Risarcire sino in fondo le vittime,
proteggere le persone fragili, far respirare i nuovi diritti

Responsabilità civile / ingiustizia, cause di giustificazione
10/05/08

"IL DANNO INGIUSTO" - Rita ROSSI

Comincerei dicendo che la storia dell’ “ingiustizia” si presenta come percorso di progressiva apertura al presidio risarcitorio delle attese ed aspirazioni realizzatrici della persona, nei vari contesti di vita.

La nozione tradizionale di ingiustizia - Tradizionalmente, la locuzione ‘danno ingiusto’ che compare nell’art. 2043 c.c. viene intesa quale risarcibilità del solo danno che si concreta nella lesione di un diritto soggettivo assoluto (v. il diritto alla vita, all’incolumità personale, all’onore; il diritto di proprietà).
Danno ingiusto è il danno arrecato non iure ovverosia con un’ azione lesiva che non trova nell’ordinamento una causa giustificativa, e che ha avuto a bersaglio – questo è il profilo del contra ius - una situazione giuridica considerata meritevole dall’ordinamento, ove per tale deve essere considerato soltanto il diritto soggettivo assoluto, perfetto, ovverosia vantabile erga omnes.
Per vari decenni da che compare in scena il codice del 1942 questa è l’impostazione granitica, ossificata della giurisprudenza, che comincia a sfaldarsi – lo vedremo – all’inizio degli anni ‘70.
La dottrina, dal canto suo, aveva segnalato in via di gran lunga anticipata la necessità di superare quella impostazione dicotomica, che di fatto relegava i diritti e gli interessi della persona, non assoluti, quali interessi di serie B (possiamo ricordare, tra le avanguardie dottrinali, Sacco, Busnelli, Scognamiglio, lo stesso Rodotà).

Le ragioni dell'impostazione tradizionale - Possiamo anche tentare una spiegazione di ciò.
Tutto affonda le radici in una impostazione propria anche della maggior parte degli altri ordinamenti (compreso il sistema anglosassone) che si reggeva sulla tipizzazione delle figure di illecito ( i cd. torts dei sistemi di common law).
Questo serviva a contingentare le occasioni risarcitorie, ciò che rispondeva a ragioni di politica sociale ed economica, ovverosia non creare eccessive aspettative di risarcimento e il proliferare di azioni risarcitorie, le quali avrebbero potuto incrinare la sicurezza dei traffici, e rallentare gli scambi. 

(segue)

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