Articoli, saggi, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-03-13

A PROPOSITO DI AUTORICICLAGGIO - Annalisa GASPARRE

Il reato di autoriciclaggio è stato introdotto nell'ordinamento - con un'operazione di novella legislativa - ad opera della legge n. 186/2014 contenente "Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio".

L'orizzonte di riferimento del legislatore è quello volto alla protezione e alla tutela del mercato e, quindi, di preoccupazione rispetto alle dinamiche concorrenziali che rischiano di essere alterate dalla presenza sul mercato di soggetti che concorrono in posizione privilegiata, forti della disponibilità di capitali e risorse di provenienza illecita dal punto di vista penale.

Sistematicamente la norma introdotta (art. 648 ter 1 c.p.) è inserita nella parte speciale del codice che elenca i delitti contro il patrimonio mediante frode e, in particolare dopo le norme - progressivamente articolate - di ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Come implicitamente accennato, bene giuridico protetto dall'incriminazione di recentissimo conio è la tutela del mercato (e non già il patrimonio come nel caso della ricettazione dove, peraltro, è richiesto il dolo specifico del fine di profitto; neppure è bene giuridico l'amministrazione della giustizia come tutelata dall'incriminazione del riciclaggio).

Il bene giuridico la cui protezione è sottesa alla nuova incriminazione è analogo a quello che si vuole tutelare con l'art. 648 ter c.p., all'interno del quale, come meglio si dirà, è contenuto il riferimento alle attività economiche e finanziarie.

Tornando all'analisi della fattispecie tipica, va precisato che si tratta di reato proprio, speciale rispetto al riciclaggio, il cui agente è descritto come colui che ha commesso o concorso nella commissione di un delitto non colposo. Quest'ultimo è il reato-presupposto in virtù del quale si dispone del denaro, dei beni o delle altre utilità; tuttavia, è da precisare che non è necessario che si tratti di delitto contro il patrimonio.

La condotta materiale consiste in alternativa nell'attività di impiego, sostituzione o trasferimento. In proposito si osserva che la norma sul riciclaggio non contempla l'impiego (ma solo le altre due attività) mentre la condotta di impiego è punibile ai sensi dell'art. 648 ter c.p.

L'ambito in cui queste condotte maturano e sono oggetto di attenzione punitiva è quello delle attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative. Si è già detto come il settore economico e finanziario sia oggetto di attenzione da parte della norma di cui all'art. 648 ter c.p. Appare evidente, dalla circoscrizione di tali attività o, meglio, della loro esplicita menzione all'interno della fattispecie tipica, che la volontà del legislatore sia quella di proteggere il mercato dalla presenza di capitali illeciti, detenuti e utilizzati a vario titolo da parte di soggetti autori o concorrenti ex art. 110 c.p. nel reato dal quale tali disponibilità derivano e che producono un'alterazione degli equilibri e delle dinamiche del mercato.

La condotta incriminata è quella che è idonea ad ostacolare in concreto la tracciabilità e, quindi, l'identificazione della provenienza ex delicto. Sul punto, si compari la norma sul riciclaggio che si esprime, genericamente, nel senso di attività realizzata "in modo da" ostacolare, senza l'avverbio "concretamente" contenuto nella norma sull'autoriciclaggio.

In ogni caso, alla locuzione "in modo da" può attribuirsi significato non solo nel senso di idoneità, attitudine, sul piano oggettivo, delle condotte a rendere difficile l'identificazione della provenienza del denaro, beni o altra utilità, ma anche un significato di direzione finalistica della volontà e, quindi, per tale via, a ritenere che l'elemento soggettivo richiesto sia quello che si pone sul più alto gradino della rappresentazione e volontà, vale a dire il dolo intenzionale.

Sul piano delle circostanze è prevista un'attenuante in relazione al tipo di reato presupposto, prevedendo che se quest'ultimo ha una cornice edittale contenuta, cioè la pena della reclusione inferiore nel massimo a 5 anni, le pene sono dimezzate. Pare che il profilo sottostante tale scelta riposi sul minore pregiudizio insito nel reato-presupposto in concreto e nell'esigenza di adattare la pena alle circostanze del caso concreto, come, in verità, impongono in generale gli artt. 132 e 133 c.p.

