Articoli, saggi, Filiazione, potestà, tutela -  Mottola Maria Rita - 2016-02-20

4° COMANDAMENTO. ONORA IL PADRE E LA MADRE: UNA SOCIETA SENZA PADRI – Maria Rita MOTTOLA

Abstract: Ancora una volta la quarta parola richiama un tema attualissimo: il rapporto genitoriale. Ancora una volta ci consente approfondimenti di interesse giuridico. Il comandamento che dispone il rispetto per il padre e la madre è posto immediatamente dopo quelli che si riferiscono a Dio. Ma i rapporti familiari hanno ancora un senso? La famiglia è ancor alla cellula fondante della società? I movimenti femministi degli anni sessanta hanno sminuito la figura dei padri con quali risultati"

Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che il Signore Dio tuo ti dà

  1. 1. Argomento di grande attualità. – 2. Potestà genitoriale e responsabilità genitoriale. – 3. La bellezza della paternità. – 4. Una società senza padri.

1. Argomento di grande attualità. Mai come oggi si discute di famiglia e, in un certo senso, contro la famiglia tout court. Vi sono forti tendenze ideologiche che cercano di destrutturare il concetto di famiglia "cellula naturale della società". Le argomentazione sono le più svariate. Non ultima la giustificazione di carattere culturale-antropologico con richiami assurdi e quasi ridicoli a piccole comunità isolate che non avrebbero il concetto di famiglia come da noi inteso. Nessuno però richiama, per esempio, la cultura cinese che è stata presentata in altri momenti come illuminante. I King costruiscono una società incentrata sull"equilibrio dei rapporti interpersonali: "vi sono, in tutto, quattro segni che dipingono i rapporti coniugali: n. 31 Hiennn, l"Influenzamento dipinge l"attrazione vicendevole in una giovane coppia; n. 32 Hong, la Durata, dipinge i rapporti durevoli del matrimonio; n. 53, Tsienn, lo Sviluppo, dipinge i procedimenti cauti e cerimoniosi nella conclusione d"un matrimonio corretto; infine Kui Me la ragazza che va sposa". * Aggiunge ancora l"antico testo nell"edizione commentata e la cui prefazione venne scritta da Jung: "trasferito alle condizioni sociali abbiamo qui l"istituzione del matrimonio come durevole unione dei generi. Mentre, quando la domanda in sposa il giovane si pone sotto la ragazza; nel matrimonio, rappresentato qui dalla convivenza del figlio maggiore con la figlia maggiore, l"uomo guida e motore verso l"esterno, la donna mite e obbediente all"interno. "*

La concezione, ancora una volta, preconcetta e fuorviante, mentre richiama oscure piccolissime etnie isolate dal mondo, proditoriamente dimentica di richiamare i principi fondanti di una società millenaria, priva di una vera e propria religione, come l"Occidente conosce, ma che fonda le sue radici su una visione sociale che nasce dalla saldezza dei rapporti familiari (ovviamente tutto questo in una costruzione ideale del mondo dalla quale la realtà si discosta con tutte le sue difficoltà attuative).

E" evidente che in una dinamica familiare costruita intorno a una coppia il rapporto genitori-figli diventa estremamente importante.

Come è noto la numerazione dei comandamenti è differente per i cristiani e gli ebrei così che il comandamento che oggi ci interessa è il quarto per i cristiani e il quinto per gli ebrei così che onora il padre e la madre resta scritto sulla prima tavola insieme ai precetti verso Dio. Facile dedurre l"importanza che viene riconosciuta a tale principio morale e la stretta colleganza con il rapporto verso l"Altissimo. Del resto il rapporto figli - genitori e il rapporto uomini – Dio raccolgono le medesime componenti: amore, rispetto, onore, mentre solo a Dio sono riservati sentimenti di adorazione e gloria.

Dunque, il rispetto e l"onore devono essere tributati ai genitori, e più in generale alle persone anziane, fragili per evidente condizione di salute e di debolezza fisica e, sempre più spesso, mentale.

