14/03/11
Premessa la fondamentale importanza del ruolo del giurista, nell'identificazione e nella valorizzazione del danno psichico, inteso quale lesione della salute psichica dell'individuo, quale “devianza patologica del normale decorso psichico occorsa al soggetto interessato”, si confrontino, a mo' d'esempio, le seguenti recentissime pronunce giurisprudenziali, ove emerge nettamente la consapevolezza che tale danno, anche per poter esser tenuto distinto dal danno morale, deve configurare vera e propria malattia (stato patologico), come nel caso di chi veda compromessa, anche solo psichicamente, la propria sessualità, ovvero nel caso di disturbi psichici derivanti da forti traumi (ad esempio l'esser stati traditi dal proprio coniuge), come nel caso di accertato disturbo psichico permanente, in capo alla vittima di reati sessuali.
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24/08/11
COMMISSIONE STRAORDINARIA PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI
INDAGINE CONOSCITIVA SUI LIVELLI E I MECCANISMI DI TUTELA DEI DIRITTI UMANI, VIGENTI IN ITALIA E NELLA REALTÀ INTERNAZIONALE
81a seduta: giovedì 16 giugno 2011
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21/08/11
L'interesse legittimo e' una situazione sostanziale dotata di autonomia
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30/08/09
PENSIERI E PAROLE
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30/08/09
Il commento della sentenza, poiché il problema è complesso, non può prescindere da una precisazione dei fatti processuali che hanno condotto alla sentenza amministrativa e delle norme in materia di crediti scolastici.
Le notizie apparse sulla stampa e diffuse dai mezzi di informazione non hanno chiarito la vera portata del problema e neppure le conseguenze della decisione che, di fatto, discrimina tra studenti che hanno svolto attività formativa religiosa ed alternativa e coloro che non ne hanno svolte affatto, a discapito di chi si è impegnato nello studio. La scelta ideologica di non partecipare alla formazione religiosa non corrisponde alla scelta di non svolgere affatto alcuna, altra ed alternativa, attività. Questo è il primo dato.
Il secondo rilievo è l'assoluta assenza di predeterminazione di una valutazione positiva degli allievi che hanno partecipato al corso di religione o ad attività ad esso alternative e coloro che hanno praticato attività esterne all'istituto scolastico frequentato. Non è previsto, in altre parole, un credito formativo prefissato, così da discriminare tra coloro che partecipano all'insegnamento della religione cattolica e coloro che svolgono altre attività, sia nell'ambito scolastico che al di fuori della scuola.
La sentenza così appare fortemente connotata da una componente ideologica e preconcetta di discriminazione nei confronti degli allievi che frequentano il corso di religione cattolica, nei confronti degli insegnati di religione cattolica e infine nei confronti della stessa religione cattolica.
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05/06/09
Onorevole Ministro Gelmini,
sono un giovane avvocato torinese e quest’anno ho avuto l’occasione, ma forse dovrei dire la fortuna, o addirittura il privilegio di insegnare in una delle centinaia di agenzie di formazione co-finanziate da Regione e Provincia, figlie del progetto educativo della Sua collega on. Moratti, che, con notevole lungimiranza, ha elevato l’obbligo di istruzione dai 13 fino ai 16 anni.
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02/06/09
Per le Sezioni Unite della Cassazione il diritto alla felicità, che peraltro viene letto in modo molto limitativo e fuorviante, costituirebbe un'idea el tutto immaginaria (si noti l'accentuazione di quel "del tutto").
Il fatto che l'art. 3 della Costituzione sostanzialmente riconosca tale diritto sembra avere poca importanza per le Sezioni Unite, ma d'altronde gli avversari del diritto alla felicità vedono n maniera sospetta anche questa norma della Costituzione, che viene circondata da mille paletti come in quel mito popolare serbo, secondo cui se circondi un riccio con tanti piccoli paletti di legno quello per andarsene ti regala una moneta d'oro.
C'è però una specifica accusa che viene mossa a chi sostiene il diritto alla realizzazione personale o (pochi coraggiosi) il vero e proprio diritto alla felicità; gli si obietta che si tratterebbe di una figura d'importazione, un americanata, un oggetto estraneo alla nostra cultura giuridica.
Ebbene, per quei casi strani della vita, proprio nel 2008 è uscito un bel libro di Antonio Trampus, docente di storia all'università Ca' Foscari di Venezia ma di formazione giuridica, intitolato appunto Il diritto alla felicità (Edizioni Laterza, collana Storia e società).
