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Situazioni soggettive (diritto privato)

Sommario
1. Premessa. - 2. Le situazioni di vantaggio. - 3. Le situazioni di svantaggio. - 4. Situazioni attive e inattive. - 5. Le singole situazioni soggettive. - 5.1. Le situazioni soggettive di vantaggio attive: il diritto soggettivo. - 5.1.1. Distinzioni nell’ambito dei diritti soggettivi. - 5.2. Le situazioni soggettive di vantaggio inattive. L’interesse legittimo. - 6. Le situazioni soggettive di svantaggio. - 6.1. Le situazioni soggettive di svantaggio attive: l’obbligo. Le situazioni di svantaggio inattive: la soggezione. - 7. Il potere.

La voce è dedicate alle situazioni soggettive nel diritto privato.


1. Premessa.


Il tema di cui ci si accinge a discorrere è quello delle situazioni soggettive.

Si tratta di un tema complesso, ma fondamentale per la comprensione del diritto privato.

Per introdurlo, dobbiamo soffermare l’attenzione sulla norma e, in particolare, sulla sua struttura.

Nella norma sono ravvisabili due parti: una parte ipotetica e una parte dispositiva.

La parte ipotetica opera come un criterio di qualificazione, che vale ad imprimere ai fatti l’impronta del diritto: ha, cioè, una funzione selettiva degli interessi rilevanti il cui soddisfacimento può venire in considerazione. Per interesse, qui si intende la relazione di tensione tra un soggetto ed un bene.

La parte dispositiva della norma prevede il verificarsi di un effetto. Questo effetto può consistere anche nella nascita di una situazione giuridica soggettiva.

Le situazioni soggettive di cui stiamo parlando – quelle cioè che derivano dalla trasformazione di un interesse – sono le situazioni soggettive di vantaggio.

Le situazioni di vantaggio mirano a far conseguire al soggetto che ne è titolare un bene: precisamente, il bene a cui tende l’interesse (c.d. presupposto) che sta alla base della situazione soggettiva (c.d. conseguenza) e, dunque, un risultato favorevole, vantaggioso.

Alle situazioni di vantaggio si contrappongono le situazioni di svantaggio. Le situazioni di svantaggio impongono al loro titolare un sacrificio.

Questo procedimento che abbiamo sommariamente descritto prende il nome di procedimento di qualificazione delle situazioni soggettive.

Il procedimento di qualificazione delle situazioni soggettive muove da un interesse inteso come relazione di tensione tra un soggetto ed un bene. Questo interesse, presupposto dalla norma nella sua parte ipotetica, è trasformato, dalla parte dispositiva della norma, in situazione soggettiva conseguenza.

Con più precisione, questo interesse è trasformato dalla norma in situazione soggettiva di vantaggio.

La situazione di vantaggio è, dunque, lo strumento che consente al soggetto, titolare dell’interesse e della situazione soggettiva in cui l’interesse si è trasformato, di conseguire il bene.

2. Le situazioni di vantaggio.

Vediamo ora di approfondire le une e le altre, iniziando dalle situazioni di vantaggio.

Le situazioni di vantaggio:

(a) possono vivere da sole, cioè possono non vivere in un rapporto giuridico con altre situazioni soggettive. È questo il caso della proprietà e dei diritti reali minori. La proprietà e i diritti reali minori sono autosufficienti, nel senso che il soddisfacimento dell’interesse presupposto, e della situazione soggettiva conseguenza in cui l’interesse si è trasformato, dipende solo dal comportamento del soggetto che ne è titolare.

(b) Possono vivere in un rapporto giuridico con una situazione di svantaggio. È questo il caso del credito, che, quale tipica situazione di vantaggio, vive in un rapporto – detto obbligatorio – con l’obbligo, che è una tipica situazione di svantaggio.

(c) Possono, infine, vivere in un rapporto con un’altra situazione di vantaggio. È questo il caso dell’interesse legittimo, che, quale situazione di vantaggio, può vivere in un rapporto giuridico con un’altra situazione di vantaggio, quale può essere, ad esempio, il credito (v. anche infra). 

3. Le situazioni di svantaggio.

Vediamo ora le situazioni di svantaggio.

Le situazioni di svantaggio, a differenza di quelle di vantaggio, vivono sempre e soltanto in un rapporto giuridico con una situazione di vantaggio.

Questo è dovuto alla funzione che le situazioni di svantaggio sono destinate a svolgere.

Prendiamo ad esempio l’obbligo.

L’obbligo è una tipica situazione di svantaggio e in quanto tale presuppone sempre e solo il collegamento con un credito: cioè, con una tipica situazione di vantaggio. A fronte di un obbligo, si pone sempre e soltanto un credito.

La funzione dell’obbligo è quella di soddisfare il credito.

