11/03/12
L'Autrice, che appartiene al foro di Acqui Terme, propone ai lettori di P&D un caso curioso e sui generis di ..."fumo-bio" che offre nel contempo un esempio emblematico di quale proteiforme attività sia quella del legale.
La giovane, sensibile Sara entra nel mondo di una persona semplice, fragile e debole, un giovanissimo che è indagato per coltivazione a fini di spaccio di due sole piantine di cannabis, ancora prive di fiori.
Con una speciale metamorfosi, costei si trasforma, nell'affrontare la fattispecie, in un'esperta di botanica; è il passo che mi ha colpito di più quando ho letto il contributo inv ...
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19/01/12
Nonostante i tanti giovani caduti malamente, le famiglie distrutte dai lutti e dalle rese, i sogni e le passioni rase al suolo dalla bugia più grande qual è la droga, il risultato è un dispendio irresponsabile di parole, di ottusità, di cecità, che scadono in una indifferente fatalità, come a voler significare che è così e sempre lo sarà.
Contro l’uso e abuso di sostanze, il suo consumo ad alzo zero, contro questa mattanza psico-fisica, c’è una offensiva incrinata e finanche dubbiosa, persino quando questa battaglia riguarda l ...
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22/11/11
La cocaina e l’alcol, la droga e i rituali, i totem che non sono mai scalfiti dalle conseguenze, dai dazi che verranno pagati, perché i conti prima o poi richiedono di essere saldati.
Ragazzi griffati e giovani con firme di rincalzo, stanno in piedi a guardare il mondo che passa, e improvvisamente franano sul pavimento per non essersi accorti di quanto è andato perduto.
Forse la violenza non è davvero connessa con l’uso delle sostanze, forse le droghe non sono ree confesse delle disperazioni che costruiscono, forse l’uso e abuso delle sostanze è un problema di seconda fascia.
Ci vuole più coerenza e coraggio per ripudiare i troppi “forse” spalmati sul terreno come trappole mortali, quando si tratta di giovanissimi, di uomini, di persone, destinate a diventare drammaticamente delle “cose”.
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11/10/11
La voce normalità nel dizionario italiano fa riferimento a quanto è conforme a una regola, a ciò che serve a dare una norma.
Concetto ondivago la normalità, a seconda del punto di vista, dell’angolazione, ma non è più dissertazione di poco conto se diviene pratica per non rispettare la persona.
Mi sono chiesto quanta normale tolleranza c’è, sull’uso e abuso di sostanze, sulla possibilità di ognuno di comprarne una dose, di venderne altre, di averci a che fare per una serata o per il resto della propria vita.
Quando parliamo di droga, di tutte le droghe, parliamo di persone allo sbando, giovani e sordità al futuro che bussa alla porta, stiamo parlando di una parte della nostra vita davvero difficile, allora bisogna discuterne senza lacrime di coccodrillo che derubano tempo a una indagine seria e agli interventi più efficaci.
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24/02/11
Sul problema droga, alcol e violenza collegata, ho l’impressione che non si voglia inquadrare in maniera comprensibile il massacro cui vanno soggetti soprattutto i più giovani.
Esiste un tentativo piuttosto timido di indicare un certo precariato sociale, quella parte di collettività che rimane fuori dal mercato del lavoro, mentre sul precariato inteso come mondo adolescenziale e giovane adulto è calata una cappa, costringendoli all’indietro, come a voler nascondere i cedimenti che hanno prodotto un futuro che sembra non attenderli più.
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17/09/10
Nel quotidiano bailamme di intemperanze etiche, di utopie violente, ci sono, a fare da ponte verso una qualche salvezza, realtà serie e credibili, che si mettono a mezzo a quel disagio sociale che miete vittime innocenti, mentre in seno al consorzio civile crescono persone sempre più fragili, giovani che non ce la fanno a prendersi in braccio e stringere i denti. Da molti anni c’è la Comunità Casa del Giovane a Pavia, una comunità di servizio e terapeutica per quanti sono in ginocchio a causa dell’assunzione di sostanze stupefacenti, dell’alcol, per vere e proprie patologie psichiatriche derivate dal poliabuso.