2. Potestà genitoriale e responsabilità genitoriale. - La nascita crea un legame biologico tra il figlio e i genitori, legale ritenuto essenziale per una crescita armoniosa e giuridicamente tutelato dalla nostra Costituzione e dalle carte sovranazionali. La dichiarazione dei diritti del fanciullo risalente al 1924 e la successiva Convenzione siglata a New York nel 1989, riconosce il diritto del fanciullo, accanto al diritto al nome e alla cittadinanza sin dalla nascita, a vivere nella famiglia di origine e di non essere da questa allontanato se non per gravi motivi. Il rapporto di filiazione è reciproco e complesso. Genitori e figli assumono una posizione giuridica fatta di diritti e di doveri che concorrono alla crescita e alla collaborazione, nella vita familiare. E" di tutta evidenza che per poter allevare ed educare i propri figli è necessario possedere posizioni giuridiche che consentano l"esercizio di diritti e di esclusione dalle pretese e intromissioni altrui. La prima riforma del diritto di famiglia del 1975 aveva contribuito a stabili rapporti di eguaglianza tra i coniugi e tra i genitori, entrambi investiti della cd. potestà genitoriale che si differenzia dal mero esercizio di un diritto. In effetti, la potestà è una posizione soggettiva che attribuisce l"esercizio di un potere al fine di tutelare un interesse di altri, non è mera facoltà discrezionale ma obbligo doveroso di provvedere è, quindi, un potere-dovere. Tale costruzione non escludeva il concetto di responsabilità che era insito nell"esercizio di un simile potere, sia nei confronti del figlio, sia nei confronti di terzi per le azioni poste in essere dallo stesso. Anzi, proprio in relazione alla responsabilità ex art. 2048 c.c., si è sviluppato un concetto ampio degli obblighi connessi alla potestà genitoriale e che si devono concretizzare, anche e soprattutto, nell"educazione a regole di condotta conformi al vivere civile. In altre parole l"educazione non deve limitarsi a indicare un percorso ma deve sorvegliare e accompagnare il figlio verso un risultato concreto, consentendo al minore una sempre maggiore capacità di corretto inserimento nella vita di relazione, consono alla sua età e al suo ambiente sociale e familiare. L"ultima riforma del diritto di famiglia ha condotto una revisione delle norme sulla filiazione con lo scopo di equiparare i figli naturali ai figli legittimi, nati cioè da un"unione fondata sul matrimonio dei genitori. Si tratta di una riforma soprattutto nominalistica (ma sarà veramente così? Quella parola responsabilità non è stata voluta per introdurre altro? Sarà tema di altro lavoro) e così la potestà genitoriale diventa responsabilità genitoriale. Se la podestà esprimeva quella posizione soggettiva del genitore che assumeva su di sé il diritto-dovere di educare, allevare, mantenere i figli, ora il concetto di responsabilità sposta il punto di osservazione dal privato al pubblico imponendo ai genitori una condotta diretta a un risultato. Ma è evidente che il genitore per poter esercitare appieno ed efficacemente le sue funzioni educative deve mantenere un insieme di diritti che si contrappongono ai doveri ed alle responsabilità imposte dalla legge.

Quella potestà riconosciuta dalle nostre leggi è il volto giuridico dell"onore dovuto ai genitori. La potestà si esercita non con la costrizione ma con il riconoscimento dei reciproci "ruoli", solo così sarà facile e proficuo educare, solo se il figlio percepisce il genitore come soggetto degno di "onore".

3. La bellezza della paternità. - La ricerca di emancipazione da un"autorità impositiva che costringe e compromette la libertà di scelta, aveva indotto i giovani delle contestazioni sessantottine a ribellarsi nei confronti della figura paterna. Figura paterna che si proiettava nella società percepita come "borghesemente" legata ad una morale ipocrita e inutile. Distruggere senza costruire, potrebbe essere lo slogan che ha tristemente contraddistinto quegli anni. Distruggere tutto quello che è senza prospettare una soluzione, un modo nuovo di essere famiglia e società. Da una ricerca esasperata di libertà esteriore è nato quell"individualismo altrettanto esasperato, quella morale fai da te, quella ricerca spasmodica di soddisfare, non le proprie esigenze, ma i propri capricci. Così i figli liberati si sono trovati a essere genitori negati che hanno generato a loro volta figli "orfani". Essere padre è complesso e faticoso, più che essere madre. Essere padre è costruire un ponte generazionale, dare regole e nel contempo realizzare opportunità, limitare e guidare per donare libertà, quella vera, quella consapevole. In una parola essere padri è aiutare i figli a diventare adulti.