È una funzione strumentale: l’obbligo nasce in funzione del soddisfacimento del credito, cioè per soddisfare il credito.

L’obbligo non costituisce la risultante della qualificazione normativa di un interesse, ma sorge in capo ad un soggetto, il debitore, per soddisfare il credito.

4. Situazioni attive e inattive.

Vediamo ora un’ulteriore distinzione che si è soliti fare nell’ambito delle situazioni soggettive: quella tra situazioni attive ed inattive.

Questa distinzione attiene al contenuto e quindi alla struttura della situazione soggettiva e si caratterizza diversamente a seconda che si tratti di situazioni soggettive di vantaggio o di svantaggio.

Rispetto alle situazioni di vantaggio, per stabilire se si tratti di situazione attiva o inattiva, occorre avere riguardo a come si realizza il risultato al quale la situazione di vantaggio è finalizzata.

Se il risultato favorevole dipende dal comportamento del titolare della situazione di vantaggio, e dunque dall’esercizio della stessa, avremo una situazione di vantaggio attiva (un esempio tipico di situazione di vantaggio attiva è il diritto soggettivo).

Se il risultato favorevole dipende invece da fattori diversi dal comportamento del titolare della situazione di vantaggio, avremo una situazione di vantaggio inattiva (esempi tipici di situazioni di vantaggio inattive sono l’interesse legittimo e l’aspettativa).

Rispetto alle situazioni di svantaggio, per stabilire se si tratti di situazione attiva o di situazione inattiva, occorre avere riguardo al comportamento del soggetto che ne è titolare.

Le situazioni attive sono caratterizzate da un “dover agire”. Una tipica situazione di svantaggio attiva è l’obbligo.

Le situazioni inattive sono caratterizzate da un “non poter agire”. Il loro titolare si trova in una situazione di “mera inerzia”: cioè, non può fare nulla per impedire che si verifichi l’effetto sfavorevole. Un esempio tipico di situazione di svantaggio inattiva è la soggezione.

5. Le singole situazioni soggettive.

Dobbiamo ora prendere in considerazione le singole situazioni soggettive, che abbiamo sino ad ora menzionato (ci si occuperà solo di quelle nominate, sebbene non di tutte; e non di quelle c.d. "innominate").

5.1. Le situazioni soggettive di vantaggio attive: il diritto soggettivo.

Iniziamo dalle situazioni soggettive di vantaggio attive: cioè, dal diritto soggettivo.

Il diritto soggettivo è un interesse che l’ordinamento eleva al rango di situazione di vantaggio conformandola in modo tale da assicurarne il soddisfacimento per il tramite dell’esercizio di facoltà che vengono a costituirne il contenuto.

Il diritto soggettivo è, dunque, una situazione di vantaggio, il cui contenuto si compone di facoltà.
L’esercizio di queste facoltà consente al titolare di conseguire il risultato a cui la situazione soggettiva è finalizzata: cioè, di soddisfare l’interesse che sta alla base della situazione soggettiva e, dunque, conseguire il bene che dello stesso costituisce il presupposto oggettivo.

Le facoltà che compongono il contenuto del diritto soggettivo sono diverse a seconda del tipo di diritto soggettivo.

Nel caso della proprietà (e dei diritti reali minori), il contenuto è costituito dalla facoltà di godimento e da quella di disposizione.

Nel caso del credito, abbiamo la facoltà di pretendere o pretesa e la facoltà di disposizione. La facoltà di pretendere ha ad oggetto la prestazione. La prestazione è descrivibile in termini di comportamento: è, cioè, il comportamento dovuto dal debitore e rappresenta il contenuto dell’obbligo. La prestazione può avere ad oggetto una cosa o un’utilità.

Nel caso dei diritti potestativi, abbiamo invece una particolare facoltà, detta di formazione. L’esercizio di tale facoltà consente di provocare unilateralmente una modificazione nella sfera giuridica di un altro soggetto, il quale si trova in una situazione di soggezione. Vi è poi una limitata facoltà di disposizione, che, quando esista, si esaurisce nella possibilità di rinunciare al diritto.

5.1.1. Distinzioni nell’ambito dei diritti soggettivi.

Nell’ambito dei diritti soggettivi si è soliti fare delle distinzioni.

Una prima distinzione è quella tra diritti assoluti e relativi.

Tra i diritti assoluti si fanno rientrare i diritti reali e i c.d. diritti della personalità.

Questi diritti avrebbero come caratteristica quella di essere “efficaci erga omnes” e, in tal senso, capaci di imporre a tutti i consociati, cioè a tutti i terzi, un “dovere o obbligo generale di astensione da turbative”.

Tra i diritti relativi dovrebbero rientrare, invece, i diritti di credito e i diritti potestativi.