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11/05/10
La coltivazione domestica di cannabis, anche di una sola pianta, resta sempre reato. Su questo non ci sono dubbi, viene confermato l’orientamento restrittivo adottato dalle Sezioni unite penali nella nota sentenza 28605/08. Ma il carcere può essere evitato se la sostanza ricavata dalla coltivazione non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile. In questo caso, ovviamente, a giocare un ruolo fondamentale è la valutazione fatta dal giudice di merito sulla sussistenza del requisito dell’offensività della condotta.
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09/04/10
La droga "legale" si compra sul Web
In Inghilterra ha già causato tre morti
«Si sta diffondendo più dell'ecstasy»
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22/02/10
La lettura di varie pronunce della magistratura di sorveglianza (in gran parte inedite), in questi ultimi anni, ha ripetutamente evidenziato linee di indirizzo non omogenee, le quali frequentemente hanno dato l’impressione che dei due sostantivi il primo (condannato) abbia un peso specifico decisamente inferiore al secondo (tossicodipendente).
Due, all’apparenza, i filoni giurisprudenziali emergenti.
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15/02/10
Non si parla più di droga, del suo consumo sempre più smodato, degli innumerevoli utenti al fior di latte, degli altri dal folto pelo sullo stomaco.
Non se ne parla e basta, e se proprio siamo obbligati dal chiacchiericcio, lo facciamo quando qualcuno ci lascia le pelle, oppure quando un personaggio assai famoso, confessa di farne uso per i motivi più disparati, mentre si tratta unicamente di un consumo disperato che diventa disperante.
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12/12/09
Il 29 ottobre del 2009 si è pervenuti al seguente accordo tra FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche) e CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) e Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome:
"Premesse: Con il Piano Italiano di Azione sulle Droghe oggetto di Accordo, ai sensi dell'art. 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano e gli Enti Locali (Rep. Atti n. 4 della Conferenza Unificata del 24 gennaio 2008), le Regioni e Province Autonome si sono impegnate, tra l'altro, a:
- ricostituire il Coordinamento tecnico permanente e tematico in materia di droghe tra le Regioni e PA;
- creare luoghi di coordinamento stabile tra le Regioni e PA e le Associazioni maggiormente rappresentative nel settore delle dipendenze;
- contribuire fattivamente alla mappatura delle risorse destinate al settore delle dipendenze."
(continua)
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02/09/09
Un fenomeno allarmante emerge da un recente studio condotto negli Stati Uniti: la generazione dei cosiddetti baby boomers (persone nate tra il 1946 e il 1964) continua ad utilizzare droghe nonostante l’età, aumentando la percentuale dei consumatori tra i cinquantenni. L’indagine condotta dal SAMHSA evidenzia che l’uso di droghe tra adulti di 50-59 anni è quasi raddoppiato, passando dal 5,1% del 2002 al 9,4% del 2007, mentre le prevalenze d’uso nelle altre fasce d’età sono rimaste invariate.
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02/09/09
Una particolare sottopopolazione di tossicodipendenti, all’apparenza ormai residuale sotto il profilo quantitativo, è costituita dai cosiddetti “malatissimi pericolosissimi” (per utilizzare la sintetica ma significativa definizione proposta, su questo stesso sito, dal presidente Mazzamuto in suo saggio del 17.1.2009): si tratta di persone di età media “avanzata” (almeno, rispetto all’età media dell’utenza complessiva dei Ser.D.), con precedenti penali plurimi (a volta innumerevoli) e non necessariamente per reati di lieve entità, in condizioni fisiche più o meno gravi rispetto al progredire dell’AIDS, che peraltro malgrado lo stato avanzato (da un punto di vista clinico) della malattia sono ancora fisicamente in grado di commettere nuovi e talvolta gravi reati.
Spesso hanno alle spalle anni di trattamenti ambulatoriali presso i SerD, o residenziali presso le Comunità Terapeutiche; per l’età e le condizioni fisiche sono incollocabili al lavoro (ammesso, per mantenere uno spazio al dubbio, che ne siano in qualche modo interessati).
La loro duplice essenza, di malato e contemporaneamente di persona pluripregiudicata, pone il giudice davanti al grave dilemma di decidere a quale delle due dare più spazio a discapito dell’altra. Il caso di cui si discute in questa sede ne è un esempio abbastanza classico.