E' un libro di storia del pensiero giuridico e filosofico, agile e leggibile come un romanzo, che smentisce in maniera plateale la pretesa estraneità del diritto alla felicità alla nostra cultura giuridica, un vero e proprio mito degno di finire nella trasmissione Miythbusters su Discovery Channel, dove due esperti in effetti speciali mettono alla prova leggende metropolitane e fantasie hollywoodiane.
Il diritto alla felicità non nasce ieri, e tantomeno negli Stati Uniti. E' un'idea che ha una lunghissima storia, da Epicuro a Seneca, da Hobbes a Voltaire; un'idea che è stata portata avanti anche da molti filosofi e giuristi italiani: il grande Cesare Beccaria, l'illuminista milanese Pietro Verri, il giurista napoletano Gaetano Filangieri, autore nel 1780 di un'opera di grande modernità come Scienza della legislazione.
Tutti a scrivere di quello che le sentenze dell'11 novembre liquidano come diritto immaginario.
La cosa più straordinaria che si scopre leggendo il libro di Trampus è però che la prima enunciazione del diritto alla felicità in una carta costituzionale non la troviamo nella costituzione degli Stati Uniti d'America, ma in Corsica e Toscana.
A metà del 1700 i rivoluzionari corsi, a quel tempo ancora indiscutibilmente appartenenti alla nazione italiana, e che sotto la guida di Pasquale Paoli lottavano per l'indipendenza dalla Repubblica di Genova, approvarono una carta costituzionale che per la prima volta nella storia enunciava l'obiettivo di assicurare “la felicità della Nazione”.
Pochi anni dopo, forse anche grazie al contributo ideale degli esuli corsi, nel 1778 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo preparò un progetto costituzionale nel quale si affermava che “in una ben composta società tutti e qualunque membro componente la medesima (hanno) un egual diritto alla felicità”. In Toscana, nel 1778.
Gli Stati Uniti arriveranno dopo, nel 1787, ma la loro Costituzione avrà molta più fortuna, e in America la fiamma del diritto alla felicità è rimasta sempre accesa. Da questa parte dell'Atlantico, invece, dopo la restaurazione del 1815 l'idea del diritto alla felicità si è affievolita, salvo riemergere in maniera un po' clandestina nella seconda metà del XX secolo e, negli ultimi anni, sempre più prepotentemente.
La figura del danno esistenziale, infatti, ha costituito uno straordinario strumento per il riconoscimento indiretto del fascio di diritti che compone il diritto alla realizzazione personale. Un diritto fondamentale della persona che trova un sicuro fondamento normativo nell'art.3 della Cost., che forse possiamo avere finalmente il coraggio, come Paolo Cendon nell'intervista citata, di tornare a chiamare nuovamente con il suo vero nome di diritto alla felicità.
Per rivendicare (e tutelare) il naturale impulso dell'essere umano alla ricerca della propria felicità.
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Tre anni fa, in un'intervista a Italia Oggi, Paolo Cendon includeva tra gli obiettivi perseguiti dall'associazione Persona e Danno lo studio e la promozione di nuove prerogative della persona, tra cui il diritto alla felicità.
Non aveva utilizzato altre locuzioni che, sebbene meno chiare, il linguaggio giuridico tende a preferire, come diritto alla realizzazione personale; no, niente giri di parole, il prof. Cendon aveva utilizzato proprio queste parole.
Diritto alla felicità.
Non sono parole che si sentono o si leggono spesso nella letteratura giuridica italiana contemporanea, se non in senso critico, e proprio da parte di chi è contrario all'impostazione esistenzialista della responsabilità civile e del diritto in genere.
Un esempio molto significativo lo offrono le note sentenze dell'11 novembre 2008 delle Sezioni Unite civili, nelle qual si legge:
“Palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, ai quali ha prestato invece tutela la giustizia di prossimità.
Non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti del tutto immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva il diritto ad essere felici”.
Più di duemila anni di storia del pensiero smentiscono le Sezioni Unite.
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31/03/09
Secondo il Tribunale di Palermo appatengono alla categoria del danno non patrimoniale sia il danno morale in senso stretto che il danno esistenziale.
Nella fattispecie esaminata, riguardante il risarcimento dei danni subiti dai prossimi congiunti di un vittima della mafia, entrambe le voci di danno hanno trovato piena riparazione, giacchè erano risultati provati entrambi i pregiudizi subiti dagli attori, pregiudizi che - come precisato dal Tribunale - appartengno a sfere di tutela differenti.