La loro caratteristica sarebbe quella di spettare verso uno o più soggetti determinati e pertanto sarebbero caratterizzati da un’efficacia limitata soggettivamente e dall’esistenza di una specifica situazione di svantaggio facente capo a quei soggetti verso il quale il diritto è rivolto.

Questa distinzione sta e cade con la premessa sulla quale si fonda: e cioè che sia configurabile un “obbligo o dovere generale di astensione da turbative” incombente in modo indifferenziato su tutti i consociati.

In realtà, questo obbligo costituisce un quid caratterizzato da una assoluta indeterminatezza e indeterminabilità e, proprio per questo, è inadeguato a costituire il secondo termine di un vero rapporto giuridico.

La tesi che costruisce questo obbligo o dovere generale di astensione da turbative muove da una “concezione negativa” del diritto soggettivo.

Questa tesi non può essere condivisa: per definire il diritto soggettivo si deve guardare al profilo interno, cioè al contenuto del diritto soggettivo e non a quello esterno.

E del resto non vi è bisogno di quell’obbligo nemmeno per giustificare il profilo della tutela, intesa come reazione alla lesione che la situazione può subire nel corso della sua esistenza.

Ogni situazione soggettiva di vantaggio, per il fatto di costituire la risultante di un positivo giudizio di valore avente ad oggetto un interesse, è tutelata dalla legge nei confronti di qualsiasi comportamento capace, in quanto illegittimo, di impedirne la realizzazione, da chiunque tale comportamento sia posto in essere: non solo dalla controparte di un eventuale rapporto all’interno del quale la situazione risulti inserita, ma anche, appunto, da un semplice terzo.

Un’altra distinzione che si è soliti fare nell’ambito dei diritti soggettivi è quella tra diritti patrimoniali e diritti non patrimoniali.

Questa distinzione si basa sulla qualità dell’interesse presupposto.

I diritti patrimoniali sono la risultante della qualificazione di un interesse patrimoniale.

In questa categoria rientrano i diritti reali e i diritti di credito.

I diritti di credito in senso stretto sono solo quelli che costituiscono la risultante della qualificazione normativa di un interesse patrimoniale. Se l’interesse presupposto non è patrimoniale, non si può avere un credito, ma piuttosto una situazione che ha la struttura del credito, ma non è un credito.

I diritti non patrimoniali sono la risultante della qualificazione di un interesse non patrimoniale.

In questa categoria rientrano i c.d. diritti della personalità e i diritti che si dicono personalissimi.

I secondi sono fondati su di un interesse strettamente personale del soggetto: hanno la struttura del credito, ma non sono crediti. Un esempio è quello dei diritti scaturenti dal matrimonio.

Nei primi si sogliono ricondurre quelle situazioni rispetto alle quali il bene, cui tende l’interesse presupposto, non si trova all’esterno, cioè collocato nella realtà fenomenica del mondo fisico, ma inerisce alla persona: concerne, cioè, attributi essenziali di questa, esigenze di carattere esistenziale legate all’uomo come tale. Si tratta di situazioni indisponibili ed imprescrittibili, che costituiscono la risultante dell’apprezzamento di interessi degni di qualificazione e – in una ideale scala di valori – posti al vertice delle situazioni soggettive.

Il punto di riferimento degli interessi in esame è, dunque, rappresentato da un aspetto della personalità del soggetto.

Questi interessi non si traducono sempre e soltanto in uno o più diritti soggettivi, né sempre e soltanto in situazioni di vantaggio diverse dal diritto soggettivo.

Si sottopongono al procedimento di qualificazione e l’esito può essere: o nel senso della trasformazione in diritto soggettivo; o nel senso della trasformazione in altra situazione di vantaggio; o, infine, nel senso non della trasformazione in situazione di vantaggio, bensì in limite o modalità di una situazione soggettiva già esistente.

Quindi l’interesse si sottopone al processo di qualificazione nel momento in cui concretamente emerge nella realtà e la veste che l’interesse assumerà dipenderà dal modo in cui in concreto se ne dovrà attuare il soddisfacimento.

Si prenda per esempio l’interesse alla salute.

Nei confronti del SSN, questo interesse si pone come diritto alla assistenza e alle cure e, dunque, come diritto soggettivo.

Nel caso del contratto di trasporto di persone, invece, quel medesimo interesse si pone come modalità della prestazione del vettore, che deve trasportare il creditore da un luogo ad un altro, però sano e salvo. Non assurge, quindi, ad autonoma situazione soggettiva.

5.2. Le situazioni soggettive di vantaggio inattive. L’interesse legittimo.

Vediamo ora le situazioni di vantaggio inattive. Le due situazioni di vantaggio inattive nominate sono l’interesse legittimo e l’aspettativa.

L’interesse legittimo nel diritto privato si caratterizza come situazione di vantaggio e inattiva.

