Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Andrea Castiglioni - 2016-08-31

Accesso agli atti e attività giornalistica - Cons. St. 3631/2016 - Andrea Castiglioni

Libertà di informarsi e libertà di informare; libertà di informare e diritto di cronaca ex art. 21 Cost.. L"attività giornalistica e lo svolgimento di un"inchiesta non sono presupposto automatico per ottenere l"accesso a un qualsiasi atto amministrativo. Il diritto di accesso è espressione del principio generale di trasparenza, ma non è un diritto assoluto e incondizionato, e richiede che l"interessato abbia un interesse concreto e personale.

Il giornalista di un periodico d'informazione economica presentava istanza di accesso agli atti amministrativi. In particolare chiedeva di visionare i contratti e documenti riguardanti il rapporto tra l"Italia e vari Istituti di credito stranieri. In subordine, chiedeva di visionare altri contratti in vigore tra lo Stato italiano e Banche e Istituti finanziari. Stava elaborando un"inchiesta giornalistica di grande attualità, su spunto della correlata inchiesta parlamentare già in corso.
Nell"istanza si sosteneva che in tanto l"interesse ad accedere agli atti in questione sussisteva in quanto poggiava sull"esercizio del diritto di cronaca ai sensi dell"art. 21 Cost..
L"istanza veniva respinta, con conferma sia da parte del giudice di primo grado che di appello, la cui sentenza è qui commentata. Le ragioni del diniego sono state analizzate dal Consiglio di Stato e possono così riassumersi.
Il diritto di accesso è espressione del principio di trasparenza dell"attività della P.A., del principio di democrazia partecipativa, nonchè consiste in un modo ulteriore per garantire l"imparzialità dell"attività in genere.
Vi sono diverse forme di accesso.
In linea generale il diritto è disciplinato dal Capo V della L. 241/1990 (artt. 22-27), ed è riconosciuto ai soggetti portatori di interessi privati o pubblici che abbiano un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l"accesso» (art. 22).
È presente nell"ordinamento anche il cd. "accesso civico", disciplinato dal D.lgs. 33/2013, fondato su presupposti e ratio diversa. Non concerne l"interesse di un soggetto per questioni riguardanti un interesse proprio, bensì è concepito come una forma di controllo diffuso sull"operato della P.A. («allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico»; art. 5, comma 2). È riconosciuto a chiunque, non è sottoposto ad alcuna limitazione, e, a differenza dell"altro "tipo" di accesso, concerne atti e documenti che sono già per legge soggetti a pubblicazione.
Il caso della sentenza in commento rientra nella prima versione, dato che gli atti di cui è stata richiesta l"ostensione erano contratti per nulla oggetto di pubblicazione.
Il Consiglio di Stato, confermando la legittimità del diniego, afferma che il diritto in questione, benché espressione di un principio fondamentale, «non è connotato da caratteri di assolutezza», tanto è vero che l"art. 24 L. 241/1990 prevede diversi casi di esclusione.
Ma ciò che più spicca dalla pronuncia è l"analisi che viene svolta riguardo alla "libertà di informarsi" e alla "libertà di informare".
La "libertà di informarsi" concerne il destinatario dell"attività giornalistica, perciò esula dall"oggetto del presente caso.
La "libertà di informare" porta con sé l"interesse del giornalista di ricercare le notizie e trovare la verità. Non ha come presupposto giuridico il diritto di accesso agli atti amministrativi; ma semmai è l"opposto. Il diritto di accesso deve comunque essere vagliato, in primis verificando che l"istanza non rientri in un caso di esclusione; in secundis, verificando che l"istante abbia in interesse "personale" da soddisfare, il che non coincide con il "dovere" di informare terze persone.
Il diritto di accesso, quindi, presuppone un interesse personale e concreto, che deve essere in rapporto agli atti per cui si chiede l"ostensione. Cosa che invece non avviene, come detto, nei casi rientranti nell"accesso civico, laddove gli atti sono già di per sé stessi resi pubblici ex lege.
Dopotutto, il Collegio osserva che, se così non fosse, ogni giornalista potrebbe accedere a qualsiasi atto semplicemente invocando un generico dovere d"informazione e l"esercizio del diritto di cronaca, con ciò snaturando l"istituto dell"accesso agli atti.



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