10 ottobre 2009
"LE MEDICINE VARCANO I CONFINI NAZIONALI" - Alceste SANTUARI
SANTUARI Alceste
Facciamo un esempio al riguardo: se un abitante di Belluno si reca in una farmacia trentina o altoatesina chiedendo una medicina riconosciuta (pagata) dal servizio sanitario nazionale (rectius: presenta la ricetta prescritta dal medico di base) si sente rispondere che deve pagarla al prezzo pieno e non a prezzo ridotto come accadrebbe acquistando lo stesso medicinale “a casa”. Risulta evidente – vieppiù nel contesto attuale, in cui i cittadini europei sono liberi di poter circolare anche per ragioni sanitarie – la discriminazione esistente in questo settore. Allo scopo di ovviare ad una situazione, come ribadito, incoerente rispetto ad un approccio a contrariis a livello europeo – alcune Regioni italiane, sulla scorta di quanto le medesime Regioni realizzano a livello transfrontaliero (si veda Friuli Venezia Giulia e Carinzia), hanno deciso di muoversi. La Regione del Veneto e la Regione Lombardia, infatti, hanno nelle settimane scorse sottoscritto un protocollo d’intesa sulle farmacie di confine interregionale “per la distribuzione di medicinali a carico del Servizio Sanitario Nazionale”.
Ne consegue che i pazienti non saranno più divisi sulla base della loro appertenenza al servizio sanitario territoriale (regionale) ma saranno “uguali” in quanto appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale. Un protocollo d’intesa simile è allo studio anche tra la Regione Veneto e la Provincia Autonoma di Trento, proprio per affrontare il tema della mobilità sanitaria interregionale. Si tratta invero di sperimentazioni importanti che rafforzano il senso di coesione sociale non solo a livello nazionale, ma anche a livello comunitario, considerando che molti turisti stranieri che in Italia “diventano” pazienti difficilmente possono comprendere la diversità di trattamento tra le regioni.
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