potere discrezionale dell'autorità ecclesiastica in materia d'uso di banco da parte del fedele all'interno della chiesa cattolica.

1.7. Segue: la c.d. autotutela possessoria “juris publici”.

1.8. Segue: l'immunità giurisdizionale in relazione alle basi militari di Stato straniero.

1.9. Segue: casistica giurisprudenziale rilevante - l'ordinanza che in sede di reclamo rigetti la richiesta di interdetto possessorio per motivi attinenti la giurisdizione esclude la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione -.

1.9.1. Segue: l'azione risarcitoria relativa alla fattispecie qualificabile come occupazione usurpativa (ovvero come manipolazione del fondo di proprietà privata in assenza di dichiarazione di pubblica utilità) rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

2. Il ricorso introduttivo e il suo deposito presso la cancelleria del giudice competente: tribunale in veste monocratica con competenza esclusiva.

2.1. Segue: la competenza territoriale - giudice del luogo nel quale è avvenuto il fatto -.

2.1.1. Segue: qualora il fatto denunciato si sia verificato nell'ambito di due diversi mandamenti la competenza territoriale deve essere in concreto riconosciuta in favore del magistrato cui la parte istante si sia rivolta.

2.2. Segue: le sezioni specializzate agrarie non sono competenti quanto alle azioni possessorie.

2.3. Segue: le cause possessorie sono compromettibili in arbitri con l'unica limitazione dell'impossibilità di conferimento agli stessi dei provvedimenti interdittori attinenti alla reintegrazione ed alla manutenzione.

2.4. Segue: azioni possessorie e tribunale fallimentare.

2.5. Segue: il regolamento di competenza.

2.6. Segue: casistica residuale - originaria invocazione di denuncia di nuova opera e successivo risalto esclusivo alla manutenzione nel possesso del bene -.

2.6.1. Segue: tutela possessoria invocata tra privati in ordine all'utilizzazione di un'acqua pubblica.

3. La domanda relativa al possesso concernente fatti che siano avvenuti durante la pendenza di un giudizio petitorio.

3.1. Segue: quando si tratta effettivamente di giudizio petitorio rilevante ai fini della competenza sulla domanda possessoria?

3.2. Segue: il principio non configura un'ipotesi di litispendenza e neppure di continenza (nè tra le cause è ravvisabile un vincolo di subordinazione o di garanzia o di pregiudizialità) ma piuttosto un vincolo di connessione impropria.

3.3. Segue: il ricorso possessorio deve essere proposto nella pendenza del giudizio petitorio e per fatti avvenuti in pendenza del giudizio medesimo.

3.4. Segue: la norma non può implicare il sacrificio del doppio grado di giurisdizione onde il giudice non può declinare la propria competenza a favore del giudice del petitorio quando questo penda in grado di appello.

3.5. Segue: l'identità soggettiva delle parti sussiste per il solo fatto che tutte le parti del giudizio possessorio siano presenti in quello petitorio.

3.6. Segue: il principio de quo non può essere invocato ai fini dell'ammissibilità di domande di carattere petitorio in un giudizio avente “ab origine” natura possessoria.

3.7. Segue: domanda petitoria e domanda possessoria possono essere presentate congiuntamente avanti il magistrato competente per il petitorio.

3.8. Segue: la rimessione del giudizio possessorio al giudice del procedimento petitorio non può esser disposta dal giudice di secondo grado.

3.9. Segue: regolamento di competenza.

3.10. Segue: casistica residuale.

4. Le due fasi del giudizio possessorio dopo l'entrata in vigore della legge 14 maggio 2005, n. 80: la fase sommaria e l'eventuale fase di merito a cognizione piena.

4.1. Segue: l'ordinanza che conclude la fase cautelare deve regolare le spese legali.

4.2. Segue: può il Tribunale decidere la fase sommaria con sentenza (con concentrazione delle due fasi)?

4.3. Segue: l'eventuale fase di merito a cognizione piena – non necessità di una nuova costituzione delle parti -.

5. La disciplina delle due fasi del giudizio possessorio antecedente all'entrata in vigore della legge 14 maggio 2005, n. 80: cenni e questioni particolarmente rilevanti.

