Articoli, saggi, Successioni, donazioni -  Mazzon Riccardo - 2016-04-11

Accettazione d'eredità: minori, interdetti, inabilitati e persone giuridiche - Riccardo Mazzon

Qualora il genitore, esercente la potestà sul figlio minore chiamato all'eredità, faccia l'accettazione prescritta dall'art. 471 c.c., da cui deriva l'acquisto da parte del minore della qualità di erede, ma non compia l'inventario e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, l'eredità resta acquisita da quest'ultimo, che però considerato erede puro e semplice.

L"eredità devoluta a minori (anche emancipati), interdetti o inabilitati può essere accettata solo col beneficio d"inventario (cfr. amplius il capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015) e con l"osservanza delle regole dettate a loro protezione dagli articoli 321, 374 e 394 del codice civile (con l"osservanza di tali regole, peraltro, il minore – o l"interdetto o l"inabilitato - può senz"altro essere autorizzato anche a rinunciare all"eredità medesima, opzione da valutare con attenzione, anche in virtù del fatto che ha validità, pure in tal frangente, il principio generale "semel heres semper heres", sicché il minore, che abbia accettato con beneficio d"inventario, non potrà più, al raggiungimento della maggiore età, rinunciare all"eredità medesima!).

Così, ad esempio, qualora un minore, orfano di padre, con madre decaduta dalla potestà parentale, ex art. 330 c.c. ed affidato ritualmente a parenti prossimi, abbia ad incassare somme provenienti dall'eredità paterna, la legittimazione a chiedere al giudice tutelare la prescritta autorizzazione non compete agli affidatari, ma al tutore del minore stesso, che è abilitato a rappresentarlo, previa accettazione, con beneficio d'inventario, dell'eredità al minore pervenuta (cfr. Trib. Sciacca, 31 marzo 2000, DFP, 2002, 58).

Lo stesso precetto dev"essere rispettato quando l"eredità sia eventualmente devoluta a persone giuridiche, associazioni, fondazioni o enti non riconosciuti; non vale (il precetto medesimo), invece, per quanto concerne le società.

In tali circostanze, non possono essere ammesse modalità di accettazione diverse da quella beneficiata, a prescindere dal valore del compendio ereditario, sicché ogni altra e diversa forma di accettazione, espressa o tacita, sarà da considerarsi nulla ed improduttiva di effetti (recentemente, anche Trib. Asti 13 maggio 2011, www.dejure.it), non conferendo all"incapace la qualità di erede: ecco, allora, che

"l"accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall'art. 476 c.c., non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce effetti giuridici nei confronti dell'incapace" (Cass., sez. II, 3 marzo 2009, n. 5111, GDir, 2009, 14, 63),

il quale ultimo resta nella posizione di chiamato all'eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all'eredità, entro il termine della prescrizione (così Cass., sez. I, 1 febbraio 2007, n. 2211, GCM, 2007, 2).

Ulteriore conseguenza è che, nel caso di chiamata di un incapace, non può verificarsi la decadenza dello stesso dalla possibilità di accettazione con beneficio di inventario, prevista dall'art. 485 c.c. (allorché questa norma stabilisce che il chiamato all'eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso dei beni ereditari, deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità, in difetto di che si considera erede puro e semplice; cfr., amplius, il capitolo quarto del volume citato: più specificatamente, nel caso di successione di un minore, la decadenza dal beneficio di inventario potrà verificarsi unicamente ai sensi dell'art. 489 c.c., che prevede la diversa ipotesi del mancato compimento dell'inventario entro il termine di un anno dal compimento della maggiore età (cfr. anche Cass., sez. II, 24 luglio 2000, n. 9648, GCM, 2000, 1601).

Pertanto, per fare un esempio, qualora il genitore, esercente la potestà sul figlio minore chiamato all'eredità, faccia l'accettazione prescritta dall'art. 471 c.c., da cui deriva l'acquisto da parte del minore della qualità di erede (art. 470 e 459 c.c.), ma non compia l'inventario - necessario per poter usufruire della limitazione della responsabilità - e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età,

"l'eredità resta acquisita da quest'ultimo, che però considerato erede puro e semplice (art. 489 c.c.)" (Cass., sez. II, 23 agosto 1999, n. 8832, GCM, 1999, 1826).

Da tener altresì presente come, anche in tema di imposta di successione, il termine per la presentazione della dichiarazione di successione, nel caso in cui il chiamato all'eredità sia un minorenne, decorre — in base alla lettura coordinata dell'art. 31, comma 2, lett. d, d.lg. 31 ottobre 1990 n. 346 (nel testo ratione temporis vigente) e degli art. 484, 485 e 489 c.c. — dalla scadenza del termine ultimo per la redazione dell'inventario e, quindi, decorso un anno dal compimento della maggiore età, senza che abbia rilievo alcuno la circostanza che il minorenne, all'apertura della successione, si trovi o meno nel possesso dei beni ereditari (così, recentemente, Cass. sez. trib., 4 marzo 2011, n. 5211, GCM, 2011, 3, 353).

Ne consegue che, ove il legale rappresentante del minore chiamato abbia omesso il predetto adempimento, protraendo tale mancanza anche oltre il termine fissato in via ordinaria per la redazione dell'inventario, ciò non pregiudica per il minore, fino al primo anno dal compimento della maggiore età,

"né il diritto di accettare con beneficio d'inventario, né il diritto di evitare la decadenza dal beneficio né infine la facoltà di rinunziare all'eredità" (Cass. sez. trib., 24 ottobre 2008, n. 25666, GCM, 2008, 10, 1508).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati