11/04/12
Il giorno 30 marzo 2012 il prof. Paolo Pittaro ha tenuto presso l'Università degli studi di Trieste una conversazione sul tema Colpa e pena tra giustizia e legalità organizzata dall'Associazione studentesca "Get in Touch".
Lo pubblichiamo nella sua versione originale.
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12/03/12
“Io, per conto mio, penso che tutti gli Stati sanciscano le leggi per questo: perché, a proposito delle situazioni su cui siamo incerti, ricorrendo ad esse possiamo sapere [andando da esse osserviamo] che cosa dobbiamo fare. E le leggi [queste], appunto, in casi del genere suggeriscono agli offesi di prendersi questa vendetta”
(«Per L’ uccisione di Eratostene», Lisia)
Il moderno, diceva Wilde, è pericoloso: corre sempre il rischio di diventare improvvisamente fuori ...
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11/03/12
Martedì 6 marzo nella cittadina in cui vivo, Borgosesia, l'associazione Libera Valsesia, formata soprattutto, e lo dico con gioia, da giovani, ha organizzato un incontro con Gian Carlo Caselli, procuratore della Repubblica a Torino, magistrato che operò contro il terrorismo negli anni di piombo e chiese, alla morte di Borsellino e Falcone, di essere inviato a Palermo, per combattere la mafia.
Il cinema che ospitava l'evento era colmo, cosa abbastanza inusuale dalle nostre parti, ma l'importanza del personaggio meritava la folta presenza. C'erano numerose e importanti autorità e un discreto dispiegamento di Carabinier ...
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03/03/12
Non c’è giorno in cui scorrendo le pagine di un quotidiano non leggiamo di un’operazione di Polizia che riguarda il fermo o l’arresto di giovanissimi implicati nello spaccio, nell’acquisto, o nel consumo di sostanze stupefacenti.
Fin troppo facile esorcizzare il fattaccio asserendo che sono episodi che investono il mondo giovanile dalla notte dei tempi: forse il modo migliore per affrontare questo suicidio generazionale è parlare di droga ribadendo con forza che nessuna fa bene, non ne esistono che fanno poco male. E’ un imperativo che va portato avanti senza indugi e senza tregue di comodo in famiglia, nelle ...
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13/02/12
Il diritto racconta una società e narra una cultura. La penna del legislatore e la voce dei giudici gli fanno il dono della parola. Il diritto aspira alla giustizia ed affannosamente la rincorre, ma l’esperienza ci insegna come un concetto assuma forme e colori diversi a seconda di chi lo pensa. E la giustizia non si sottrae ad una simile sorte. E se volessimo ancorarla ad un’idea assoluta ed oggettiva peccheremmo di ingenuità. Ci dovremo accontentare di un’eterna ambiziosa ricerca e leggere nella lettera della legge quel che si ritiene giusto o forse, semplicemente, meno ingiusto, in ricordo del male minore hobbesi ...
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08/02/12
Carlo Federico Grosso, professore di diritto penale nell'Università di Torino, avvocato ed ex Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura affronta in questa intervista vari tra i più scottanti temi di attualità in materia di riforme della giustizia: oltre agli interventi per fronteggiare l'emergenza carceraria e alla riforma in cantiere dei delitti di corruzione e 'traffico di influenze', sono in particolare auspicate una serie di riforme possibili 'a costo zero', in particolare nel settore del processo penale (dai nodi delle notifiche e del ...
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26/01/12
Ci sono storie che sembrano già scritte. Alcune hanno il volto del silenzio, quello che tu intravedi nel vuoto delle pagine di un fascicolo. Ciò che tu non trovi e continui a cercare. Quelli come noi, che hanno scelto con questo lavoro il fascino della possibilità di un'affermazione e nello stesso tempo di un' innovazione, si stupiscono ancora oggi, a distanza di anni da quella scelta, di ciò che manca.
Ogni volta che entra nel mio studio un volto nuovo, spero sempre che sia quello di un colpevole. Non è per desiderio di deriva, né per naturale propensione al peggio dell'umanità: solo per logica. Il punto di par ...
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17/01/12
Quanto al siginficato di “detenere”, fondamentale nell'individuazione di una reale consapevolezza di contribuire al reato (cfr., amplius, "Il concorso di reati e il concorso di persone nel reato", Cedam 2011), si è precisato come “detenere” significhi avere la disponibilità di una determinata cosa (cioè la concreta possibilità di prenderla in qualsiasi momento senza la necessaria collaborazione di altri):
“in tema di detenzione di stupefacenti, la distinzione tra connivenza non punibile e co ...
