Legislazione e Giurisprudenza, Aspetti penali -  Gasparre Annalisa - 2015-11-22

A PROPOSITO DI OCCUPAZIONE DI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI - Cass. pen. 475/13 - Annalisa GASPARRE

- occupazione di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno

- delitto o contravvenzione?

- ricadute sull'imputazione soggettiva

Con la sentenza che può essere letta per esteso, la Cassazione precisa che il reato di occupazione di lavoratori extracomunitari è passato da essere contravvenzione, punita già a titolo di colpa, a delitto, per il quale è richiesto l'accertamento del dolo.

Evidentemente differente è la diversa pretesa di responsabilità, cioè di consapevolezza dell'azione dell'autore.

Nel caso di specie, gli imputati avevano omesso di accertare la regolarità dei documenti del lavoratore, di nazionalità croata, prima di adibirlo alle relative mansioni.

Un intervento normativo nel 2008 ha operato la indicata trasformazione in delitto dell'illecito penale, di talché se è vero che ha reso astrattamente più grave la fattispecie incriminatrice, parimenti ha elevato la gravità del profilo soggettivo da accertare, imponendo la verifica del dolo. Ne consegue che la responsabilità colposa è penalmente irrilevante.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 17 dicembre 2012 – 8 gennaio 2013, n. 475 Presidente Chieffi – Relatore Capozzi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 18 marzo 2011 la Corte d'appello di Bari ha confermato la pena di mesi 2 di arresto ed Euro 3.400,00 di ammenda, convertita nell'ammenda di Euro 5.680,00 ciascuno ex art. 53 legge n. 689 del 1981, inflitta a P.F. e P.R. dal Tribunale di Lucera, sezione distaccata di Apricena, con sentenza dell'I 1 giugno 2010 per il reato di illecita occupazione presso le cooperative di cui erano legali rappresentanti di S.I. , cittadino extracomunitario di nazionalità croata privo di permesso di soggiorno (art. 22 comma 12 d. lgs. n. 286 del 1998).

2.La Corte d'appello di Bari ha ritenuto che, nella specie, non fosse invocabile da parte degli appellanti la scriminante della buona fede, essendo stato il reato loro ascritto una contravvenzione punibile a titolo di colpa, consistita in negligenza ed imperizia, per avere gli appellanti in concreto omesso di accertare la regolarità dei documenti del S. , prima di adibirlo al lavoro.

3.Avverso detta sentenza della Corte d'Appello di Bari ricorrono per cassazione sia P.F. che P.R. per il tramite del loro comune difensore, deducendo:

I) - erronea applicazione della legge penale, per essere stato ritenuto sussistente l'elemento soggettivo del reato ad essi ascritto, atteso che, col d.l. n. 92 del 2008, il reato di cui all'art. 22 comma 12 del d.lgs. n. 286 del 1998 era stato trasformato da contravvenzione in delitto, si che la loro responsabilità si era trasformata da colposa in dolosa; e nella specie non era ravvisabile a loro carico alcun comportamento doloso, avendo essi dato credito, in buona fede, alle dichiarazioni rese dal S. al commercialista delle cooperative, di cui essi erano legali rappresentanti, di essere regolarmente presente nel territorio italiano;

II) - motivazione illogica e contraddittoria, mancando nel loro comportamento la colpa, avendo essi delegato per l'assunzione del S. il loro consulente fiscale, il quale aveva riferito che il medesimo si era dichiarato cittadino comunitario ed avendo essi chiesto in buona fede più volte al S. di dare loro i documenti ed avendogli altresì pagato il viaggio in Germania allo scopo di acquisire detti documenti, peraltro ad essi mai consegnati; non era pertanto ravvisabile nel loro comportamento l'elemento psicologico del dolo, proprio del delitto ad essi ascritto.

Al reato loro ascritto era da applicare poi indulto, di cui alla legge n. 241 del 2006, avendo il S. lavorato alle loro dipendenze dal settembre 2005; il reato ad essi ascritto era da ritenere comunque prescritto.

Considerato in diritto

1. Il ricorso proposto da P.F. e P.R. è fondato.

2. La sentenza impugnata non ha invero tenuto conto del d.l. n. 92 del 2008, convertito con modificazioni nella legge n. 125 del 2008, che ha modificato l'art. 22 comma 12 della legge n. 286 del 1998, trasformando da contravvenzione a delitto il reato ascritto agli odierni ricorrenti, sostituendo la sanzione dell'arresto da 3 mesi ad 1 anno e dell'ammenda da Euro 5.000,00 per ogni lavoratore impiegato con la più grave sanzione della reclusione da 6 mesi a 3 anni e della multa da Euro 5.000,00 sempre per ogni lavoratore impiegato.

3. Il che comporta, ai sensi dell'art. 42 comma 2 cod. pen., che il fatto è ora punito solo se commesso con dolo, nulla di diverso avendo previsto la norma incriminatrice anzidetta; è pertanto da ritenere che l'intervento normativo del 2008 ha reso penalmente irrilevante la responsabilità colposa, in tal modo essendosi determinata, sotto tale ultimo aspetto, un'abolizione parziale della fattispecie incriminatrice previgente; ed è noto che, ai sensi dell'art. 2 comma 2 cod. pen., anche le condotte pregresse di impiego di stranieri privi di permesso di soggiorno valevole a fini lavorativi possono essere attualmente punite solo se dolose, fermo restando, ex art. 2 comma 4 cod. pen., l'applicabilità ai ricorrenti del più favorevole trattamento sanzionatorio previgente, e quindi della pena dell'ammenda, a seguito di conversione della pena dell'arresto ex art. 53 legge n. 689 del 1981 (cfr., in termini, Cass. Sez. 1 n. 9882 del 13/11/2010, dep. 11/3/2011, Meloni, Rv. 249867).

4. Fatte tali premesse, va rilevato che, nella specie, sia il giudice di primo grado che quello di appello hanno ritenuto i due ricorrenti penalmente responsabili del reato di cui all'art. 22 comma 12 del d.lgs. n. 386 del 1986 a titolo di colpa, per negligenza ed imperizia, essendo stato ad essi addebitato di non essersi adeguatamente accertati che S.I. , ad essi presentatosi come cittadino tedesco, fosse in possesso della documentazione idonea ad essere assunto alle dipendenze delle cooperative, di cui essi erano legali rappresentanti, escludendo pertanto in modo chiaro che i due ricorrenti avessero agito con dolo e cioè prima rappresentandosi alla propria mente e poi concretamente volendo l'assunzione del citato S. , pur sapendo che si trattasse di straniero extracomunitario di nazionalità croata e privo di permesso di soggiorno.

5. Dal che consegue che l'errore, pur se colposo, in cui i due ricorrenti sono caduti, per avere essi cioè ritenuto che S.I. fosse in possesso di regolare permesso di soggiorno, cadendo su di un elemento normativo integrante la fattispecie criminosa, comporta l'esclusione della loro penale responsabilità; e ciò anche se le circostanze di fatto non consentirebbero forse di escludere l'esistenza di un ragionevole dubbio sull'esistenza di tale errore (cfr. art. 530 comma 2 cod. proc. pen.).

6.La sentenza impugnata va pertanto annullata senza rinvio, perché il fatto non costituisce più reato.

7.Sono evidentemente assorbite le doglianze relative all'applicazione dell'indulto e della prescrizione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.



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