6. La possibilità da parte del giudice adito di provvedere con decreto inaudita altera parte.

7. L'instaurazione del giudizio possessorio e la non perentorietà del termine assegnato dal giudice per la vocatio in jus.

8. L'articolo 125 del codice di procedura civile non trova applicazione nei procedimenti possessori instaurati con ricorso.

9. Sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale: l'eccezione al principio generale opera soltanto con riguardo alla fase a carattere sommario.

10. L'istruttoria: l'informalità della fase sommaria.

10.1. Segue: il disconoscimento di scrittura in ambito di fase sommaria.

10.2. Segue: l'audizione dei c.d. informatori, in particolare.

10.3. Segue: il valore delle prove assunte nella fase sommaria nell'(eventuale) fase di merito possessorio.

10.4. Segue: il divieto di produzione nel procedimento per cassazione di documenti non prodotti nei precedenti gradi del processo non si estende agli atti relativi a questioni che possono essere proposte in ogni grado del giudizio e che sono rilevabili d'ufficio.

11. Rapporto tra il giudizio possessorio e quello petitorio.

11.1. Segue: il provvedimento posssessorio perde immediatamente efficacia quando con sentenza sia stato dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale tale provvedimento era stato rilasciato.

11.2. Segue: nel giudizio petitorio non possono essere invocati (quanto ad argomentazioni e circostanze da essi risultanti) i provvedimenti emessi in sede possessoria nè possono essere ivi richiamate le prove acquisite nel giudizio possessorio.

11.2.1. Segue: l'acquiescenza che la parte abbia eventualmente prestata ad un provvedimento possessorio di reintegrazione contro di essa pronunciato non spiega alcuna influenza sul successivo giudizio petitorio.

11.3. Segue: non va disposta la sospensione del giudizio possessorio in attesa dell'esito definitivo del giudizio petitorio non essendo ravvisabile alcun vincolo di subordinazione o di garanzia o di pregiudizialità.

11.4. Segue: il giudice non può emettere un provvedimento possessorio se è stato adito con ricorso ex articolo 700 del codice di procedura civile.

11.5. Segue: ove l'attore si dichiari titolare di un diritto reale ma invochi semplicemente il ristabilimento di una situazione di fatto deve riconoscersi la natura possessoria dell'azione.

11.6. Segue: applicazioni giurisprudenziali – azione di rilascio, uso d'acqua e usucapione decennale -.

12. Quando il convenuto nel giudizio possessorio può proporre autonomo giudizio petitorio?

12.1. Segue: l'intervento della Corte Costituzionale n. 25 del 3 febbraio 1992.

12.2. Segue: l'azione petitoria (anche se irrituale) sul piano sostanziale avrà comunque l'effetto di interrompere l'usucapione. - 12.2.1. Segue: il divieto di agire in via petitoria non implica il venir meno della competenza giurisdizionale ma si traduce in una temporanea impossibilità di esercitarla in mancanza di una condizione di proponibilità (condizione che potrà anche utilmente sopravvenire in corso di causa).

12.3. Segue: il convenuto nel giudizio possessorio può far valere in via d'eccezione ragioni petitorie?

12.3.1. Segue: la tesi possibilista.

12.3.2. Segue: le perplessità manifestate dalla Suprema Corte.

12.3.3. Segue: la possibilità per il convenuto di promuovere il giudizio petitorio in via cautelare (articolo 700 del codice di procedura civile).

12.4. Segue: il divieto di cumulo del giudizio petitorio con il giudizio possessorio opera nei soli confronti del convenuto e non certo dell'attore.

12.4.1. Segue: corollari – contestuale proposizione (e pendenza) dei due giudizi -.

12.4.2. Segue: l'azione petitoria non può essere proposta all'interno del giudizio possessorio già pendente (salvo accettazione del contraddittorio da parte del convenuto).