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02/10/08
In occasione dell'8ª Conferenza europea dei Ministri della gioventù, che si terrà il 10 e l'11 ottobre a Kiev, verrà stabilita la politica europea dei prossimi dieci anni per la gioventù. La manifestazione riunirà i Ministri della gioventù dei 49 paesi firmatari della Convenzione culturale europea nonché i rappresentanti di organizzazioni internazionali non governative che si occupano delle politiche giovanili
''Le politiche giovanili devono figurare tra le priorità del Consiglio d'Europa''
Strasburgo 01/10/2008
In occasione del suo discorso dinanzi all'Assemblea parlamentare, pronunciato in data 1º ottobre, Nyamko Sabuni, ministro svedese dell'integrazione e delle pari opportunità, ha affermato che la partecipazione attiva dei giovani è di fondamentale importanza nella lotta per la tutela dei diritti umani, la democrazia e l'unità del continente. Nyamko Sabuni ha inoltre invitato gli stati membri a fornire un sostegno finanziario alle associazioni della gioventù al fine di promuovere le politiche giovanili dell'Organizzazione.
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28/09/08
Terry Davis: l'uguaglianza di genere non è ''un'utopia idealistica''
''La nostra campagna per l'uguaglianza è una campagna per il progresso, per lo sviluppo e per la giustizia'' ha dichiarato il Segretario generale a New York, il 25 settembre, in occasione di una riunione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Terry Davis ha sottolineato che l'istruzione e la salute sono ''aspetti correlati e decisamente fondamentali'' nella campagna ed ha messo in risalto il concetto secondo cui la società frena il progresso sociale ed economico tollerando la disuguaglianza.
Maud de Boer-Buquicchio: l'uguaglianza di genere non ha compiuto passi avanti
Il divieto di tutti i tipi di discriminazione sessuale, la cui data risale a circa sessant'anni fa, non ha dato risultati concreti fino ad oggi. Questo è quanto affermato dal Vice segretario generale durante un discorso pronunciato in data 4 luglio in presenza del Congresso dell'Associazione europea delle donne giuriste, a Londra
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04/02/08
Il fatturato del gioco d’azzardo in Italia è passato dai 12 miliardi di lire del 1994 agli odierni 50 miliardi di euro, portando il nostro paese al secondo posto per volume d’affari dopo gli Stati Uniti: c'è di che preoccuparsi.
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03/05/07
Ora che scrivo queste righe avremo letto un po’ tutti, credo, Rodolfo Sacco in personaedanno. Ecco, lì il legame con la “personale realtà”, che pure corre come un filo sottile, sottile, almeno dal pargrafo 6 e sino alla fine è, incredibilmente, appena percettibile. Ma lascia il segno. Così quando parla dell’illusione linguistica per condurre, attraverso sé, il lettore che appena se ne avvede alla conclusione. L’autocitazione si stempera, come il dato autobiografico, attraverso l’originale modo di costruzione del saggio.
(continua)
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24/04/07
Introduzione
“C’è chi, per aver raggiunto in un momento della propria vita una vocazione, per essere stato raggiunto da una qualche luce, a quella vocazione, a quel compito, ha subordinato altri compiti, altri doveri. Passa il tempo, la promessa non s’adempie, si seguita a trascinarne il ricordo. Per quello si continua a trascurare i doveri che ora si fanno pressanti. Gli anni passano, i doveri minori, nonché quello maggiore, non vengono adempiuti. Questa malattia morale ha il suo caso comico nell’uomo che si è trovato una volta nella sua vita in una circostanza eroica e tutto subordina, ormai, a quel ricordo. E’ il caso tragico di tutte le classi, di tutte le anime, che decadono per aver creduto alla promessa e non al suo adempimento” ( F.Fortini).
"… giuro che preferisco andar fuori strada con Platone che affermare il vero con i suoi avversari...” .
Il passo ciceroniano mi è tornato spesso in mente in questi mesi: é considerato dai più incolto, apolitico,scandaloso, da altri si dice: “ben venga questo scandalo se è segno di una preferenza per la misura delle relazioni rispetto alla misura della verità”. Dall’intrico delle relazioni ho tirato fuori tante storie, ma adesso che ho finito di scrivere questa mi domando che cosa succederà. Il titolo mi viene in aiuto. La storia che richiamerò qui è, appunto, una storia di Viaggio. La storia si colloca, sotto la lettera P. Come Promessa.
