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02 febbraio 2010
“DONNE! GIOVANI E MENO GIOVANI”- Maria Rosa PANTÉ
Maria Rosa PANTE' PANTE' Maria Rosa

Il primo libro si intitola “Assiotea” ed è stato scritto da Adriano Petta, casa editrice Stampa Alternativa. Ho conosciuto Adriano Petta sia attraverso una donna in carne e ossa, amica comune, che attraverso un’altra donna Ipazia. Infatti Adriano Petta ha scritto anche un libro su Ipazia, scienziata greca su cui anch’io ho scritto una poesia.
Ma chi è Assiotea e come si lega a Ipazia? Assiotea fu anch’essa personaggio storico, fu discepola dell’Accademia di Platone, quindi come Ipazia fu una donna di cultura. Come Ipazia fu osteggiata perché donna e donna di cultura. Come Ipazia non ebbe una vita facile, anzi, e, ancor più di Spazia, fu dimenticata tanto che io non sapevo nulla di lei. All’autore va dunque il merito di avere scritto un romanzo storico che riporta alla luce un personaggio di grande intensità e rilevanza.
È notizia recente che alle Regionali il centro destra ricandiderà (o almeno ha in animo di farlo) alcune veline, meteorine ecc. ecc. preferendo la venustà alle capacità e all’intelligenza. In questo clima un libro come “Assiotea” dimostra che l‘intelligenza femminile fa pur sempre paura. Sicuramente le belle candidate saranno anche intelligenti, ma il criterio cui si assoggettano è un criterio che, da quel che appare nel libro, Assiotea avrebbe sdegnosamente rifiutato. Assiotea è nel testo una donna bella, che sa leggere e scrivere e questo la porterà certo a una vita intensa, ma dolorosa, una vita che fra parentesi di libertà e di schiavitù, fra amori e lutti la condurrà a una grande scoperta, che non posso rivelare, legata alla filosofia presocratica, alle intuizioni di Leucippo e Democrito in contrasto con un Platone che nel libro di Petta appare come un vecchio arroccato su idee schiaviste e maschiliste. Come del resto era, e mi duole dirlo dato che la amo profondamente, la società greca.
L’autore attraverso i suoi libri persegue il progetto dichiarato di un recupero dell’importanza della donna nella storia. È encomiabile che lo faccia un uomo, infatti l’autore è un personaggio di grande apertura e di grandi lotte civili, sue notizie si possono trovare qui: http://www.adrianopetta.com/
Il libro mi è piaciuto innanzitutto per l’incalzare degli avvenimenti, poi per la passione estrema, assecondata da una scrittura ricca, dei personaggi, sempre un po’ sopra le righe, sia nell’amore che nel dolore come è richiesto a vite così intense. Molto importante è però la ricostruzione storica e le parti filosofiche che mostrano lo studio cui si è dedicato l’autore per arrivare a questa ricostruzione che, ripeto, arricchisce e non soffoca la valenza narrativa. Insomma si comincia il libro e non si riesce a lasciarlo per sapere come va a finire!.

È un complimento che vorrei si facesse al secondo libro che presento. Il libro è mio, si intitola “Non ho l’età” e non ha nulla in comune col libro precedente se non il fatto che protagoniste sono le donne.
“Non ho l’età” della 0111 Edizioni è la storia di tre signore piuttosto anziane. Delle tre l’unica ancora signorina scompare un giovedì di Pasqua, le altre (con il cane Oscar) la seguono attraverso un viaggio surreale, che le porterà da Novara a Verona nel giro di cinque giorni. Non dirò altro perché il libro ha un intreccio così intrecciato che non posso rivelare nulla e forse non ne sarei capace. Voglio sottolineare la cosa più importante: il volume è endorfinico, cioè l’ho scritto per far ridere.
Essendo io un’ammiratrice dell’umorismo inglese, della comicità di parola che poggia su metafore esagerate, accostamenti acrobatici di parole in situazioni apparentemente normali, ho provato a scrivere una storia con questo stile. Chi, eventualmente mi leggerà, saprà dire quanto sia riuscita nel mio intento.
Mi permetto di riportare il giudizio di un critico d’eccezione di cui ho l’onore di essere stata allieva e ora amica, il professore e poeta Giorgio Barberi Squarotti. Ha letto il dattiloscritto e mi ha scritto queste parole: “Il romanzo è molto divertente e saporoso, con un ritmo vivacissimo e mutevolissimo, stupori e novità a ogni capitolo e personaggi originali e mirabilmente esemplari. È una vicenda di vecchie e di vecchi, ma contemporaneamente d’amore e di vita: si racconta la maturazione delle figure, ma opposta a quella di tanti romanzi da Cimone del Boccaccio fino ai nostri giorni, perché vanno dalla vecchiaia alla giovinezza del cuore, dalla delusione all’appagamento. Alla fine è il mondo perfezionato, ideale, narrato con gioia e con la dovuta ironia”.




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