Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-07-12

ACCETTARE UNA SFIDA E' INCOMPATIBILE CON L'ATTENUANTE DELLA PROVOCAZIONE - Cass. pen. 24387/15 - Annalisa GASPARRE

- attenuante della provocazione

- proporzione e adeguatezza tra l'offesa e la reazione

- incompatibilità con l'aver accettato una sfida da parte dell'avversario


Il caso riguarda una lite in cui la vittima aveva affrontato l'imputato armata di coltello, da cui veniva disarmata ad opera dell'avversario che, a sua volta, la colpiva con il coltello. Il fatto era avvenuto in un contesto di sfida tra i due litiganti, seguito all'aggressione verbale reciproca.

Alla base dell'attenuante della provocazione (art. 62 n. 2 c.p.) vi sono i principi di adeguatezza e proporzionalità nel senso che la condotta successiva alla provocazione, per essere tale e quindi meritare la diminuzione di pena, deve essere proporzionata all'offesa mentre non può essere riconosciuta la provocazione quando, anche in presenza di fatti ingiusti della vittima, la reazione appaia eccessiva e inadeguata rispetto all'episodio da cui trae origine.

I giudici chiariscono altresì che la sfida, come mezzo di risoluzione di una contesa, impedisce l'applicazione della provocazione perché la sfida è comportamento illecito, seppure occasionato da precedente fatto dell'avversario.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 14 aprile – 8 giugno 2015, n. 24387 - Presidente Siotto – Relatore La Posta

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 27.9.2013 la Corte di appello di Napoli, in parziale riforma della decisione di primo grado, riduceva ad anni cinque e mesi quattro di reclusione la pena inflitta a G.P. in relazione al reato di tentato omicidio in danno di D.R.A. che colpiva ripetutamente con un coltello da cucina a punta attingendolo all'addome, all'ascella e alla parte sinistra del torace, nonché, per il porto illegale dei coltello.

Premesso che l'imputato aveva rinunciato ai motivi di appello relativamente alla configurazione dei reati contestati, fatto salvo per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e di quelle di cui all'art. 62 n. 2 e n.5 cod. pen., richiamava la decisione di primo grado, all'esito del giudizio abbreviato, quanto alla ricostruzione del fatto. Affermava, quindi, di condividere il diniego della circostanza attenuante della provocazione «non ricorrendo la necessaria proporzionalità tra offesa e reazione», posto che non si può mai riconoscere la circostanza, pur in presenza di fatti ingiusti della vittima, allorché la reazione appaia sotto ogni profilo eccessiva e inadeguata rispetto all'episodio cui trae origine.

La Corte territoriale escludeva, altresì, la configurabilità della circostanza di cui all'art. 62 n.5 cod. pen. non ravvisandosi alcun collegamento tale da ritenere che l'offeso abbia voluto lo stesso evento avuto di mira dall'imputato.

2. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il P., a mezzo del difensore di fiducia, deducendo la violazione di legge ed il vizio della motivazione della sentenza impugnata in relazione al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti di cui all'art. 62 n. 2 e n. 5 cod. pen.

Quanto alla provocazione, rileva che le argomentazioni della Corte territoriale sono in contraddizione con quanto la stessa Corte ha affermato in ordine alla ricostruzione dei fatti ad al litigio che aveva preceduto l'aggressione fisica. Infatti, il testimone Q. aveva riferito che la persona offesa aveva aggredito il ricorrente con una mazza da baseball ed aveva tentato di colpirlo con il coltello che aveva in mano con conseguente violenta colluttazione nella quale il ricorrente era riuscito a disarmare il D.R. del coltello che poi aveva usato per colpire la stessa vittima (allega verbale dichiarazioni del testimone). Pertanto, la reazione del ricorrente non può ritenersi eccessiva e sproporzionata.

Per le stesse ragioni, la ricostruzione dell'accaduto riferita dal predetto testimone contraddice l'affermazione con la quale la Corte di appello ha negato la configurabilità della circostanza attenuante di cui al n. 5 dell'art. 62 cod. pen.. Infatti, la persona offesa che aveva aggredito il ricorrente con mazza da baseball e coltello non poteva non mettere in conto di rischiare di uccidere l'imputato se fosse riuscito a colpirlo prima di essere disarmato.

Considerato in diritto

II ricorso è infondato.

II concetto di adeguatezza e proporzione non connota la circostanza attenuante della provocazione di cui all'art. 62 n. 2 cod. pen. che può essere esclusa soltanto laddove la sproporzione fra il fatto ingiusto altrui ed il reato commesso sia talmente grave e macroscopica da escludere o lo stato d'ira ovvero il nesso causale fra il fatto ingiusto e l'ira (Sez. 1, n. 30469 del 15/07/2010, Lucianò, rv. 248375).

Sotto tale profilo, invero, la Corte di appello, pur avendo dato atto che la dinamica riferita dalla persona offesa era stata parzialmente smentita e che tra gli antagonisti vi era stato un precedente litigio verbale, non ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto che la reazione del ricorrente fosse eccessiva e inadeguata.

D'altro canto, dalla lettura del verbale della testimonianza allegata dal ricorrente risulta che la vittima aveva affrontato il P. armato di mazza da baseball e di coltello e che era stata disarmata dal ricorrente che aveva colpito con lo stesso coltello; tuttavia, dalle circostanze riferite dal testimone si evince chiaramente che il fatto è avvenuto in un contesto di sfida tra i due litiganti, seguito all'aggressione verbale reciproca, che esclude in radice il riconoscimento della circostanza attenuante della provocazione.

Infatti, l'accettazione di una sfida, come anche il portare una sfida, per la risoluzione di una contesa o per dare sfogo ad un risentimento, impedisce l'applicazione della circostanza attenuante della provocazione per la illiceità dei comportamento di sfida, seppure esso sia stato occasionato da un precedente fatto dell'avversario (Sez. 1, n. 16123 del 12/04/2012, Samperi, rv. 253210).

Pertanto, in tale senso deve essere corretta la motivazione della impugnata, ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen..

Tanto chiarito in ordine alla dinamica del fatto, si palesa l'infondatezza dei ricorso con riferimento alla ulteriore circostanza attenuante del concorso del fatto doloso della persona offesa. Invero, perché possa farsi luogo alla applicazione di quella prevista dal n. 5 dell'art. 62 cod. pen., non è sufficiente che la persona offesa abbia contribuito, con la sua condotta, alla causazione dell'evento, ma è necessario, sul piano psicologico, che l'offeso abbia voluto lo stesso evento avuto di mira dall'agente, quindi, nella specie il proprio ferimento (Sez. 5, n. 7570 del 22/04/1999, Traverso, rv. 213639; Sez. 1, n. 14802 del 07/03/2012, Sulger, rv. 252265).

L'attenuante di cui all'art. 62 n. 5 cod. pen., richiedendo la sussistenza dei fatto doloso della persona offesa, rinvia, per la nozione del dolo, al precedente art. 43 e, quindi, presuppone che la persona offesa preveda e voglia l'evento dannoso come conseguenza della propria cooperazione attiva o passiva al fatto delittuoso dell'agente (Sez. 1, n. 29938 del 14/07/2010, Meneghetti, rv. 248021).

Par tutte le predette ragioni, il ricorso deve essere rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento della spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati