Sembra infatti che in tutta questa vicenda ci si dimentichi della tragedia umana di una famiglia, che già soffre per il dramma che l'ha colpita e che nondimeno viene fatta oggetto di una battaglia politica più che etica, con assoluta indifferenza degli effetti che tutto ciò comporta sul padre di Eluana e sugli altri famigliari, e delle loro sofferenze, che il prolungarsi di questa vicenda inevitabilmente aggrava.
Tutto questo non ha avuto nessuna importanza, ci sono volute non una ma due sentenze della Cassazione perché alla fine il padre di Eluana avesse l'autorizzazione ad interrompere il trattamento, nonostante che le sentenze non avessero fatto altro che ribadire principi da tempo assodati nel nostro ordinamento, come il diritto di autodeterminazione terapeutica di ogni paziente, che discende dagli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione.
Sempre nella totale incuranza per le conseguenze sui famigliari di Eluana, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica hanno proposto un conflitto di attribuzione contro la prima sentenza della Cassazione (la cui inammissibilità sarebbe stata palese anche ad uno studente al primo anno della facoltà di giurisprudenza) e si è persino tentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Falliti (com'era prevedibile) tutti questi tentativi, adesso persino trovare un ospedale disposto ad interrompere le cure sta diventando l'ennesimo calvario per la famiglia di Eluana. E di fronte alla disponibilità della Regione Piemonte si è giunti ad invocare l'osservanza della legge di Dio e non della legge dello Stato, forse dimenticando le parole di Paolo di Tarso, che invece è utile ricordare, perché (forse) si tratta di un'opinione più autorevole di quella del Cardinale Poletto:
"ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fa' il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male" (Romani 13:1-5).
Da credente, confido nell'esistenza di Dio e nella sua giustizia. Non so se ci credono anche tutti coloro che portano avanti questa battaglia contro la famiglia di Eluana, e in particolare coloro che lo fanno ai soli fini di ingraziarsi una parte dell'elettorato e delle gerarchie ecclesiastiche. Ma se ci credono, farebbero bene a meditare sulle proprie azioni.