(continua)
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11/04/07
La Finanziaria 2007, recependo una proposta del ministro per le Pari opportunità, ha cominciato a ridurre le tasse sul reddito da lavoro per le donne. Questo può costituire uno strumento per avvicinare gli obiettivi di incremento del tasso di occupazione femminile stabiliti dall'Agenda di Lisbona, con costi limitati in termini di perdita di gettito grazie all'aumento dell'offerta di lavoro femminile e alla maggior convenienza all'assunzione delle donne da parte delle imprese con conseguente aumento della base imponibile. Sono, quindi, state modificate le convenienze relative per le imprese, accompagnando il più consistente sconto Irap previsto per il Mezzogiorno con un'ulteriore riduzione nel caso di nuova occupazione femminile, con una riduzione di base imponibile che può giungere a 140mila euro (sette volte lo sgravio di base di 20mila euro).
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22/03/07
Il desiderio degli uomini al tempo della legge Merlin, recensione al libro di Sandro Bellassai ( “La legge del desiderio. Il progetto Merlin e l’Italia degli anni ‘50” ).È apparsa su "Queer", inserto di Liberazione a firma di Alberto Leiss. E mi ha catturata. Ho letto e intanto, pensavo, come al solito partendo da me. Così da pensatrice…sono diventata autrice. Leggere può essere un’operazione creativa.
Gli scritti di Buzzati e di Leiss apparsi su una pagina a distanza ravvicinata, sollecitano riflessioni, lasciano echi, pensieri. E, come avviene qui opportunamente, il legame con il passato: scioglie il presente e lo apre. Dove,come, quando, questa apertura.
V ediamo.
Come
Nel Cerchio rosso di J.P.Melville le figure, le vite dei suoi personaggi, le situazioni; tratti emergenti da cui traspare una visione del mondo oscillante tra due punti fermi: destino ed etica.
Come nella lettura esistenziale di Buzzati, in appendice al testo:
“… c’è un altro aspetto negativo della legge Merlin che non ho visto indicare da alcuno. Essa cioè – e non ho nessuna intenzione di scherzare – ha troncato un filone di civiltà erotica, che, nell’ambito delle case chiuse, veniva trasmesso, con le parole e con l’esempio, di generazione in generazione, alimentando un’arte spesso raffinata, che temo sia ormai disperso per sempre. Cosicché la Merlin può essere paragonata a quell’ Erostrato che è leggenda abbia appiccato il fuoco alla grande biblioteca d’Alessandria, distruggendo un immenso capitale di cultura, mai più recuperato” (così Dino Buzzati).
(continua)
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22/03/07
In una intelligente analisi della personalità narcisista si evidenzia come il “narciso non ha mezzi per entrare in contatto con la sua propria fragilità: egli è tale in quanto vuole negare la propria dipendenza dagli altri e per questo non è in grado di percepire i loro stati emotivi.
Ma perché non è in grado di registrare gli stati emotivi degli altri,perché privatosi di ogni empatia nei loro confronti si sente in diritto di usarli a suo vantaggio?
Perché la percezione delle altrui prospettive interiori e delle loro modulazioni emozionali, ontologicamente è percezione della dipendenza della propria costruzione di sé da un orizzonte costruito da altri” ( così Bontempelli)
Quella che precede sarà l’unica citazione in questo testo. Non è detto che le citazioni siano una cosa negativa, spesso si cita per “amore” o per emozione, come i ragazzini che aprono le loro scatole di tesori , le aprono, le offrono,le richiudono.Ma nel clima attuale sono, piuttosto, propensa verso chi ha detto qualcosa come: odio le citazioni, dimmi quello che sai.
E poi in questo contesto virtuale è importante che qualcosa di reale accada: che vi sia, almeno, la nostra capacità di interiorizzare giudizi, positivi o negativi che siano, provenienti da coloro con i quali, attraverso il testo scritto, entriamo in relazione.Perciò uno dei doveri che mi sono autoassegnata in una prospettiva dialogica è di dire agli altri quello che so.
(continua)
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08/03/07
Realvisceralisti Dove si parla di due malintesi.
Ecco il primo.
Hanno dai 30 ai 40 giovani uomini del NordEst.Usano per autodefinirsi il nome che hanno preso in prestito da Roberto Bolano, scrittore cileno. Ogni lunedì sera si ritrovano per parlare di sentimenti. I territori esistenziali inesplorati degli uomini del terzo millennio.Dicono:rifare la mappa dei sentimenti, vedere come muta la “geografia” interiore. Uno di loro raccoglie quindici del loro racconti in un libro: l’evoluzione darwiniana dei sentimenti.
