Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-03-06

2051 C.C. E CONDOMINIO: RISCALDAMENTO, NEVE, INCENDIO, ISOLAMENTO - Riccardo MAZZON

Non è stata ravvisata, nella pratica, alcuna responsabilità in capo al condominio, nelle seguenti fattispecie, in ambito di

  • condutture di proprietà del singolo inquilino, dove la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, avverso la sentenza di merito che aveva ritenuto responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., il proprietario dell'appartamento all'interno del quale erano poste le condutture che, in conseguenza del loro taglio e della fuoriuscita dell'acqua, avevano prodotto danni all'appartamento sottostante:

"la presunzione di comproprietà posta dall'art. 1117 n. 3 c.c. opera con riferimento alla parte dell'impianto di riscaldamento che rimane fuori dai singoli appartamenti e non pure con riferimento alle conduttore che si addentrano negli appartamenti stessi e sono di proprietà dei titolari" (Cass., sez. III, 8 ottobre 1998, n. 9940, GCM, 1998, 2037 – conforme, in caso di danni causati dalla lesione della tubatura idrica per il normale logorio dei materiali relativi: Trib. Napoli 17 febbraio 2005, www.dejure.it, 2005 - si veda anche, in argomento, amplius, "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013);

  • neve divenuta ghiaccio [a tal proposito, è stato ribadito che, ai sensi dell'art. 2051 c.c., la responsabilità per danni ha natura oggettiva, in quanto si fonda sul mero rapporto di custodia, cioè sulla relazione intercorrente fra la cosa dannosa e colui il quale ha l'effettivo potere su di essa (come il proprietario, il possessore o anche il detentore) e non sulla presunzione di colpa, restando estraneo alla fattispecie il comportamento tenuto dal custode; a tal fine, occorre, da un lato, che il danno sia prodotto nell'ambito del dinamismo connaturale del bene, o per l'insorgenza in esso di un processo dannoso, ancorché provocato da elementi esterni, e, dall'altro, che la cosa, pur combinandosi con l'elemento esterno (come, nella specie, la strada resa scivolosa dall'elemento esterno costituito dalla neve divenuta ghiacciata: la sentenza impugnata, nel rigettare la domanda proposta per i danni subiti dall'attrice per effetto della caduta sulla rampa di accesso all'edificio condominiale resa scivolosa dalla neve, aveva escluso l'obbligo del condominio di sgomberare la strada dalla neve in considerazione dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità delle ripetute nevicate; sulla base dei principi surrichiamati, la Suprema Corte ha cassato la decisione sul rilievo che i giudici di appello non avevano accertato, ai sensi dell'art. 2051 c.c., se il condominio fosse o meno custode della strada), costituisca la causa o la concausa del danno; pertanto, l'attore deve offrire la prova del nesso causale fra la cosa in custodia e l'evento lesivo

"nonché dell'esistenza di un rapporto di custodia relativamente alla cosa, mentre il convenuto deve dimostrare l 'esistenza di un fattore estraneo che, per il carattere dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso di causalità, cioè il caso fortuito, in presenza del quale è esclusa la responsabilità del custode" (Cass., sez. II, 29 novembre 2006, n. 25243, ALC, 2007, 3, 286);

  • incendio, nel senso che il condominio non è responsabile dei danni causati a terzi da un incendio che, pur avendo coinvolto il fabbricato condominiale,

"si sia sviluppato all'interno di una porzione di proprietà esclusiva" (Trib. Roma 5 novembre 2001, GRom, 2003, 63);

  • difetto di isolamento del pianto cantinato, in quanto il difetto di isolamento tra il piano cantinato di proprietà condominiale e l'appartamento sovrastante deve intendersi quale vizio della detta unità individuale e non riferibile alla cosa comune, atteso che la natura, funzione e destinazione di una cantina (che dal suo interramento riceve le adeguate condizioni termico - ambientali) non comporta la necessità di isolamento del relativo solaio di copertura del sovrastante appartamento, e che, in ogni caso, trattandosi di una superficie coperta e non di una parte comune dell'edificio destinata ad isolarlo dagli agenti atmosferici (come il terrazzo di copertura ed i muri perimetrali), non è esperibile l'azione di responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c.:

"ne consegue che il proprietario dell'appartamento sovrastante il piano cantinato dovrà far valere le proprie ragioni nei confronti del costruttore e non nei confronti del condominio" (Cass., sez. II, 4 giugno 2001, n. 7489, GCM, 2001, 1116);

  • ascensore, giacché non sussiste la responsabilità del condominio, nell'ipotesi in cui, in seguito ad una prolungata discesa libera dell'ascensore, un utente abbia subito danni nel caso in cui la causa di tale inconveniente - non percepibile dall'utilizzatore - debba essere ravvisata

"nell'omessa riparazione del sistema frenante da parte dell'impresa addetta alla manutenzione dell'impianto" (Trib. Terni 3 luglio 1997, RGU, 1998, 71);

  • radiatori, perché il singolo condomino, in quanto detentore dei radiatori, è responsabile del non perfetto funzionamento dell'impianto di riscaldamento

"a causa dell'aria presente nei radiatori medesimi e nei tratti di tubo che dal pavimento salgono fino alla valvola di sfogo" (Trib. Milano 6 aprile 1992, ALC, 1993, 123).



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