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MEDIAZIONE, IMMAGINAZIONE
Fra le qualità che ci sembrano rendere particolarmente attrattivo e intellettualmente motivante il ricorso alla Mediazione per la Conciliazione, vogliamo sottolineare qui lo spazio di immaginazione che la mediazione apre sia al mediatore che alle parti ed ai loro eventuali consulenti.
Sono le modalità stesse della Mediazione, la neutralità del mediatore e l’ambiente informale, non paludato in cui essa si svolge, oltre che la possibilità che le parti hanno di interloquire, di chiedere spiegazioni, di cambiare idea senza timore di essere censurate o, peggio ancora, sospettate. Tutto questo, insieme ai vantaggi emotivi derivanti dalla possibilità di interagire con il mediatore in sede separata, contribuiscono a creare un clima di distensione emotiva che, come è noto, costituisce una delle condizioni di base per l’attivazione del cosiddetto pensiero laterale.
Secondo Edward de Bono : «Spesso le persone dotate di una grande intelligenza non si rivelano dei buoni pensatori; proprio perché si sentono superiori, vogliono sempre avere ragione e passano il loro tempo a cercare di dimostrare che gli altri hanno torto. L’intelligenza è una potenzialità, il pensiero invece è un’abilità. E’ per questo che abbiamo bisogno della creatività. La creatività non è un lusso, ma un qualcosa che dobbiamo usare nel modo migliore».
Uno dei temi centrali delle teorie di de Bono è il tentativo di dimostrare come sia possibile liberare la mente dalla trappola di quello che egli chiama “il pensiero negativo” e ad orientarla alla molteplicità dei punti di vista, che consentono nuove interpretazioni della realtà spesso inaspettatamente risolutive. Un esempio particolarmente rappresentativo di questo messaggio è dato dall’aneddoto del mercante tratto dal libro “Lateral thinking”, che invitiamo i futuri Mediatori a leggere con attenzione.
Concentrarsi sull’obiettivo di dimostrare che gli altri hanno torto costituisce l’asse portante della lite tradizionalmente dibattuta in aula, che per l’appunto esclude o quantomeno rende assai difficile l’elaborazione di soluzioni creative. Induce facilmente, infatti, stati ansiosi più o meno gravi che rappresentano una delle cause più forti di blocco del Lateral thinking; inducono al contrario la percezione che le uniche soluzioni possibili siano quelle già individuate mentre, contemporaneamente, tendono a “fissare” le facoltà cognitive disponibili su di un numero progressivamente sempre più ridotto di opzioni operative.
La Mediazione per la Conciliazione rende invece possibile e praticabile uno spazio di libertà in cui il rinvenimento di una soluzione efficace e soddisfacente per tutti dipende tanto dall’abilità maieutica del mediatore quanto dalla scelta delle parti, libera e non filtrata da alcuno, giudice o avvocato che sia. Uno spazio che ciascuno può esplorare con agio e senza pressioni particolari, affidandosi, nella ricerca delle soluzioni possibili, all’inventiva ed alla creatività, oltre che alla propria pur insostituibile ragionevolezza.
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