Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Ricciuti Daniela - 2016-03-17

A 9 anni subisce abusi e ne rimuove il ricordo per 15 anni. Condannato al risarcimento il molestatore - Cass. civ. sez. III 14.03.16 n. 4899 - Daniela Ricciuti

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 dicembre 2015 - 14 marzo 2016, n. 4899 - Pres. Ambrosio, Rel. Pellecchia

Molestata a nove anni, aveva rimosso l'accaduto. Con i primi approcci amorosi, a ventiquattro anni aveva recuperato la consapevolezza degli abusi subiti. Le è stato riconosciuto un risarcimento per 200 mila euro. Decisiva la consulenza tecnica.

Con la sentenza n. 4899/16, depositata il 14 marzo scorso, la III Sezione Civile della Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni patiti da una donna a seguito delle molestie che aveva subito da bambina e di cui poi aveva rimosso la memoria.

Gli abusi erano stati perpetrati quando la vittima aveva solo 9 anni ed erano stati dalla stessa "dimenticati". Dopo quindici anni, in occasione delle prime esperienze intime col fidanzato, i ricordi avevano cominciato a riemergere fino alla drammatica scoperta, all'età di 24 anni, della terribile verità.

L'autore degli abusi è stato condannato sia in primo che in secondo grado a risarcire i danni psico-fisici subiti dalla vittima, per un quantum liquidato in un importo pari a 200 mila euro.

La Suprema Corte, con la decisione in commento, ha confermato le statuizioni del Tribunale prima e della Corte di Appello poi, ratificando il ragionamento condotto dai giudici del merito con riferimento a diversi aspetti.

In particolare, quanto all'inammissibilità ed infondatezza dell'eccezione di prescrizione, che era stata avanzata dal ricorrente, la S.C. ha richiamato i principi consolidati della giurisprudenza di legittimità, in virtù dei quali il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, decorre dal momento in cui il danneggiato, con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia stato in grado di avere conoscenza dell'illecito, del danno e della derivazione causale dell'uno dall'altro. In altri termini da quando il danneggiato ha avuto la reale e concreta percezione dell'esistenza e della gravità del danno, della sua addebitabilità ad un determinato soggetto, ovvero dal momento in cui avrebbe potuto averne percezione usando la normale diligenza.

Conseguentemente - ha puntualizzato la Corte - i termini di prescrizione dell'azione risarcitoria nel caso di specie sono iniziati a decorrere dal "momento in cui si è innescato il processo di slatentizzazione", ossia dal momento in cui la vittima ha iniziato a realizzare di essere stata oggetto di abusi in tenera età, il che è avvenuto solo all'età di 24 anni, quando ha iniziato ad avere i primi approcci sessuali con il fidanzato.

Altro tema affrontato dalla decisione in commento è quello della valutazione della prova, e in particolare dell'utilizzabilità degli indizi: la S.C. ha evidenziato l'ammissibilità della decisione di una controversia sulla base di indizi, purchè sia rispettato il principio di diritto per cui è dalla pluralità di elementi di valutazione gravi precisi e concordanti che può validamente desumersi l'esistenza di una presunzione sulla quale sia possibile fondare la decisione di una causa.

Con riferimento, poi, all'applicazione dell'onere della prova e al principio di diritto secondo cui in sede civile vige la norma che pone a carico dell'attore l'onere di dare la prova della sua domanda, il ricorrente lamentava che il suddetto principio fosse stato disatteso, poichè riteneva che non fosse stata fornita la prova del fatto né la data in cui il fatto si fosse verificato.

La sentenza de qua ha, peraltro, evidenziato l'inammissibilità e l'infondatezza dei motivi addotti a fondamento della proposizione del ricorso per Cassazione, essendo volti a rimettere in discussione l'apprezzamento in fatto operato dai giudici del merito.