È di vantaggio in quanto mira a far conseguire al suo titolare un risultato favorevole, consistente, a seconda dei casi, nella conservazione o nella modificazione (e pertanto anche nell’estinzione) di una data realtà giuridica.

È inattiva in quanto il suo soddisfacimento non dipende da un comportamento del titolare dell’interesse legittimo (assenza dell’agere licere), ma dal comportamento del soggetto titolare della situazione soggettiva che vive in rapporto con l’interesse legittimo (diritto soggettivo o potestà: cioè situazioni di libertà, l’una; di necessità, l’altra, e tuttavia, in ogni caso, discrezionali).

L’interesse legittimo, dunque, vive in un rapporto giuridico. Questo rapporto giuridico, però, non è strutturato come il rapporto obbligatorio, dove l’obbligo è funzionalizzato al soddisfacimento del credito. È, piuttosto, strutturato nel senso della complementarietà (l’esempio è quello del credito e dell’interesse legittimo del debitore alla liberazione dal vincolo): l’interesse legittimo funziona da limite destinato a rendere discrezionale un comportamento altrimenti tanto libero da risultare arbitrario (quello del titolare del diritto soggettivo); oppure da vincolo alla preesistente discrezionalità (nel caso in cui la situazione contrapposta sia la potestà).

L’esito può essere triplice:

(1) l’interesse legittimo può risultare soddisfatto dal comportamento del titolare della situazione contrapposta (diritto soggettivo o potestà): si pensi al creditore che riceva la prestazione esattamente offertagli dal debitore e, così facendo, soddisfi il proprio diritto e, contemporaneamente, anche l’interesse del debitore alla liberazione dal vincolo;

(2) può risultare legittimamente sacrificato: si pensi al creditore che rifiuti l’offerta formale, perfettamente regolare e valida (art. 1208 c.c.), del debitore per un «motivo legittimo» (art. 1206 c.c.), quale può essere, ad esempio, il fatto che il creditore sia improvvisamente ricoverato, per urgenti ragioni di salute, in ospedale (motivo soggettivo, ma oggettivamente apprezzabile), con conseguente sacrificio (temporaneo: cfr. artt. 1210 ss., 1216 c.c.) dell’interesse del debitore;

(3) può, infine, risultare leso: dal comportamento del titolare della situazione contrapposta [si pensi al creditore che rifiuti l’offerta formale, perfettamente regolare e valida (art. 1208 c.c.), del debitore, questa volta, senza un «motivo legittimo» (art. 1206 c.c.), così provocando la lesione dell’interesse legittimo del debitore alla liberazione dal vincolo ed esponendosi ad una serie di conseguenze a lui sfavorevoli (c.d. mora del creditore)]; oppure, dal comportamento di un terzo: anche l’interesse legittimo può, come il credito, essere leso da un terzo, il quale, come accade nell’ipotesi di lesione del credito da parte dei terzi, ne impedisca il legittimo soddisfacimento, contribuisca a provocarne l’illegittimo sacrificio; con possibilità, da parte del titolare dell’interesse legittimo, di invocare la responsabilità ex art. 2043 c.c..

6. Le situazioni soggettive di svantaggio.

Dobbiamo ora occuparci delle situazioni soggettive di svantaggio.

6.1. Le situazioni soggettive di svantaggio attive: l’obbligo. Le situazioni di svantaggio inattive: la soggezione.

L’unica situazione soggettiva di svantaggio attiva nominata è l’obbligo, del quale già abbiamo parlato.

L’unica situazione di svantaggio inattiva nominata è la soggezione.

La soggezione, lo si è già in parte ricordato, è una situazione di svantaggio inattiva o meglio inerte con la quale si indica la posizione di chi, non risultando portatore di un interesse rilevante, venga a trovarsi, nell’ambito di un rapporto, di fronte ad un altrui diritto potestativo.

Il titolare della soggezione subisce l’esercizio del diritto potestativo altrui senza prestarvi collaborazione e senza potervisi comunque opporre o impedirne gli effetti.

7. Il potere.

Non costituisce un’autonoma situazione soggettiva il potere.

Il termine potere non possiede un autonomo significato nell’ambito delle situazioni soggettive: non vale cioè ad indicare una particolare situazione soggettiva diversa – oltre che dall’obbligo che, come ormai sappiamo, è una situazione soggettiva, bensì attiva, ma di svantaggio – dal diritto soggettivo.

Ciò che si suole indicare come potere costituisce infatti o la manifestazione di una situazione necessitata quale la potestà o l’obbligo; oppure l’espressione del contenuto del diritto soggettivo. In tale ultimo caso, il termine è utilizzato quale sinonimo di facoltà e ormai sappiamo che con il termine facoltà si indica il contenuto del diritto soggettivo e quindi un’attività potenziale il cui concreto esplicarsi porta o può portare al soddisfacimento del diritto soggettivo.

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