Luca (nome, ovviamente, di fantasia) ha cinquant’anni; è noto alle Forze dell’Ordine e a tutte le possibili aule di giustizia della provincia di residenza, e di quelle limitrofe, per una quantità innumerevole di reati, commessi negli ultimi trent’anni; più volte ha fruito di misure alternative alla pena, altrettante volte fallendo le misure concesse e riprendendo a commettere reati e ad assumere stupefacenti. È però anche persona malata di AIDS, giunta ormai a livello conclamato della malattia e ad uno stadio non certo iniziale. Sottoposto agli arresti domiciliari a seguito dell’ennesimo delitto, divenuta definitiva la condanna il Tribunale di sorveglianza ritiene di non concedere l’affidamento in prova né il differimento pena, ma accorda la detenzione domiciliare.
Neppure tre mesi dopo, a seguito di reiterate segnalazioni di irreperibilità al domicilio in sede di controlli da parte delle Forze dell’Ordine, e di nuove denunce per ulteriori ipotesi di reato, il Magistrato di sorveglianza prima, il Tribunale poi, dispone la revoca della misura ed il rientro in carcere, da dove viene poi tradotto in un Centro Clinico del Ministero della Giustizia. Durante la permanenza al Centro Clinico Luca per mesi rifiuta l’assunzione delle terapie farmacologiche specifiche prescritte, ovvero le assume con estrema irregolarità, tanto che i valori riscontrati in sede di esami di laboratorio peggiorano progressivamente. A ciò associa lo sciopero della fame e, a tratti, anche della sete. È questa una pratica da lui collaudata nel corso di tutte le detenzioni degli ultimi lustri: rifiutare acqua, cibo e medicine allo scopo, coscientemente perseguito e reiteratamente esplicitato agli operatori di riferimento, di provocare attivamente un peggioramento delle condizioni cliniche, riscontrabile anche tramite esami di laboratorio (in particolare, la riduzione del numero di linfociti CD4+), al dichiarato scopo di ottenere la certificazione di “condizioni cliniche incompatibili con la carcerazione” e riacquistare in tal modo la libertà, pur se sottoposto al vincolo (comunque, di fatto, disatteso) della permanenza in casa (in regime di arresti o detenzione che sia).
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27/05/09
Costituisce dato esperienziale comune il fatto che il tossicodipendente, quando per le sue vicende di vita incorre in quella particolare forma di assunzione di responsabilità che è il procedimento penale, acquisisce le sembianze di una sorte di Giano bifronte, del quale di volta in volta spiccano più l’una (il condannato) o l’altra (il tossicodipendente) faccia, in realtà coesistenti nella stessa persona fisica.
Talvolta questa oscillazione, magari con la complicità del condannato che tutto chiede pur di conseguire il duplice scopo di espiare la pena nel meno afflittivo regime extramurario e contemporaneamente, se possibile, sottoporsi alle cure di cui necessita, è riscontrabile nelle more di uno stesso procedimento.
Esempio di questa oscillazione tra Scilla e Cariddi (rectius, vista la provenienza geografica del provvedimento, tra Zattere e Palanca) è l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Venezia qui in discussione. Il procedimento prende le mosse dalla richiesta di “Mauro” (il nome è di fantasia), alcoldipendente con elevata tendenza alla recidiva, affetto da comorbilità psichiatrica (disturbo borderline di personalità), con presumibili trascorsi di tossicodipendenza (come affermato dalla Questura e desumibile indirettamente, quanto meno a livello probabilistico, dalla positività per HCV) che chiede al Tribunale di Sorveglianza lagunare di poter espiare un residuo pena di circa un anno e mezzo in regime di affidamento in prova al servizio sociale (ex art. 47 O.P.) oppure di affidamento in prova nei casi particolari (ex art. 94 D.P.R. 9.10.1990, n. 309, e s.m.i.).
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13/03/09
Lotta alla droga (a parole): 0,9% della spesa sanitaria
Alla Conferenza nazionale di Trieste, le Regioni presentano la ricognizione sullo stato dei servizi per la cura e il recupero dei tossicodipendenti: 804 milioni per 272 mila utenti ogni anno. "Ma il problema interessa veramente a qualcuno?"