Perché i padri debbono offrire innanzitutto testimonianza della possibilità di esistere e di costruire, perché una "generazione deve donare all"altra, insieme al senso del limite, la possibilità dell"avvenire, il desiderio come fede nell"avvenire. **

Del resto è pur vero che il padre inserendosi nel rapporto madre-figlio introduce un elemento di confronto che induce a spezzare un legame che potrebbe ridursi a mero possesso di un oggetto diretto a soddisfare i propri bisogni (fame, freddo) e il proprio piacere (contatto fisico) e non una relazione personale, introduce, accanto ai gesti materni, le parole e con le parole le regole (le leggi di comportamento).

Figli di sole madri, figli orfani, figli privi della forza di costruire l"avvenire.

4. Una società senza padri. – Si chiede al lettore di fare uno sforzo e di immaginare una società patriarcale, dedita alla pastorizia, piccola comunità che vive tra grandi potenze militari. Quel popolo dà una legge che equipara l"uomo alla donna innanzi alla comunità. Onora il padre e la madre, (Esodo XX, 12) ma non solo ognuno tema la propria madre e il proprio padre (Levitico XIX, 3), prima il padre e poi la madre, ma prima la madre e poi il padre. Quell"onore e quel timore reverenziale che induce a frenare le intemperanze giovanili, a chiedere di soffermarsi a osservare ed ascoltare i gesti e le parole di chi ha già vissuto e ha qualcosa da insegnare. L"insegnamento biblico pone la giusta considerazione su quanto le scienze psicologiche avrebbero poi spiegato e a quanto le leggi e i trattati internazionali impongono: la necessità che i figli crescano con due figure di riferimento, che restino inseriti nella loro famiglia di origine per poter beneficiare dell"apporto costante di entrambi i genitori, padre e madre, necessari entrambi a consentire una crescita armoniosa.

Nessuna giustificazione a una società senza padri. Neppure la necessaria limitazione all"autoritarismo paterno. I padri cercavano, si diceva, di realizzare quello che non erano riusciti per se stesso a raggiungere, attraverso i figli, imponendo loro scelte irrispettose delle loro naturali inclinazioni, percependo la lecita ricerca di autoaffermazione dei figli come ingratitudine.

Anche su questo punto le antiche leggi ebraiche ci vengono in aiuto. Se il comandamento impone ai figli di onorare i genitori, non ci si limita a questo: nel rapporto padre-figlio si innesta un altro elemento quello di Dio, quale creatore, e l"obbligo a carico dei genitori di non porre mai il figlio in condizioni di esasperazione.

"Questa considerazione è la negazione del ruolo unico e assoluto del genitore naturale nei confronti dei figli, in quanto si estende tale ruolo ad un terzo protagonista che è Dio. Questo può significare almeno due cose: l"autorità genitoriale non può essere mai intesa come assoluta, prepotente o capricciosa, in quanto essa trova il suo limite nel dettato etico-religioso della Torah. In secondo luogo, il dovere di rispetto e di obbedienza nei confronti dei genitori non è neppure esso, a sua volta, assoluto, nel senso che il figlio può disattendere il precetto laddove gli venga richiesta dai genitori la violazione di una norma etica o religiosa". ***

La misura e l"insegnamento che discende tal 4° comandamento ci pone innanzi a una ineludibile verità: fino a quando una società potrà fare a meno dei padri?

Tale è la necessità di riconciliare i figli ai genitori, tale è il benessere che può derivarne che le parole del profeta ci ammoniscono: "E condurrò il cuore dei figli verso i padri, in modo che, venendo non abbia a colpire la terra con la distruzione. " (Malachia, III, 24).

*I King Il libro dei mutamenti, Astrolabio, Roma 1950

** Massimo Recalcati Cosa resta del padre?, Raffaello Cortina 2011

****Giuseppe Laras Onora il padre e la madre, nella collana I dieci comandamenti ed. Il Mulino, Bologna, 2010



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