Legislazione e Giurisprudenza, Formazione  -  Gasparre Annalisa - 2014-10-01

ABBANDONA IL CANE MA NE DENUNCIA LO SMARRIMENTO: I GIUDICI NON CI CREDONO - Cass. pen. 36086/2014 - Annalisa GASPARRE

Decisivo per la condanna di un (ex) proprietario (o mero detentore) di due cani per il reato di abbandono di animali, il racconto dell'addetto al canile al quale l'imputato si era rivolto in un primo momento cercando di scaricare i cani.

Condannato dai giudici di merito alla pena di 3000 euro, la condanna è resistita al giudizio della Cassazione. Secondo i giudici da valorizzare era la testimonianza del responsabile del canile che aveva riconosciuto i cani abbandonati in strada. L'uomo aveva chiarito di non poter accogliere i cani in ragione della competenza territoriale e aveva indicato il canile cui l'imputato doveva rivolgersi per chiedere aiuto. Furbamente l'imputato aveva presentato denuncia di smarrimento per uno solo dei cani (quello dotato di microchip per il quale indubbia sarebbe stata la titolarità - e la responsabilità). I giudici, però, non ritenevano la denuncia di smarrimento veritiera (nel senso di corrispondente alla realtà). Neppure si è dato credito alla tesi difensiva secondo cui i cani non furono abbandonati ma, sciolti per far espletare le esigenze corporali, sarebbero fuggiti.

Sulla posizione di garanzia del proprietario o detentore del cane, si veda

"POSIZIONE DI GARANZIA PER IL PROPRIETARIO DI ANIMALE" - Trib. Busto Arsizio, GIP, 452/2014, 18 settembre 2014

Cass. pen. Sez. feriale, Sent., (ud. 19-08-2014) 22-08-2014, n. 36086

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE FERIALE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DUBOLINO Pietro - Presidente -

Dott. MULLIRI Guicla - Consigliere -

Dott. CAPRIOGLIO Piera - rel. Consigliere -

Dott. CAPOZZI Angelo - Consigliere -

Dott. DOVERE Salvatore - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.G. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 395/2011 TRIB. SEZ. DIST. di PALMANOVA, del 29/06/2012;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/08/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA' MARIA SEVERINA CAPRIOGLIO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ROMANO Giulio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 29.6.2012 il Tribunale di Udine, in composizione monocratica, condannava alla pena di Euro 3000 di ammenda, B. G. per il reato di cu all'art. 727 cod. pen., per aver abbandonato due cani sulla pubblica via, in data (OMISSIS); il Tribunale valorizzava la testimonianza di Br.St., responsabile del canile di (OMISSIS) a cui l'imputato si era rivolto per poter collocare i suoi cani e che aveva riconosciuto gli animali (che non aveva potuto prendere in consegna in ragione del fatto che il canile non era territorialmente competente) in istrada, dove il prevenuto li aveva abbandonati, anzichè rivolgersi al canile di competenza, come gli era stato consigliato di fare. Uno dei due cani del resto era dotato di microchip che riportava inequivocabilmente all'imputato. Veniva quindi ritenuto che i cani fossero stati abbandonati con coscienza e volontà e non veniva considerata veritiera la denuncia di smarrimento che lo stesso aveva sporto quanto ad uno dei due animali.

2. Avverso tale decisione interponeva atto di appello l'imputato, pel tramite del difensore, atto di appello che è stato convertito in ricorso per cassazione, considerata l'inappellabilità della sentenza di condanna alla sola pena dell'ammenda. Il ricorrente ha dedotto errata valutazione dei fatti e non congruità della pena, sostenendo che i cani non furono abbandonati, poichè una volta sciolti per i loro bisogni corporali, sarebbero fuggiti. Di qui la denuncia di smarrimento, ancorchè di uno solo dei due animali.

Veniva inoltre sostenuto che la pena inflitta era particolarmente elevata, visto che l'imputato aveva chiesto l'applicazione della pena di Euro 1000 di ammenda, relativamente all'abbandono di un solo animale e che il Pm - in sede di requisitoria - aveva chiesto la condanna ad una pena inferiore rispetto a quella inflitta. Veniva ancora contestata la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, atteso che il precedente penale indicato come ostativo era risalente nel tempo ed atteneva a fatto del tutto aspecifico.

3. E' stata depositata memoria difensiva, con cui sono stati dedotti vizi motivazionali della sentenza, avendo il giudice valutato e interpretato le prove a discarico aventi carattere di decisività, in modo del tutto inadeguato.

Motivi della decisione

Va osservato preliminarmente che il ricorso risulta proposto da difensore non abilitato alla difesa presso le giurisdizioni superiori, il che costituisce causa di inammissibilità. Peraltro, va aggiunto che i motivi dedotti si incentrano su valutazioni di puro fatto e quindi risultano non consentiti nel giudizio di legittimità;

i motivi rappresentati nella memoria sono nuovi rispetto a quanto devoluto con il ricorso principale e quindi vanno ritenuti tardivi.

Il ricorso deve essere quindi dichiarato inammissibile per le molteplici ragioni suinidicate; pertanto segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a favore della Cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che pare congruo determinare in Euro mille, ai sensi dello art. 616 cod. proc. pen..

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di Euro mille, in favore della cassa della ammende.

Così deciso in Roma, il 19 agosto 2014.

Depositato in Cancelleria il 22 agosto 2014



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