02 febbraio 2009
"RELAZIONE SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA NELL’ANNO 2008"
La riflessione deve muovere dalla conferma di una doverosa premessa metodologica: la Giustizia va concepita non come “potere”, ma come “servizio” (il “servizio Giustizia”), nel senso più elevato dell‟espressione, al quale si chiede, in primo luogo, funzionalità ed efficienza. Un servizio da valutare nel suo contesto e in considerazione dei suoi utenti, i cui costi e i cui problemi non sono da considerare asintotici, ma finalizzati ad accrescere il benessere dei cittadini, l‟affidabilità istituzionale, la crescita e la competitività del Paese, nel contesto europeo e mondiale. E come in ogni servizio che si rispetti, vi è bisogno di un momento in cui si "dia conto" agli utenti del suo andamento, delle carenze che si riscontrano, dei problemi in atto e delle possibili soluzioni degli sforzi per raggiungere lo scopo alla luce dei principi costituzionali del diritto di difesa, di ragionevole durata, del “giusto processo” di cui al rinnovato art. 111 Cost. Il Capo dello Stato, nel Suo discorso del 17 dicembre 2008 (alle Alte Magistrature della Repubblica), ha autorevolmente precisato che si tratta di un “servizio da rendere ai diritti e alla sicurezza dei cittadini”.
La Giustizia, infatti, equilibrando le passioni, gli interessi, i poteri, riparando i torti e i pregiudizi, sanzionando le omissioni, gli errori e le violazioni, deve contribuire alla tranquillità ed alla fiducia, senza le quali nessun progresso è possibile.
Per svolgere il suo ruolo, la Giustizia non dev‟essere ferma e statica, ma deve consapevolmente proiettarsi in avanti con un bilanciamento dinamico tra esigenze contrapposte, divenire il centro mobile di una società alla ricerca continua di libertà e legalità. E il ruolo non è facile in un contesto che vede, all‟esterno, l‟assottigliarsi delle risorse del pianeta, la crisi finanziaria ed economica mondiale, la revisione dei dati geopolitici, enormi migrazioni, preoccupanti conflitti e, all‟interno, la necessità di riassestare, restaurare, riforgiare la struttura delle Istituzioni per renderle moderne, funzionali ed efficaci, necessità che si scontra con l‟innata propensione a mantenere le cose così come sono, specie in una congiuntura di bilancio estremamente difficile.
La Giustizia non costituisce, dunque, un sistema a sé stante, legato alla soluzione di una moltitudine di singole “controversie-monadi”, da risolvere esclusivamente inter partes, senza una proiezione più generale. La riflessione deve muovere, allora, dalla giusta collocazione della Giustizia “nel suo contesto”, altrimenti si rischia di cadere nell‟autoreferenzialità. In sua assenza, qualsiasi riflessione diviene astratta e sterile, priva di capacità analitica e critica, inidonea all‟individuazione di azioni e misure correttive delle disfunzioni individuate.
I caratteri fondamentali della Giustizia sui quali occorre soffermarsi sono tre:
- la Giustizia come funzione necessaria: senza la funzione di jus dicere è lo stesso Diritto a trovarsi privo di sostanza e di effettività, a non poter svolgere la sua funzione ordinante, di garanzia dei diritti, di regolazione degli interessi, di soluzione dei conflitti, di condizione per l‟affermazione dei valori fondamentali e per lo sviluppo dell‟economia;
- la Giustizia come servizio essenziale per la collettività, sia nel suo insieme, sia per ciascuno dei suoi membri; sia sul piano strutturale, sia sul piano funzionale; un servizio da svolgere in modo da assicurare sì la soluzione di una moltitudine di singole controversie, ma anche da garantire l‟affidabilità istituzionale, la crescita e la competitività del Paese;
- la Giustizia come sistema aperto: un insieme organizzato di diversi elementi, che interagiscono fra di loro e si condizionano a vicenda. Occorre dunque esaminare e comprendere queste interazioni per valutare sia il peso di ciascun elemento, sia i vantaggi e gli svantaggi connessi al funzionamento di ciascuno di essi all‟interno dell‟insieme.