12.5. Segue: il carattere soggettivo del divieto (di proporre giudizio petitorio sino a quando non sia stata eseguita la decisione conseguente a giudizio possessorio).

12.6. Segue: il divieto per il convenuto in giudizio possessorio di proporre domanda di natura petitoria produce effetti già dal momento del deposito del ricorso.

12.7. Segue: la norma che sancisce il divieto per il convenuto di proporre il giudizio petitorio è disponibile e la sua violazione può essere rilevata dal giudice indipendentemente dall'eccezione della parte interessata.

12.8. Segue: effetti della sostanziale cessazione del contendere nel giudizio possessorio per aver il convenuto spontaneamente reintegrato l'attore.

12.9. Segue: il divieto opera anche all'interno del giudizio di opposizione all'esecuzione del provvedimento possessorio.

12.10. Segue: petitorio è il giudizio concernente la proprietà o altro diritto reale sulla cosa della quale si contende in sede possessoria.

12.10.1. Segue: il divieto non rileva quando i due giudizi non riguardano la stessa questione.

12.11. Segue: casistica giurisprudenziale residuale – giudizio petitorio instaurato con “negatoria servitutis” -.

12.11.1. Segue: sequestro giudiziario.

12.11.2. Segue: tribunale regionale delle acque pubbliche.

12.11.3. Segue: l'inosservanza da parte del giudice del merito dell'articolo 705 del codice di procedura civile integra un errore “in procedendo”.

12.11.4. Segue: regolamento di confini.

12.11.5. Segue: possessorio e petitorio quando il convenuto nel giudizio possessorio dopo la pronuncia del provvedimento di reintegra assuma iniziative volte a creare ulteriori ostacoli alla sua esecuzione.

13. Revoca o modifica del provvedimento cautelare quando non sia stato proposto reclamo: in pendenza del giudizio di merito possessorio.

13.1. Segue: quando il giudizio di merito possessorio non sia iniziato o sia stato dichiarato estinto.

14. Con il provvedimento di accoglimento o di conferma ovvero con il provvedimento di modifica il giudice può imporre all'istante una cauzione per l'eventuale risarcimento dei danni.

15. L'attuazione del provvedimento possessorio: differenza con l'esecuzione dell'eventuale sentenza che concluda il c.d. merito possessorio.

15.1. Segue: non è necessaria la notifica del precetto essendo sufficiente la notifica del provvedimento in forma esecutiva.

15.2. Segue: l'eventuale opposizione all'attuazione del provvedimento possessorio deve avvenire nell'ambito del medesimo procedimento instaurato per l'attuazione stessa.

15.3. Segue: casistica giurisprudenziale.

16. Il reclamo contro l'ordinanza con la quale è stato concesso o negato il provvedimento possessorio.

17. L'appello nei confronti della sentenza che conclude la seconda fase (c.d. merito possessorio).

18. Quando si ha “mutatio libelli”?

19. Ipotesi di concentrazione tra le due “fasi” del procedimento possessorio.

20. Non è ammissibile il ricorso straordinario per Cassazione avverso l'ordinanza adottata dal tribunale in sede di reclamo avente a oggetto provvedimenti di natura cautelare o possessoria trattandosi di decisioni inidonee a conseguire efficacia di giudicato.

21. Il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

22. Efficacia del giudicato formatosi sulla domanda possessoria: in relazione ad un giudizio avente ad oggetto l'usucapione.

22.1. Segue: giudicato possessorio intervenuto nei confronti del locatore e sua inefficacia nei confronti del locatore. - 22.2. Segue: la sentenza che dispone la reintegra nel possesso di un diritto di passaggio costituisce titolo esecutivo per l'eliminazione di tutti gli impedimenti anche successivi all'avvenuta reintegrazione che impediscano il libero esercizio del possesso.

22.3. Segue:la sentenza che dispone la reintegra nel possesso di un diritto di passaggio fa stato ed è efficace come titolo esecutivo anche nei confronti di chi acquista il possesso del fondo servente dalla parte condannata dopo la pronuncia della sentenza stessa.