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04/01/12
“La critica politica, essendo espressione di una valutazione personale, può non essere obbiettiva e può anche essere aspra e rappresentata in modo suggestivo, ma deve essere sempre espressa in modo continente, non deve trasformarsi in puro attacco personale e deve poggiare su un dato fattuale vero”. Ad affermare ciò è la Quinta sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 47037/11, depositata il 20 dicembre 2011.
Nel caso di specie vediamo protagonisti due assessori di comuni limitrofi, piuttosto litigiosi, in alcune circostanze, anche alla presenza di altre persone, l'uno accuso l'altro di essere un ...
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04/01/12
La Corte di Cassazione con sentenza numero 47667/2011, depositata in data 21 dicembre 2011 dichiara che le molestie telefoniche possono essere anche in diretto, o meglio, mediate.
Nel caso di specie vediamo protagonista un uomo, il quale comincia ad avere chiamate a ripetizione sul proprio telefono cellulare, quasi tutte a sfondo sessuale, insospettito dagli eventi viene a scoprire che il numero telefonico era stato inserito su un sito web di annunci a sfondo sessuale.
Una volta individuato il colpevole la vicende viene trasferita sui banchi del Tribunale.
Il Tribunale, condanna la donna in quanto le t ...
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03/01/12
“Sulla valutazione dell’ipotetico reato può pesare anche la situazione precedente a quella dell’occupazione, ovvero il fatto di essere entrato legittimamente in possesso dell’appartamento. Se questa è la consecutio dei fatti, allora può scattare l’assoluzione” ad esprimersi così è la Corte di Cassazione con pronuncia n.47386 del 21 dicembre 2011.
Nel caso di specie il Giudice di Pace condannava una donna al pagamento di una multa per aver occupato un appartamento, la signora presentava così ricorso in Cassazione.
L'appartamento in questione era stato locato dal conviv ...
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05/10/09
Nel caso di specie, l’imputato, titolare di un ristorante, era stato condannato sia in primo, che in secondo grado per omicidio colposo a causa di un incidente avvenuto all’interno del suo locale. Un cliente, infatti, dopo aver cenato, si era tuffato nella piscina attigua e pur non sapendo nuotare si era portato nella parte più profonda della vasca ove era annegato. L’imputato era stato condannato per aver omesso di adottare tutte le cautele necessarie al fine di rendere sicuro l’impianto.
Rileva la Corte di Cassazione che l’imputato era incorso in numerose negligenze in quanto, tra le altre, il cancelletto di accesso all’area della piscina era aperto, non vi erano cartelli con l’indicazione degli orari di apertura e la recinzione attigua non era idonea a garantire l’inaccessibilità della zona piscina dagli ambienti circostanti.
Ciò premesso, la Suprema Corte tende a precisare, però, che nessuna delle carenze rilevate poteva considerarsi in rapporto causale con l’evento. Infatti, l’impianto, nell’ora notturna, era chiaramente non funzionante con gli apparati di illuminazione spenti e l’imputato, rilievo di non poco conto, non era accidentalmente caduto all’interno della piscina, bensì volontariamente tuffatosi, nonostante la piena consapevolezza di non saper nuotare.
Non si può negare che il titolare del ristorante ricoprisse una posizione di garanzia in base alla quale doveva assicurare l’incolumità fisica degli utenti attraverso l’organizzazione dell’attività sportiva e l’incolumità comunque dei clienti del ristorante nel periodo di non funzionamento dell’impianto. D’altro canto, però, tutte le inadeguatezze della struttura non risultano tali in relazione ad un impianto chiaramente non in funzione e soprattutto non si palesano in rapporto eziologico con l’evento.
La Corte ribalta così le decisioni dei giudici di merito, affermando che in una tal situazione non sussiste il rapporto eziologico tra condotta ed evento. Infatti, quest’ultimo trova la sua causa esclusiva nell’autonoma decisione della parte offesa di tuffarsi nella piscina (la parte offesa si è tuffata in orario di chiusura dell’impianto, malgrado il divieto espresso del gestore e, soprattutto, senza saper nuotare).