“questo libro è nato da un sospettoil guaio è che il nostro mondo simbolico, continuamente foraggiato dai mezzi di comunicazione di massa è quello di un’epoca precedente.I sentimenti e le passioni sono diventati altro da quello che erano, ma continuiamo a chiamarli(e quindi ad immaginarli) come se fossero ancora sostanziati della loro materia originaria.Non c’è coerenza.Meglio, non c’è più aderenza.
Forse è per questo incessante andarivieni simbolico che siamo così instabili, noi tutti, così privi di centro.E ci sentiamo precari(…..) possiamo immaginare che questo essere “senza centro”non sia la causa del nostro malessere ma l’escamotage che abbiamo inventato per sopravvivere-se non indenni almeno non troppo malconi –al cambiamento incessante?(Romolo Bugaro, Marco Franzoso)
In una recensione a questo piccolo stimolante tentativo che è il libro, curato da Bugaro e Franzoso,
“ quindici scrittori e nemmeno una scrittrice . Le donne parlano sempre di sentimenti ma sono sempre i sentimenti loro, gli uomini ne parlano di rado ma quelle poche volte sono i sentimenti di tutti. Oggi moltissime artiste lavorano col corpo, narcisisticamente, onanisticamente, senza mai partorire un pensiero nuovo: le fotografe non fanno altro che fotografarsi, le scrittrici non fanno altro che descriversi. Tutte si sondano, si studiano, si specchiano. Gli uomini invece raccontano"( Langone).
E allora,conviene “sembrare” consenzienti. A questo tipo di commento.
La donna,va bene, è deràciné.Vogliamo affibiarle l’autismo protervo? E’ uscito per Minimum Fax,Pecore Vive, il racconto di cinque anime femminili che per difendersi da un mondo troppo adulto s'inventano un universo con regole proprie. Le protagoniste sono bambine, adolescenti, madri fedeli fino all'estremo ai propri sentimenti. Contro il senso comune e le convenzioni sociali, eccole celebrare, mai arrendevoli, nuovi modelli di famiglia, di amore, di desiderio, di possibili esistenze ( Carla Susani)
In prefazione Bugaro e Franzoso avevano scritto:
“E’ come se al sentimento “Amore1.0” fosse stata sostituita la release ”Amore2.0”. E’ come se non ce ne fossimo accorti”.
(continua)
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07/12/06
Il Rilke che non c’é.
Etty Hillesum nella devastazione dei campi di smistamento e poi di sterminio di Westrbrok ed di Auschwitz trascriveva e leggeva lunghi brani di Rilke. In un saggio è stata resa la forza di questo avanzare eroico fra le baracche ed il fango, della limpida voce di Etty che legge Rilke. E, scrive l’autrice, Etty ha “salvato” la poesia, nel cuore della Shoah, vivendo sino in fondi i sentimenti e le emozioni. Ma è il suo Rilke che vive in quel fango e non quello vero. Etty ha fatto, di un poeta “fragile” “vissuto sempre fra le mura di castelli ospitali” un autore eroico quale non era mai stato, lo ha reso sublime con il suo eroismo di donna (così Tommasi).
Insomma, in questa luogo dell’orrore c’è Etty capace di salvare Dio, la poesia, in un certo senso anche Rilke. Ma un Rilke che “non c’é ”.
Con mille assenze faranno i conti i sopravvissuti all’orrore, per Primo Levi dopo “Se questo è un uomo” ci sarà la Tregua, poi il nulla.
Ci sono cose da dire, quando si parla di esistere-non esistere, per le quali va usato un linguaggio forte,determinato, diretto persino estremo (non a caso questa apertura, che può apparire di primo acchitto melodrammatica e fuori di luogo rispetto a quanto di ordinario, quotidiano, seguirà dopo).
Ma se la scena si sposta l’emozione si attutisce e permette di pensare, di riflettere sul senso, persino forse di condividere.
(continua)
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16/11/06
Baby gangs che picchiano ragazzi affetti da hanicapp o stuprano coetanee; abuso di droghe e di alcolici; anoressia; bulimia; suicidio e sette sataniche: il disagio giovanile è uno degli argomenti più scottanti che i mass media riportano quasi quotidianamente, specie in questi giorni, all’attenzione del pubblico.