(mc)
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29/10/08
Don Enzo Boschetti, il fondatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia, ci ha lasciato in eredità una grande verità: “gli irrecuperabili non esistono, sono solo un’invenzione della nostra scarsa volontà”.
Morgan è la devastazione causata dall’assunzione smodata di alcol, gli occhi pieni di lacrime a supplicare per avere una sigaretta, un euro da spendere in vino, in quella solitudine rumorosa e sofferente che rende le persone distanti per essere vedute, incontrate, ascoltate, oppresse da un tempo e da un dolore che inutilmente si affannano a travestirsi di fastidiosa banalità.
Morgan prigioniero del suo vagabondare senza sosta, senza un arrivo da agognare, accattonando una bugia, tutta dentro un cartone di vino.
(continua)
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17/10/08
Sarà più facile d’ora in poi provare che un pò di hashish, anche se superiore alla soglia consentita, è ad uso personale.
Anche se il panetto trovato supera la soglia consentita non si configura il reato di detenzione illecita nel caso in cui l’indagato lo abbia consegnato spontaneamente, abbia dichiarato di farne abitualmente uso e non lo abbia diviso in singole dosi. Insomma, la Cassazione ha depositato un’altra sentenza sulle sostanze stupefacenti, la n. 39017 del 16 ottobre, destinata a far discutere.
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21/09/08
Droga sostenibile e droga che uccide, mi pare necessaria una ulteriore precisazione, quanto meno per il largo consumo … di onestà intellettuali, in condanne e conseguenti assoluzioni a poco prezzo.
Quanto meno per rendere giustizia alle parole, quando esse assumono il peso di una sentenza e influenzano le persone, in particolar modo quelle che ancora non hanno una personalità formata, coloro che ancora non hanno pieno il carico della coscienza, cioè l’essere presenti a se stessi; e un bambino sebbene grande, non è cosciente, per diventare coscienti di noi stessi, il primo avvertimento è l’avvertimento dell’esistenza dell’altro.
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18/03/08
Proporre programmi di educazione alla salute efficaci e migliorare le vecchie metodologie che hanno caratterizzato finora interventi preventivi spesso episodici, non partecipativi o unicamente informativi. Sono questi gli obiettivi del manuale “La promozione della salute nelle scuole: obiettivi di insegnamento e competenze comuni” presentato a Roma nel corso di un convegno presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il manuale propone alcune linee guida che supportino il corretto approccio alle problematiche della salute ed è stato realizzato all’interno della collana dei rapporti dell’ISS, disponibile anche on-line. Alimentazione, movimento fisico, sessualità, alcol, sostanze psicotrope, fumo, altre dipendenze, incidenti stradali domestici e mobilità sostenibile costituiscono i temi del manuale. Per ciascuna problematica vengono riportate la definizione del problema, l’identificazione dei fattori di rischio e dei fattori di protezione, i progetti già realizzati sulle tematiche trattate, percorsi formativi per ogni ordine scolastico e metodi didattici per l’insegnamento.
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18/03/08
Si inizia per gioco, per sperimentare nuove esperienze o per essere accettati dal gruppo, ma crescendo può diventare una dipendenza. Sono sempre più diffusi i casi di accesso a sostanze dannose per la salute da parte dei minorenni nel nostro Paese, dall’alcol al tabacco e in alcuni casi anche droghe di vario genere e pericolosità. Sono queste alcune delle problematiche affrontate in un manuale presentato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per diffondere in tutte le scuole italiane le buone pratiche di prevenzione e promozione della salute. Il problema dell’alcol è forse quello più sentito dagli operatori della sanità, anche se spesso sottovalutato da chi ne fa uso. “Non siamo bene informati sulla tossicità dell’alcol. L’alcol può provocare il cancro, la dipendenza ed è oggi uno dei principali fattori di rischio per la salute. Il 10% dei tumori è legato all’uso di alcol, non all’abuso, al semplice uso…” Lo afferma Emanuele Scafato, direttore Osservatorio nazionale alcol – Centro collaboratore Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcol correlati. Dito puntato anche contro gli spot pubblicitari che non danno informazioni utili riguardo alla pericolosità dell’alcol, mentre puntano a favorirne l’uso.
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