Non sussiste il nesso causale in quanto l’evento letale deve rappresentare una concretizzazione del rischio specifico che la norma di condotta violata tendeva a prevenire. L’evento-morte deve essere conseguenza della colpa, deve, quindi, sussistere uno specifico legame colposo tra condotta tipica ed evento, che nel caso di specie non vi è.
La sentenza annulla la precedente perché il fatto non sussiste stante la mancanza del nesso causale tra la condotta dell’imputato e l’evento. Specifica la Corte che neppure da un punto di vista soggettivo è possibile ravvisare profili di colpa per mancata vigilanza di pronto intervento (l’attrezzatura sportiva era palesemente non agibile e non fruibile).
L’evento non può essersi verificato a causa della mancata attuazione di un presidio impeditivo a cura del titolare della connessa posizione di garanzia, in quanto la volontà della parte offesa è andata ben oltre a tutte le cautele e la diligenza poste in essere dall’imputato (g.v.).
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17/04/11
Anche Google è passibile di condanna per diffamazione: in particolare il servizio “Google suggest research”, di ausilio ai navigatori ai fini di una ricerca in rete, non è imparziale e può dar vita a casi che ledono la reputazione e che pertanto vanno risarciti a titolo di responsabilità extracontrattuale.
Questo è quanto accaduto ad un imprenditore nel settore finanziario il quale, digitando su Google il proprio nome, aveva appreso che allo stesso venivano abbinate, tramite il detto servizio “suggest research”, i termini di truffa e truffatore.
Ritenendo tale fatto lesivo della propria immagine, l’imprenditore aveva proposto ricorso in via cautelare lamentando, non già la mancata adozione da parte di Google di filtri preventivi idonei ad evitare associazioni inappropriate, quanto il fatto che la resistente non fosse intervenuta a rimuovere l’abbinamento detto nonostante la rimostranza.
Google si era opposto all’ordinanza di accoglimento della domanda, rimarcando come esso si limiti a fornire una piattaforma di hosting di per sé neutra, che può essere potenzialmente lesiva solo in virtù di comportamenti illeciti immessi da terzi; da qui la sua irresponsabilità ai sensi del d.lgs. 70/03.
Il collegio in sede di appello, invece, ha confermato il contenuto dell’ordinanza sulla base dell’osservazione per cui l’adozione del servizio “suggest research” deriva da precise scelte commerciali volte a facilitare le ricerche e ad incentivarne l’impiego. Conseguentemente eventuali effetti negativi derivanti dal suo utilizzo, come lo sono gli abbinamenti diffamatori, non possono non essere addebitati all’Internet Provider, sia pure a titolo di responsabilità extracontrattuale. E il sostenere che la modalità operativa del sistema crea l'accostamento in maniera del tutto automatica non vale a rendere "neutro" un abbinamento che di per sé non lo è.
Posto dunque che l’adozione del servizio “suggest research” sottende l’accettazione delle regole del suo funzionamento e che l’accostamento tra il nome del ricorrente e le parole truffa e truffatore ha sicuramente natura diffamatoria, Google sarà tenuto non solo rimuovere l’abbinamento in oggetto dal proprio software ma anche a pagare una somma a titolo di risarcimento per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dell’ordine del tribunale (e.s.)
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27/11/11
Dopo tre anni dalla fine di una storia, la donna non riesce a rassegnarsi. I comportamenti da lei messi in atto, molestie telefoniche offensive e “appostamenti” nei luoghi che lui giornalmente frequentava, le sono costati la misura cautelare del divieto di avvicinamento all’abitazione e al posto di lavoro dell’offeso, ossia l’ex fidanzato.
La donna propone ricorso in Cassazione eccependo l'erronea interpretazione della legge penale e carenza/illogicità della motivazione quanto agli indizi di reità. Inoltre, prosegue la ricorrente, le accuse risultano generiche e non dimostrano disagio psichico - in rapporto di causalità - e stati di ansia e timore, elementi indefettibili per concretare gli atti persecutori che non appaiono plurimi, come esige la figura delittuosa, mentre la convinzione della supposta detenzione di arma da fuoco da parte della ricorrente non può ritenersi elemento sufficiente a provare l'evento tipico del reato.
La Corte, rigettando il ricorso, spiega come invece i comportamenti da lei tenuti, nel tentativo di riconquistare l’ex compagno, configurino gli elementi richiesti per il reato di stalking.
