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Crescono insieme sempre piu’ uniti, sempre piu’ dentro l’uno all’altro ma tanto asincroni: Giulia e’ una bambina allegra, buona, condiscendente , Matteo sempre piu’ chiuso. Il bene per questa sorellina lo allontana dal resto del mondo perche’ il senso di colpa per non saperla proteggere e’ veramente forte. La vede svenire, con queste strane crisi, poi la vede anche incosciente in braccio al suo papa’ che la tocca, la penetra come un gioco mentre lei piccolissima ride pensando ad un’affettuosita’ e non si ribella a quel contatto violento e intenso che la fa sentire importante, curata, al centro della vita del suo papa’.
E la vita prende in questa casa una sua apparente normalita’ un equilibrio sopra la follia come la canzone della Mannoia, ma, va avanti…senza scosse..senza turbamenti…tutto sotto il controllo del segreto e della collusione. Anche la mamma…. Poi presto a dimenticare quei momenti, poi di corsa il pranzo della domenica, la palestra, la scuola…
Questo nucleo familiare incontra la scuola, la parrocchia, il servizio di base e riesce a non svelare ..tanto in fondo e’ riposta questa cosa strana che succede e poi si cancella come fa il papa’ con i suoi umori sempre con lo stesso telo va riposto con estrema cura perche’ ad esso va consegnata , perche’ la custodisca, la verita’. Una verita’ fatta di lacrime , di gemiti soppressi, di sangue.. tutto racchiuso li’ dentro..per anni.
Giulia raggiunge la sua maturita’ adolescenziale, forse precocemente, forse le sollecitazioni, forse un segno di cambiamento..forse un inconsapevole rivolta del corpo che predispone la fine del gioco con incredibile astuzia , mettendo a segno l’ultimo dolorosissimo atto che costringe tutti a guardarsi veramente.
Matteo sempre li’ a tentare di vegliare su Giulia, sempre lontano, sente la rabbia, ma non la fa esplodere,non ci riesce incomincia a pensare che forse la vita e’ cosi’ … che tutta quella calma attorno e’ giusta ..
Giulia pero’ incominicia a star male, la sua pancia si gonfia, le fa tanto male..La famiglia e’ affettuosa, e’ puntuale, e’ accudente e scindendo pericolosamente l’aspetto segreto, stralciato a qualsiasi sentimento e/o risentimento, giustamente incomincia ad indagare: visite mediche, accertamenti….E la verita’ emerge: Giulia aspetta un bambino…ha solo undici anni..
Il terrore, il biasimo per la violenza ripetuta si materializza ed i colpevoli vengono allontanati…Giulia e Matteo vanno collocati in una Casa Famiglia .
Nei mesi successivi un susseguirsi di pentimenti, di abbracci, di incredibili speranze, e si’ perche’ tutti vogliono abbracciarla questa donna-bambina per sentirsi ciascuno un po’ vittima, per vivere questo momento magico della rivelazione che contiene anche la liberazione ….
Quasi, quasi che il dolore di Giulia venga ad essere confuso con quello della madre, della nonna….. tutti presenti e tutti vittime…
Belle menti e agili cuori separano questi fili e queste vite.
Finalmente un po’ d’ordine, un giudice che ricolloca persone, ruoli e responsabilita’
Giulia fa la sua parte.
Dopo la nascita del suo bambino, che non vuole neanche vedere e che va subito in adozione, Giulia riprende la sua vita , termina quel che resta della scuola e consegna una lettera con cui si congeda per sempre da sua madre e da sua nonna scegliendo la casa famiglia.
Li’ e’ al sicuro c’e’ Matteo e con lui tentera’ di costruirsi un futuro, senza bisogno di parlare, l’uno contiene il dolore dell’altro e lo allevia con la speranza.
Ora mia madre mi preme la testa contro il petto, geme “resta con me, resta con me…”
F.I. cerca di liberarmi da quella stretta di quelle braccia fragili e stecchite che rivelano in quell’abbraccio stralunato una forza inattesa. Mia madre singhiozza sempre piu’ forte, si dibatte, poi all’improvviso comincia a baciarmi ovunque: mi bacia le maniche della giacca, i bottoni, la collana di perle, il revers con la spilla acquistata a Venezia in un giorno nebbioso. Mi bacia i palmi delle mani..e’ terribile. E’ come se si lacerasse un velo. Ora la nostra storia e’ tutta qui. La storia mancata di una madre e di una figlia. Una non storia. Lasciami andare madre.. (H. Schneider)
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