22.4. Segue: casistica residuale.

23. La difesa del terzo contro la minacciata attuazione di un provvedimento cautelare.

24. Casistica residuale: la legittimazione alla richiesta di riesame del decreto di sequestro probatorio spetta non soltanto al proprietario ed ai titolari di un diritto reale di godimento o di garanzia sulle cose in sequestro ma anche alla persona che ne abbia il possesso o la detenzione.

24.1. Segue: ammissibile l'esercizio congiunto di un'azione individuale a tutela di interessi privati e di un'azione popolare a tutela di interessi pubblici.

24.2. Segue: querela, litispendenza, cessazione della materia del contendere, tipicità dell'azione, unico processo con più cause autonome ed indipendenti.

 

 

Capitolo Ventunesimo

LA DENUNCIA DI NUOVA OPERA

 

1. Denuncia di nuova opera: può essere proposta dal titolare di un diritto reale di godimento ovvero dal possessore.

2. La denuncia di nuova opera rimane oggettivamente identica tanto sia esperita a tutela della proprietà (o di altro diritto reale di godimento) quanto del possesso.

3. Il danno il cui timore legittima la denunzia di nuova opera può essere anche un danno futuro.

4. La denunzia di nuova opera può essere presentata purché l'opera non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio.

4.1. Segue: il difetto dei requisiti della mancata ultimazione dell'opera e del mancato decorso di un anno dall'inizio dei lavori osta all'adozione di provvedimenti provvisori e urgenti nella fase preliminare di natura cautelare ma non interferisce sulla successiva fase di merito.

5. La decisione dell'autorità giudiziaria: vietare la continuazione dell'opera ovvero autorizzarla (in entrambi i casi facoltizzata ad ordinare opportune cautele).

6. La legittimazione passiva tanto dell'autore materiale dell'opera quanto del proprietario va riconosciuta soltanto nella fase cautelare.

7. Azione di denunzia di nuova opera e azione di spoglio.

8. Azione di nuova opera e azione di danno temuto.

9. La denuncia di nuova opera rivolta in via urgente alla sospensione immediata dei lavori e al ripristino della situazione antecedente alla lesione del diritto reale di cui si invoca la tutela possessoria o petitoria non può essere oggetto della cognizione arbitrale.

10. Può esercitarsi la denuncia di nuova opera nei confronti della pubblica amministrazione?

11. Casistica giurisprudenziale relativa al condominio.

12. Nelle ipotesi di compossesso è configurabile una lesione ex articolo 1171 del codice civile solo quando l'atto compiuto dal compossessore abbia travalicato i limiti del suo compossesso.

13. Denuncia di nuova opera e disciplina delle distanze.

14. Il diritto alla salute non è tutelabile con la denuncia di nuova opera.

15. La sospensione dei termini processuali nel periodo feriale.

16. Può una richiesta ex articolo 700 del codice di procedura civile esser considerata “denuncia di nuova opera”?

17. Casistica giurisprudenziale residuale: lastrico solare, usucapione, violazione dell'ordine del giudice, ripristino status quo, demanio, nuovo pozzo, volontaria interruzione dei lavori.

 

 

Capitolo Ventiduesimo

LA DENUNCIA DI DANNO TEMUTO

 

1. La denuncia di danno temuto: i presupposti e il provvedimento richiesto per ovviare al pericolo.

2. La domanda formulata con il ricorso va qualificata in considerazione della situazione giuridica fatta valere in giudizio e delle finalità perseguite dagli istanti.

3. La legittimazione passiva.

3.1. Segue: la prova della qualifica implicante legittimazione passiva.

4. La denuncia di danno temuto non è soggetta a un particolare termine di decadenza o prescrizione.

5. Distinzione con la denuncia di nuova opera.

6. Distinzione con l'azione di manutenzione.

7. La condizione dell'azione di danno temuto può anche riconoscersi nel ragionevole pericolo che il danno si verifichi.

8. La tutela del solo diritto alla salute è di per sé estranea all'azione di danno temuto.

9. Il danno temuto nella comproprietà e nel condominio.

9.1. Segue: casistica relativa al condominio, in particolare.

10. Casistica giurisprudenziale: cinta muraria e torre medioevale, detriti, fondi a dislivello, cava, ordine giudiziale di sospensione, tempo necessario alla tutela cautelare, sponda di fiume, alloggio Iacp, strada pubblica, vegetazione.