Sul piano delle aggravanti, il legislatore sceglie di lasciare immutata la cornice punitiva generale nel caso in cui la provenienza del denaro ecc. sia da ricondurre a reati commessi con le condizioni o le finalità del c.d. metodo mafioso, condizione che, in generale, prevede invece un aumento di pena.

Un'aggravante è invece prevista se il reato è commesso "nell'esercizio" di un'attività bancaria, finanziaria o di altra utilità professionale a causa del maggior pregiudizio che si arreca al mercato da parte di coloro che, approfittando anche della posizione sociale ricoperta e della fiducia normalmente riposta in loro, dispongono, proprio in ragione dell'attività professionale svolta, di maggiori capitali, conoscenze tecniche e informazioni, nonchè concrete occasioni di ostacolare la tracciabilità e l'origine dei beni provenienti da delitto non colposo. Mutuando una terminologia criminologica, si potrebbe denominare "aggravante dei colletti bianchi".

Infine, sul piano dell'analisi della norma, è da segnalare la previsione di una sorta di ravvedimento, contenuto nel penultimo comma, dove si prevede, in analogia con la disciplina del delitto tentato, una diminuzione di pena nel caso in cui l'agente si sia efficacemente adoperato per evitare conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l'individuazione del denaro, dei beni o delle altre utilità provenienti dal reato-presupposto. L'analogia è solo operativa e non in riferimento alla misura della diminuzione della pena.

Il co. 4 dell'art. 648 ter 1 c.p. prevede, invece, la non punibilità per coloro che pongono in essere condotte per cui i proventi sono destinati alla mera utilizzazione o godimento personale.

Il quadro sanzionatorio non si arresta alla pena stabilita, ma si arricchisce della previsione della confisca. Le ipotesi di confisca previste dall'art. 648 quater c.p. sono, infatti, estese al reato in commento e, in particolare, è disposta sempre la confisca dei beni che costituiscono prodotto o profitto del reato (e salvo che appartengano a terzi estranei al reato) nei casi di pronuncia di sentenza di condanna o di applicazione pena su richiesta delle parti, con facoltà, nel caso in cui non sia possibile procedere in relazione ai beni costituenti prodotto o profitto, di procedere alla confisca c.d. per equivalente.

Uno dei problemi interpretativi già emerso nella discussione dottrinale è se sussiste un aggravamento automatico nella posizione dell'agente o concorrente nel delitto non colposo rispetto al quale l'impiego del provento illecito si atteggerebbe quale post factum non punibile. Qualcuno, tra i primi interpreti, ha escluso tale rischio. Dirimente sarebbe il criterio che riposa sull'alternativa (logica più che temporale) unicità/pluralità delle azioni in un unico contesto, criterio già adottato efficacemente dalla giurisprudenza per dare un significato e una dignità applicativa all'ipotesi di impiego ex art. 648 ter c.p. Inoltre, la lettura integrata e sistematica del co. 4 escluderebbe il rischio che l'autore o concorrente di un reato sia nuovamente punito per aver "solamente" utilizzato o comunque goduto il bene o il denaro in modo personale, così obliterando i pericolo di incorrere in un non ammissibile bis in idem sostanziale. Tuttavia resta da chiarire cosa si intenda per uso o godimento personale. Una delle prime esemplificazioni ex professo fa riferimento all'acquisto di un bene immobile con risorse di origine illecita. Pacifico è che godimento personale è quello realizzato dal reo che va a vivere nell'appartamento. Non altrettanto lineare è la soluzione nel caso in cui l'appartamento sia locato perchè, in questo modo, si possono alterare le condizioni del mercato, il cui equilibrio è il bene giuridico protetto dalla norma, con ricadute in termini di alterazione della concorrenza.

Sotto il profilo del ne bis in idem è stato segnalato che nel caso in cui si contesti l'autoriciclaggio la punibilità per il reato-presupposto è assorbita e, dunque, non vi sono rischi in tal senso.

Infine, per quanto riguarda il tenore concreto delle attività tipizzate, giacché contenute in parte nell'art. 648 bis c.p. e, in parte, nell'art. 648 ter c.p., potrà farsi riferimento all'interpretazione di tali termini, così come accolta dalla giurisprudenza.



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