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09/11/11
L'ordinanza n.239 del 19 Luglio 2011 emessa dalla Corte Costituzionale prende in esame la legittimità costituzionale dell'articolo 275 comma 4 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede il divieto di custodia cautelare in carcere quando sia imputata la madre di figlio minore con handicap, invalido al 100% e con lei convivente.
La madre, gravemente indiziata dei reati di cui agli articoli 73 e 74 del d.P.R. n.309/1990 (T.U. in materia di disciplina di stupefacenti e sostanza psicotrope, prevenzione cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), essendo stata sottoposta a misura cautelare in carcere chiede il riesame della misura stessa indicando la sua situazione personale di maternità di figlio handicappato che necessita della sua costante presenza.
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09/07/11
Può essere eseguita con telefax o con altri mezzi idonei a norma dell’art. 148 comma 2-bis c.p.p la notificazione di un atto destinato all’imputato o ad altra parte privata, in ogni caso in cui la consegna debba essere fatta al difensore?
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20/07/11
A seguito di una caduta, un soggetto si reca velocemente presso l’ambulatorio della guardia medica, onde ottenere immediata assistenza e soccorso; il medico decide però di non intervenire e di optare piuttosto per una chiamata al 118, al fine di ottenere il ricovero del paziente in ospedale.
Viene accusato così di “omissione di soccorso” e di “rifiuti d’atti d’ufficio”.
Successivamente al ricorso in Cassazione, la Suprema Corte con sentenza n. 28005, depositata il 15 luglio 2011, si pronuncia negando in primis l’ipotesi di omissione di soccorso, ed in secundis anche il reato di omissione di atti d’ufficio: la guardia medica, prima di effettuare la chiamata al 118, aveva in effetti ottenuto il consenso del paziente e concordato l’eventuale ricovero successivo alla chiamata.
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19/07/11
Nel caso di specie - a seguito di indagini effettuate dalla locale Polizia di Stato, su segnalazioni di un addetto, e con il seguente ricorso ad intercettazioni telefoniche - si scopriva la “prassi” delle onoranze funebri, poi identificata come concussione ambientale: elargire una mancia nei confronti del necroforo, ufficialmente per la vestizione del defunto, ufficiosamente per accaparrarsi il “cliente“.
La mancia era quindi il prezzo della concussione ambientale: mancava infatti di quello spirito di liberalità proprio della donazione - essendo considerato il prezzo per poter continuare a lavorare.
Successivamente al ricorso in Cassazione di un necroforo, che lamentava un’omessa e comunque insufficiente motivazione della Corte territoriale, in ordine ai motivi di appello specificamente indicati, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 27151 del 12 luglio 2011, afferma che “sussiste il vizio di mancata motivazione ai sensi dell’art. 606, comma primo, lett. e), c.p.p., non solo quando vi sia un difetto grafico della stessa, ma anche quando le argomentazioni addotte dal giudice a dimostrazione della fondatezza del suo convincimento siano prive di completezza in relazione a specifiche doglianze formulate dall’interessato, con i motivi di appello e dotate del requisito della decisività“.
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27/06/11
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 25668/2011 ha dichiarato che minimizzare sulle condizioni di salute di un ferito ed allontanarsi integra ugualmente il reato di omissione di soccorso.
Nel caso di specie una donna, non rispettando un diritto di precedenza, investiva una ragazza alla guida del suo motociclo, dopo essersi fermata per prestare soccorso si allontanava velocemente, senza fornire le proprie generalità, minimizzando il dolore alla spalla della ragazza ferita.
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04/07/11
La giurisprudenza s'è espressa in tema di favoreggiamento specie in tema di detenzione illegale d'armi, detenzione di sostanze stupefacenti (esclusioni - cfr., amplius, "Il concorso di reati e il concorso di persone nel reato", Cedam 2011 -: nel caso di chi, data ospitalità sulla sua vettura a uno spacciatore, eviti con la forza posti di blocco dell'autorità di polizia; nel caso del soggetto incaricato di fungere da contabile dei proventi delle attività di spaccio; nel caso di chi metta disposizione i locali della propria officina per le attività di spaccio; nel caso del soggetto incaricato di ricevere e spedire parte del denaro necessario ad un'illecita operazione d'importazione di sostanze stupefacenti nel territorio nazionale; nel caso di chi nasconda, all'arrivo della polizia, la droga detenuta in casa dal convivente), estorsione, omicidio, furto, banda armata.
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