 

 

Capitolo Ventitreesimo

ASPETTI PROCESSUALI RELATIVI ALLE AZIONI NUNCIATORIE

 

1. La giurisdizione del giudice ordinario – rinvio -.

1.1. Segue: casistica giurisprudenziale ove è stata riconosciuta la giurisdizione ordinaria.

1.2. Segue: casistica giurisprudenziale ove non è stata riconosciuta la giurisdizione ordinaria.

1.3. Segue: regolamento di giurisdizione – rinvio -.

2. La competenza della fase cautelare: rinvio.

2.1. Segue: denunce proposte quando pende già azione per il merito.

2.2. Segue: la possibilità di riproporre la domanda quando il giudice dichiari la propria incompetenza e la proponibilità (residuale) del regolamento di competenza.

3. L'introduzione del comma 6 dell'articolo 669 octies del codice di procedura civile da parte della legge n. 80 del 14 maggio 2005 e la conseguente non necessità della c.d. seconda fase.

3.1. Segue: la disciplina delle spese introdotta dall'articolo 50 della legge n. 69 del 18 giugno 2009.

4. La (oramai facoltativa) c.d. seconda fase.

4.1. Segue: i principi (ancora) applicabili alla seconda fase.

4.1.1. Segue: il rispetto del termine imposto dal secondo comma dell'articolo 669 octies del codice di procedura civile (60 giorni) e la notifica presso il difensore costituito nella fase cautelare.

4.1.1.1. Segue: l'eventuale atto introduttivo notificato senza il rispetto del termine imposto dal secondo comma dell'articolo 669 octies del codice di procedura civile (60 giorni) va notifica to alla parte personalmente e introduce un autonomo giudizio.

4.1.2. Segue: giudizio possessorio o giudizio petitorio?

4.1.3. Segue: entro i sessanta giorni deve essere iniziato un vero e proprio giudizio di merito - necessità di una “nuova domanda”? - nessuna preclusione in ordine ai requisiti che condizionano la proponibilità dell'azione in sede cautelare – nella seconda fase possono essere proposte tutte le possibili domande attinenti al merito anche se nuove (compresa la chiamata in garanzia - il convenuto ha l'onere di riproporre in sede di merito la domanda riconvenzionale già proposta nella prima fase? -.

4.1.4. Segue: ulteriori canoni interpretativi dettati dalla giurisprudenza prima dell'entrata in vigore della legge n. 80 del 14 maggio 2005 - non necessità di citare tutti coloro che abbiano preso parte alla fase sommaria - spese processuali - informazioni fornite dai testi nella fase cautelare – interpretazione della denuncia come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica - nuove prove e nuovi testi – domande incluse - fondamento della decisione della fase di merito - vizi di notificazione - danni - notifica al contumace.

5. Reclamo.

6. Il ricorso straordinario per Cassazione.

7. L'attuazione del provvedimento – rinvio -.

8. La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale: rinvio.

9. Casistica giurisprudenziale: la tutela dei diritti del proprietario di un'immobile a causa delle infiltrazioni di acqua nel proprio appartamento provenienti dal sovrastante terrazzo.

9.1. Segue: qualora il ripristino della situazione di fatto anteriore debba essere attuato mediante la demolizione di un'opera appartenente a più proprietari l'azione deve essere diretta contro tutti i comproprietari.

9.2. Segue: la denuncia di nuova opera non rende inammissibile la querela ex articolo 12 del codice di procedura penale.

9.3. Segue: l'intervento adesivo autonomo del condomino.

9.4. Segue: casistica residuale.

 

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