Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-04-18

A mia madre di Michele Pane - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi è un omaggio agli amici e alle amiche calabresi, ricordiamo, infatti, la scomparsa di un poeta calabrese, appunto, Michele Pane, avvenuta il 18 aprile 1953.

Poeta dialettale di grande spessore culturale nato ad Adami di Decollatura (Catanzaro) e morto in America a Chicago dove le sue spoglie dimorano.
Corrado Alvaro che fu suo estimatore, si rammaricava per non aver potuto apprezzare fino in fondo la sua opera poetica. Supportata dalla naturalezza e dai modi espressivi del dialetto, la poesia di Michele Pane è un canto che trasfigura la realtà, è un respiro lirico che si fa sempre più ampio quando il ricordo della sua terra diventa struggente nostalgia e quando i luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza si popolano di quei personaggi che costituiscono quell"aggregato di povertà in cerca di riscatto.
Il tono dolcissimo della poesia del Pane, nella fluidità del ritmo, produce musica e la musicalità interiore rende Pane vicino al Novecento letterario con i temi della nostalgia e dell"incanto. Fu poeta di impegno sociale e di eros popolare e in alcuni componimenti d"amore celebra le donne della sua gioventù, in altri il suo impegno civile, aderente alle sue idee che a giusta ragione lo vedono uomo calato nel suo tempo. Ciò che domina la poesia del Pane, è sentimento di passione che deve essere espresso quanto più delicatamente possibile
La poesia da noi scelta è dedicata alla madre.


E vola come sasso da la fionda

A te sempre il pensiero o madre mia;

Di questo core arcana melodia,

Pace di questa mia vita errabonda;

Luce, ricchezza, orgoglio, poesia

Ed estro che la mente ed il cor feconda.

Sempre vola il pensiero al tuo sorriso,

Ai dolci baci e alle tue carezze;

Tu sei una santa e sola tu l"ebbrezze

Mi hai fatto assaporare del paradiso

Valgono regni le tue tenerezze,

Ed un sol bacio tuo vale l"Elisio!

Penso a quel tempo in cui bimbo, posai

Sulle tue braccia e sovra i tuoi ginocchi;

S"io avesi allor potuto chiudere gli occhi

Per sempre e non aprirli poi più mai!

Mi avrebbero pianto i tuoi begli occhi

E non avrei sofferto, ahimè, giammai!

Ho scolpito nel cor, madre, quello giorno

In cui partii; ricordo la parola

Tua ultima che "anima consola.

Ricordi? Io ti promisi che ritorno

E il singhiozzo faceami ne la gola

Un nodo;ho l"amarezza di quel giorno!

Ricordo che dicesti: " Va mio figlio,

E sii sempre da me tu" benedetto;

il latte che succhiasti nel mio petto

Ti possa far fiorire più di un giglio...

Che tu possa tornar ricco nel tetto...

La Madonna ti scansi dal Periglio"

Era l"alba; scendesti fin la porta,

E ne l"orto cantava un usignolo..( Michele Pane)...A mia madre.



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immagine A3M

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