Emergono parimenti, sempre con maggiore frequenza, nell'età adolescenziale e giovanile, forme di disagio diverse da quelle alle quali si fa più usualmente riferimento parlando di comportamenti disturbati -quando non deviati- dei giovani stessi: sono le disabilità a vivere una vita soddisfacente e piena, a causa della perdita del "senso della vita". Sovente tale disagio è causa, e allo stesso tempo conseguenza, di una vita condotta in assenza di un motivo o uno scopo per cui vivere o, almeno, della chiarezza su ciò che si sta facendo in un determinato momento. In questa fase della vita –per un certo verso forse più che in altre, in quanto è qui che un soggetto inizia ad assumere consapevolezza ed autocoscienza - si fa particolarmente pregnante il “diritto alla realizzazione personale” di matrice esistenzialista. Diritto che, più di altri, ha importanza per il suo lato pragmatico; un diritto calato nella vita di tutti i giorni, chiamato a confrontarsi con un soggetto che “fa” e che si evolve nelle varie aree spazio-tempo-relazionali della sua esistenza. Se un individuo non riesce a realizzarsi, ecco il disagio.
Quando il fenomeno di disagio si accentua, può dunque sfociare in manifestazioni di violenza ed aggressività, verso sé stessi o verso il prossimo. Questi, com’è noto, non sono fenomeni esclusivi di soggetti provenienti da un ambiente socio-culturale povero anzi, da sempre, sono anche tipici -e secondari- a stati di ricchezza materiale: trasversali ad un'ipotetica stratificazione societaria e, per questo motivo, ancora più pericolosi perché non circoscritti, e non ascrivibili ad una particolare categoria di persone.
Se il malessere interiore sfocia in fenomeni di violenza esterni come quelli ipotizzati poc'anzi, la famiglia, da sola, non basta più per porre fine al problema, e nemmeno l’analisi ‘ambientale e relazionale’ dello sviluppo dell’adolescente: occorre indagare ‘dentro’. Tra le varie ipotesi di sostegno di tali situazioni, particolarmente interessante appare quella proposta da Viktor E. Frankl (fondatore di quella che viene considerata la ‘terza scuola viennese’ dopo la Psicoanalisi di Freud e la Psicologia Individuale di Adler).
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02/11/06
Esiste un tempo ben definito nella vita dell'uomo, dove la felicita' diventa un patrimonio di vera cultura interiore, condotta e voluta con fermezza, trascurando tutti i surrogati.
Questo diritto esiste così come tale e diviene parte acquiescente dell’uomo solo dopo aver esaminato attentamente tutti i percorsi che lo hanno determinato e, soprattutto, tutte le sofferenze che lo hanno preceduto. Benjamin Franklin (ispirato dall’opera di Gaetano Filangieri “La scienza della legislazione”) l’aveva incastonato, come un gioiello, nell’Unanime Dichiarazione dei Tredici Stati Uniti d’America, ove si legge che a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto «alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità». Il documento stabilisce, così, che a ciascun individuo va garantita la possibilità di costruirsi la sua strada verso la felicità, mentre le istituzioni pubbliche si assumono il compito di tutelare la vita, la libertà e la sicurezza.
In Europa è la rivoluzione francese a proporre una codificazione del diritto alla felicità, con due divergenti formulazioni: la dichiarazione dei diritti del 1789 richiama nel preambolo il fine della «felicità di tutti», affidato alla libera iniziativa dei singoli, mentre la costituzione giacobina del giugno 1793 propone nel primo articolo, la formulazione di matrice rousseauiana della «felicità comune» come «fine della società».
Saint-Just, nel marzo del 1794, dichiarò che «la felicità è un’idea nuova in Europa», ed il concetto, nel suo significato politico, era ormai legato strettamente al dirigismo del gruppo di potere giacobino. Per raggiungere la «felicità comune» si riteneva fosse necessaria innanzitutto la virtù: l’autorità politica doveva diventare dunque fonte di una rivoluzione morale. Il popolo andava educato ai valori dell’appartenenza civile, con feste e riti collettivi in quanto solo da lì poteva scaturire la vera “felicità pubblica”. In questi termini, valorizzato dall’azione dei giacobini, il concetto politico e giuridico di felicità si tramuta in una nuova e moderna forma di dispotismo, una tirannia del bene pubblico su quello privato.
Il momento del vero cambiamento individuale avviene quando l'esercizio della quotidianità comincia ad appesantirsi sul diritto alla vita, quando l'acquiescenza al solito diventa banalità.
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