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SOMMARIO
1. Applicare l’amministrazione di sostegno
2. Scegliere l’amministratore
3. Valorizzare la dignità umana

Ancorchè rimasto estraneo al corpo codicistico, è l’art. 1 della l. 6/2004 a fornire la chiave di lettura per l’applicazione della misura tutelatoria dell’Amministrazione di Sostegno.
La norma, infatti, dichiarando esplicitamente la finalità di DARE SOSTEGNO LIMITANDO AL MINIMO POSSIBILE LA CAPACITA’ DI AGIRE, ha segnato il superamento della visione custodialistica che per secoli ha improntato la disciplina della protezione degli infermi di mente; con ciò collocando al centro dell’intervento protettivo la PERSONA E LA SUA DIGNITA’.
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E’ nata a Trieste una nuova Associazione - AsSostegno - per la diffusione e la miglior gestione dell’istituto dell’Amministrazione di sostegno.
Comprende al momento giudici, avvocati, docenti, operatori, familiari.
Gli scopi del neo-ente sono molteplici, tutti di carattere pratico, riportabili sempre all’obiettivo di far conoscere e funzionare al meglio la legge 6/2004 nel territorio.
Pubblichiamo sotto, nel Testo, alcuni passaggi dei documenti associativi.

E’ opinione di chi scrive che OGNI CITTA’, in Italia, dovrebbe seguire l’esempio triestino: le forze vive di ogni comune o consorzio di comuni dovrebbero cioè ‘mettersi insieme’, come abbiamo fatto noi, e cominciare/continuare a darsi da fare, affinchè le persone fragili siano salvaguardate al meglio.
E’ stato messo a punto nel capoluogo giuliano, con l’apporto di ognuno dei soci, uno statuto/modello abbastanza accurato, che - oggi stesso - consente a chi lo voglia, in giro per l’Italia, di strutturarsi come 'filiale' pure e semplice dell’Associazione triestina.
Oppure ciascuno potrà, al di fuori di Trieste, prendere a modello le falserighe che qui presentiamo, e costituire nel suo ambito specifico un’associazione ad hoc, tagliata sulla propria misura, indipendente dalla casa-madre.

L’importante, per ogni comunità di cittadini sensibili e di buona volontà, dovunque essi siano, è che venga attuata quanto prima – con una iniziativa tale da coinvolgere, organizzativamente, tutte le persone interessate - una “presa in carico” locale del problema.

Oggi come oggi, e tanto più con i tagli che verranno inflitti al welfare:
- in troppe città italiane i giudici tutelari faticano a gestire convenientemente la “clientela”,
- qualche magistrato continua, stoltamente, a interdire le creature meno fortunate,
- tanti familiari ignorano ancora l’esistenza del nuovo strumento di protezione,
- circolano paure esagerate e fantasmi sbagliati,
- gli enti locali e le ASL, al di là di qualche bella parola, sono sommersi dalle incombenze o se ne infischiano,
- ogni autorità amministrativa, salvo poche eccezioni, gioca allo scaricabarile,
- gli assistenti sociali scarseggiano o latitano,
- il volontariato è spesso in affanno,
- gli amministratori di sostegno, una volta entrati in carica, sono non di rado abbandonati a se stessi,
- i soggetti deboli versano in crescente difficoltà.

Lo strumento associativo può essere prezioso per cambiare tutto ciò (p.c.).