Si è ribadito che al sindacato di legittimità è sottratto l'apprezzamento dei fatti e delle prove, poichè ai Giudici di Piazza Cavour non è conferito il potere di riesaminare e di valutare il merito della causa, ma soltanto di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l'esame e la valutazione fatta dal giudice di merito. Ciò in quanto solo a quest'ultimo resta riservato il potere di individuare le fonti del proprio convincimento e quindi di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute più idonee a provare i fatti.

Sul punto si è evidenziato che, nel caso di specie, i giudici del merito hanno correttamente seguito l'insegnamento della Cassazione secondo cui "la testimonianza de relata ex parte actoris può assurgere a valido elemento di prova quando sia suffragata da ulteriori risultanze probatorie, che concorrano a confermarne la credibilità". Difatti "le testimonianze de relata, aventi ad oggetto circostanze apprese da persone estranee al giudizio, possono avere un'influenza sul convincimento del giudice, nel concorso di altri elementi oggettivi e concordanti che ne suffraghino la credibilità".

Con riguardo alla utilizzazione della c.t.u. come mezzo di prova, laddove il ricorrente aveva lamentato l' "illegittimo utilizzo di una c.t.u. come succedaneo di una prova non fornita", la S.C. ha ribadito il principio consolidato nella sua giurisprudenza, in base al quale il giudice può affidare al consulente tecnico non solo l'incarico di valutare i fatti da lui stesso accertati o dati per esistenti (c.d. consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (c.d. consulente percipiente). Nel primo caso la consulenza presuppone l'avvenuto espletamento dei mezzi di prova e ha per oggetto la valutazione di fatti i cui elementi sono già stati completamente provati dalle parti. Nel secondo caso la consulenza può costituire essa stessa fonte oggettiva di prova - il che non significa che le parti possono sottrarsi all'onere probatorio e rimettere l'accertamento dei propri diritti all'attività del consulente, essendo necessario che la parte deduca il fatto posto a fondamento del proprio diritto e che il giudice ritenga che il suo accertamento richieda cognizioni tecniche che egli non possiede o che vi siano altri motivi che impediscano o sconsiglino di procedere direttamente all'accertamento.

La S.C. ha, inoltre, sottolineato che è devoluta al giudice del merito l'individuazione delle fonti del proprio convincimento e, pertanto, anche la valutazione delle prove e la scelta, fra le risultanze istruttorie, di quelle ritenute aventi spessore probatorio, con l'unico limite dell'adeguata e congrua giustificazione dei criterio adottato.

Nel caso di specie è proprio sulla consulenza percipiente che i giudici del merito avevano basato il proprio convincimento, e difatti la valutazione compiuta dal consulente tecnico d"ufficio ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione finale.

La sentenza in commento, dunque, ha preso in considerazione una serie di aspetti tecnico-giuridici, senza affrontare il merito (che, come noto, è precluso al giudizio di legittimità) dell'odioso tema delle molestie e degli abusi subiti dai fanciulli. Vicende tristemente ricorrenti, con ripercussioni e strascichi e sequele sotto il profilo non solo prettamente biologico, ma anche morale ed esistenziale, nonostante i processi di rimozione che la psiche spesso pone in essere, come strenua autodifesa, e che, peraltro, non sono in grado di cancellare gli effetti dannosi che inevitabilmente e prepotentemente tendono a riemergere.

Molteplici i casi di cronaca. Uno in particolare è stato raccontato dal nostro Paolo Cendon che, dismessi i panni del giurista, ha affrontato sotto una nuova inedita luce la vicenda di una bambina che era stata a lungo molestata da un prete. Anche in questo caso la vittima aveva messo in atto meccanismi di difesa che l'avevano indotta a dimenticare, ma ad un certo punto ha dovuto fare i conti con la realtà che riaffiorava con gravissime manifestazioni psicosomatiche. Anche qui il recupero della memoria, il processo, il risarcimento. Il tutto raccontato (non tanto e non solo da una visuale prettamente giuridica, ma) in un avvincente romanzo che uscirà il prossimo settembre.



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